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Metro C, il futuro arriva già vecchio. Roma-Parigi: confronto impietoso

Metro C, il futuro arriva già vecchio. Roma-Parigi: confronto impietoso
Ritardi e costi alle stelle per una linea che doveva essere pronta per il Giubileo. A ricordare la cronistoria è l’associazione dei pedoni di Roma e Lazio che denunciano il cronico ritardo che attanaglia la “cura del ferro” e le storture della mobilità capitolina

Sessantasette miliardi di vecchie lire: è questa la somma stanziata nel 1990 per le “Indagini e progettazioni della linea C e degli interventi connessi all’inserimento urbano delle stazioni”. Era la lagge 396 che stabiliva gli interventi da realizzare entro 10 anni, ovvero entro il Giubileo del 2000. Da quella dead line sono passati oltre 14 anni prima di vedere i primi treni passare nella prima tratta, quella che nel progetto originario sarebbe dovuto essere l’ultimo.

Nel frattempo nelle strade della gemella Parigi nel 1992 i tram circolavano tutti i giorni dalle 4.50 alle 23.40, con una frequenza da 5 a 7 minuti, mentre erano già in servizio 6 linee ed in costruzione altre 4. A fine 1993 arrivano, a Roma, gli Amministratori della “Carta delle certezze” e della “Cura del ferro”. Dal 1998 i parigini viaggiano sulla Metro Est-Ovet, la linea 14, automatica, incrocia altre 9 linee della rete Metro.

“A Roma passa il 2000 e persiste il buio sulla linea C (anche se erano stati versati lire 51.959.820.000 e impegnati lire 61.129.200.000)”. A ricordare la cronistoria è l’associazione dei pedoni di Roma e Lazio che denunciano il cronico ritardo che attanaglia la “cura del ferro Modello Roma”. “Nel 2001 arriva la nuova Giunta con l’impegno programmatico di realizzare la linea C “entro cinque anni” ma 14 anni dopo – 9.11.2014 – appare il primo pezzo (quello che nel progetto era l’ultimo) che, si dice, avrà la frequenza tipo treni urbani, 10 minuti. Nel “modello Roma”: le linee tramviarie sono 6 compresa la “19”; la linea metro B1 è di km. 3,4 e ne registriamo km. 16,103. Quanta è realmente lunga la rete tramviaria romana? quante sono realmente le fermate bus TPL Atac? e, quante di queste fermate sono conforme al Codice della Strada (CdS)? e, quante di queste fermate non sono occupate illegalmente dai veicoli privati?”

Nel “modello Roma”, città a misura d’auto, è compresa la lievitazione dei costi delle opere in fase di realizzazione e gli (inevitabili) interventi della magistratura; è compresa, anche, la progettazione personalizzata (es.: nuovo stadio Roma a Tor di Valle) che costringe altre persone a segnalarle alla magistratura. 
Nel “modello Roma”, città a misura d’auto, è compresa la decretazione del PCM dello stato di emergenza da traffico e mobilità. Nel “modello Roma”, città a misura d’auto, è compreso lo spostamento delle centraline di misurazione dell’inquinamento dell’aria dai posti più inquinati a quelli meno inquinati. Nel “modello Roma”, città a misura d’auto, si scrive  “riordino” e/o “razionalizzazione” del TPL  e significa consistente riduzione dell’offerta del trasporto pubblico locale gestito da ATAC e da Roma TPL. Nel “modello Roma”, città a misura d’auto, si parcheggiano le moto sui marciapiedi e non sulla carreggiata (es.: stazione metro Conca d’Oro) dove non esistono stalli per moto.
Nel “modello Roma”, città a misura d’auto, non esistono vere ed efficaci “corsie riservate” al TPL, “piste ciclabili” secondo il CdS, marciapiedi civili e sicuri, attraversamenti pedonali che non siano “trappole” mortali per i pedoni.