Sembra una maledizione. Riapre, sopravvive e poi richiude. E’ la storia di Paese Sera, storica testata romana appesa all’ultimo giorno di pubblicazione. Una voce in meno nell’editoria romana. “Ci hanno detto di stringere i denti, di coprire le elezioni poi i soldi sarebbero arrivati”. Ma le promesse hanno riempito le bocche solo di aria, mentre piangono i portafogli dei giornalisti costretti da mesi a stipendi da fame. “Ci hanno fatto firmare contratti di 8 ore a settimana, mentre i collaboratori non vedono soldi da un anno ormai”.
La rabbia scuote la redazione del quotidiano online Nuovo Paese Sera. Affaritaliani.it ha raccolto la voce di uno dei tanti collaboratori che aveva creduto nell’ipotesi del rilancio della storica testata romana nata nel 1948 per impulso del Partito Comunista Italiano.

Con il nuovo mese di agosto saranno infatti scaduti i contratti dell’intera redazione e la proprietà ha minacciato di impedire dal primo agosto l’accesso ai giornalisti nella sede di via Carlo Emery, 47. “Da quattro mesi i giornalisti non ricevono lo stipendio, mentre la proprietà da mesi annuncia un trattativa per la cessione delle quote societarie”.
“L’azienda ci ha chiesto continui sforzi per mantenere in vita il giornale, e comprendendo il delicato momento dell’editoria lo abbiamo fatto anche per un legame professionale e affettivo con ‘Paese Sera’. Tuttavia a pochi giorni dalla scadenza dei contratti, “l’azienda ha deciso di far saltare in maniera unilaterale il tavolo di trattativa sindacale. Il pre-accordo tra i lavoratori e l’azienda, accettato a condizioni durissime dalla redazione, come nel caso delle “deroghe dei minimi salariali che permetteva il mantenimento dei posti di lavoro, è stato ulteriormente modificato al ribasso”.
Giornalisti e collaboratori attendono i prossimi passi, prima fra tutti quello dell’Amministratore Delegato di Parsitalia Media, Riccardo Pugnalin, che insieme ad altri operatori sta valutando alcune opportunità di investimento. Un ingresso, quello del gruppo della famiglia di costruttori Parnasi, che dovrebbe avvenire solo se l’attuale proprietà saprà assorbire i debiti maturati. La palla passa quindi all’attuale dirigenza che raccoglie tra i gruppi di soci alcuni uomini vicini al Partito Democratico romano, come l’attuale direttore editoriale della testata, Alessio D’Amato già consigliere regionale della Giunta Marrazzo, promosso dalla Giunta Zingaretti a capo della “cabina di regia” del servizio sanitario nazionale con un compenso lordo annuo di 115 mila euro. Se con un piede D’amato è ancora a Paese Sera, con l’altro è già fuori. Per i giornalisti invece si prospettano tempi duri.
