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Metro C, la Morgante disse “No”. “Accordo irregolare”, poi l’addio

Metro C, la Morgante disse “No”. “Accordo irregolare”, poi l’addio
ESCLUSIVO. Ad un anno di distanza arriva la verità sulle dimissioni dell’ex assessore al Bilancio. Contrasti con il Ragioniere Generale e l’Avvocatura per il pagamento dell’accordo transattivo coi costruttori del metrò. Una lettera ricostruisce “l’irregolarità amministrativa”. IL DOCUMENTO

di Fabio Carosi

L’assessore contro il Ragioniere Generale. In mezzo ‘è il pasticcio della transazione per la Metro C. Ecco lo scontro che si è verificato lo scorso anno e che è costato il posto di delegato al Bilancio del Comune di Roma a Daniela Morgante.
La verità esce a galla quasi un anno dopo la lettera ufficiale che la Morgante ha scritto in data 4 novembre 2013 al dottor Maurizio Salvi, Ragioniere Generale del Comune. La Morgante non usa mezzi termini e denuncia il caos che ha dominato l’intera vicenda con la quale il consorzio dei costruttori è riuscito a far ripartire i lavori incassando dal Comune di Roma un mare di denaro a titolo di “accordo transattivo”.
Il documento che affaritaliani.it allega è un durissimo attacco del giudice amministrativo Morgante alle procedure in atto in Campidoglio. Scrive l’ex assessore proprio al dottor Salvi: “Si fa riferimento al parere in oggetto che lo stesso solleva consistenti perplessità sulla legittimità e sulla regolarità amministrativa della transazione, dell’accordo attuativo del 9 settembre nonché sul pagamento della fattura”.
La Morgante è tipo che parla chiaro e scrive meglio. Nell’approfondire il parere rilasciato dall’avvocatura del Comune chiarisce subito: “In buona sostanza afferma a chiare lettere che si tratta di un parere reso senza aver svolto per carenza di tempi, tutti gli approfondimenti necessari”. E questo perché dal momento in cui il Dipartimento Mobilità ha chiesto all’Avvocatura un parere, al momento in cui è stato prodotto sono passati appena due giorni. E la Morgante va giù durissima: “In altri termini l’avvocatura stessa nel rendere il parere in un tempo largamente inferiore a quello che le sarebbe stato necessario, ne sottende in buona sostanza l’inattendibilità”.
Per gli appassionati, il testo della Morgante è un orgasmo burocratico: uno per una smonta tutti i temi che hanno permesso al Consorzio Metro C di incassare 90 milioni di euro in più e contesta la legalità della procedura. La conclusione è salomonica: “Non posso pertanto che concludere che l’istruttoria prodromica al pagamento della fattura presentata dal Dipartimento Mobilità difetta di elementi indispensabili ad assicurare la legittimità del titolo esibito e la conseguente regolarità amministrativa della liquidazione e del relativo pagamento”.
Il resto è storia nota. La Morgante lascerà il Campidoglio poco tempo dopo, la fattura verrà pagata e la linea C non aprirà nei tempi convenuti.

LA LETTERA DELLA MORGANTE AL RAGIONIERE GENERALE