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Metro C fermata da una fattoria imperiale. Cantiere archeologico: stop di 5 mesi

Il piu’ grande bacino idrico della Roma Imperiale mai ritrovato quello che gli archeologi hanno scoperto durante le indagini svolte all’interno del cantiere per la Stazione San Giovanni. LE FOTO E LE RICOSTRUZIONI GRAFICHE

E’ il piu’ grande bacino idrico della Roma Imperiale mai ritrovato quello che gli archeologi hanno scoperto durante le indagini svolte all’interno del cantiere per la Stazione San Giovanni della metro C. “Il cantiere archeologico – dichiara Roma metropolitane – ha bloccato i lavori per 5 mesi e non per 48 giorni come autorevolmente sostenuto; ma il dato importante che si registra non è tanto la durata di tale blocco quanto l’intero processo di scavo della stazione, in gran parte archeologico, che ha avuto una durata complessiva di circa 35 mesi. La stazione San Giovanni è un utile punto di riferimento per valutare l’impatto dell’archeologia sulla Linea C e sulla portata delle modifiche intervenute sul progetto dell’Amministrazione”.

Un vasca, talmente grande che supera il perimetro del cantiere e “non e’ stato possibile scoprirla interamente”, dice entusiasta Rossella Rea, responsabile scientifico degli scavi archelogici, precisando che il bacino “e’ l’elemento di maggior interesse di un’azienda agricola del I secolo, la piu’ vicina al centro di Roma che sia mai stata trovata. Era foderata di coccio pesto idraulico e, nelle dimensioni oggi note, poteva conservare piu’ di 4 milioni di litri d’acqua”.
“Nel I secolo si aggiunge alle strutture di sollevamento e distribuzione idrica di un impianto agricolo attivo dal III secolo a.C. nell’area dell’attuale via La Spezia e di San Giovanni”, spiegano le archeologhe Francesca Montella e Simona Morretta. “Il bacino – proseguono – misurava circa 35 metri per 70, pari a un quarto di ettaro, la superficie di uno iugero. Sembra probabile che la sua funzione principale fosse quella di riserva d’acqua a servizio delle coltivazioni e vasca di compensazione per far fronte alle piene del vicino fiume. Nessun altro bacino rinvenuto nell’agro romano ha dimensioni paragonabili”. “Oltre le pareti del cantiere – precisa Rea – la vasca si estende verso le Mura, dove probabilmente si conserva, e in direzione di piazzale Appio, nell’area interessata dalla stazione della Linea A dove, invece, e’ stata sicuramente interecettata e distrutta senza che ne fosse documentata l’esistenza”. Le indagini archeologiche sono state realizzate dalla Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma, con la collaborazione tecnica della cooperativa archeologia che ha messo in luce le testimonianze della frequentazione antropica fino a oltre 20 metri di profondita’, isolando 21 diverse fasi e dettagliando, per ciascuna, gli eventi naturali e i livelli di organizzazione umana.
“Le informazioni storiche sul settore di San Giovanni erano molto scarse; del resto, il territorio ha subito trasformazioni tali da nascondere sotto metri di terreno le strutture repubblicane e imperiali esistenti fino alla fine del III secolo, quando la realizzazione delle Mura Aureliane prima, e l’urbanizzazione del XX secolo dopo, portano alla definitiva obliterazione di ogni volume”, continua Rea, aggiungendo che “lo scavo della nuova stazione metropolitana ha consentito di spingere la ricerca archeologica a profondita’ non altrimenti raggiungibili”