C’è grande attesa a Roma per la “prima” di Roberto Vannacci. L’eurodeputato leader di Futuro Nazionale si è trasformato, in pochi mesi, in un fenomeno da analizzare nello scenario che andrà a disegnare i nuovi confini della coalizione del centrodestra.
L’ascesa politica di Vannacci: un consenso in continua crescita
Futuro Nazionale, secondo le ultime analisi demoscopiche, è fra i pochi partiti con un trend in crescita. Le ultime rivelazioni lo assestano in una forbice fra il 3,5% e il 4,5%, percentuale che ha un certo peso negli equilibri complessivi della coalizione del centrodestra e che si traduce in due semplici parole: impossibile ignorarlo. Anche perché Futuro Nazionale viaggia con il cosiddetto “passo dell’alpino”, ovvero guadagnando costantemente piccoli punti. Quanto basta per archiviare il concetto di episodico e aprire il fascicolo legato a un bacino elettorale che si consolida molto più rapidamente di quanto previsto. Il consenso non va solo ricercato nel voto di protesta: al netto di elettori delusi dai partiti tradizionali e che si sono allontanati dalle urne, vi è una sacca anche abbastanza consistente di chi si riconosce nelle sue posizioni fortemente identitarie.
Il centrodestra riflette: impossibile ignorarlo
Con queste premesse, per la coalizione di centrodestra diventa impossibile ignorare Vannacci e Futuro Nazionale. L’eurodeputato è stato, come sempre, molto chiaro. Non ha ancora parlato con la Meloni ma è ben consapevole che sarà la stessa premier a doverlo cercare per aprire un tavolo e trovare posto in una coalizione che si è sempre differenziata dal campo largo e, più in generale, dal centrosinistra, proprio per la riconoscibilità di tre anime: quella moderata e atlantista di Forza Italia, quella più estrema, della Lega e Fratelli d’Italia che ne racchiude la sintesi. La variabile Vannacci che, nel pieno senso del termine, sorpassa a destra, aprirà inevitabilmente una riflessione all’interno della coalizione di governo. Un dibattito legato non esattamente ai voti che potrebbe portare in dote, quanto alla provenienza dei consensi.
Vannacci, scomodo ago della bilancia: collaborazione ma a che prezzo?
I numeri parlano chiaro: annettendo in coalizione Futuro Nazionale, il centro destra toccherebbe una soglia intorno al 48%, abbastanza rassicurante per vincere. Governare, però, è un’altra cosa. Specialmente se, come tutto lascia credere, l’eurodeputato continuerà a raccogliere consensi. Averlo in coalizione garantirebbe un certo numero di voti. Al contempo rischierebbe di allontanare l’elettorato moderato e di intaccare i delicati equilibri del centrodestra. Restando fuori, invece, danneggerebbe soprattutto la Lega, benché il partito di Salvini ostenti una certa serenità. L’unica certezza è che Roberto Vannacci ha in mano una carta vincente. Sta adesso a lui decidere come giocarla sul tavolo delle trattative. E in questo senso i due weekend romani potrebbero essere decisivi.

