Attenzione a quello che mangiate, negli alimenti è presente una quantità di rame che se ingerita in quantità eccessive può avere degli effetti negativi sulla salute. Gli stessi integratori di complessi multivitaminici possono diventare dannosi e lo diventano ancor più se assunti insieme ad alcuni cibi.
Un ricerca condotta dai Centri Fatebenefratelli di Roma e di Brescia insieme all’Università Cattolica-Policlinico Gemelli, ha dimostrato l’esistenza di un legame diretto tra male assorbimento del rame ed evoluzione della malattia di Alzheimer. A presentare lo studio, Rosanna Squitti ricercatrice AFaR dell’Ospedale Fatebenefratelli all’Isola Tiberina: “Il rame è un elemento essenziale per la vita – sottolinea Rosanna Squitti, capofila dello studio – ma alcuni hanno difficoltà nel metabolismo di questo metallo, ovvero lo elimina con più difficoltà. Pertanto prima di fare qualsiasi dieta, è necessario verificare tale stato”. E per farlo basta un semplice esame del sangue.
In particolare, le persone che hanno superato i 55 anni e sospettano di avere delle dimenticanze, oltre all’esame del colesterolo e alle altre indagini del caso, possono effettuare anche il test del rame Non-Ceruloplasminico, cosiddetto “tossico”, libero e non legato alle proteine. Le nuove linee guida sull’assunzione degli alimenti consigliano alle persone che si sono sottoposte a test C4D e presentano livelli fuori norma di rame libero nel sangue, di evitare l’assunzione di vitamine che contengono metalli.
“A meno di indicazioni specifiche del medico curante, per problemi di anemia, ad esempio, i complessi multivitaminici – continua la ricercatrice – sono dannosi e lo diventano ancor più se assunti congiuntamente a cibi ad alto contenuto di rame, come il fegato, i frutti di mare, le ostriche e le cozze, che andrebbero quindi consumati da queste persone in quantità moderate”.
Tra le altre indicazioni fornite dalle linee guida, una riduzione dell’assunzione di grassi saturi e trans-insaturi contenuti ad esempio nelle carni, quelle “rosse” in particolare, che producono un aumento del decadimento cognitivo. È consigliato l’aumento del consumo di alimenti vegetali, soprattutto legumi: i metalli in essi contenuti sono infatti assimilati in base alle esigenze dell’organismo. Consigliato altresì il consumo di cibi contenenti vitamina E (semi, spinaci o altri vegetali a foglia larga), che è in grado di aumentare la resistenza dei neuroni ai processi degenerativi e che invece non viene assunta adeguatamente sotto forma di complesso vitaminico. Importanti per la produzione dei neurotrasmettitori e il miglioramento delle facoltà cognitive sono le vitamine B12 e B6, efficaci anche se assunte come complessi multivitaminici.
“Resta fermo il fatto – conclude la Squitti – che è sempre opportuno farsi seguire da un medico o un nutrizionista che darà le indicazioni specifiche per ogni caso. Anche l’esercizio fisico compare tra le linee guida: fare attività fisica per 40 minuti al giorno aumenta la capacità dei neuroni di resistere ad eventi di degenerazione scatenate da alcune malattie come appunto l’Alzheimer”.
