L’intervista di Affaritaliani all’avvocato Luca Maria Fancello
L’inchiesta che coinvolge il mondo arbitrale continua a sollevare dubbi, domande e molte zone d’ombra. Che cos’è davvero la frode sportiva? Quando può configurarsi? E perché, almeno sulla base di quanto emerso finora, non risultano coinvolte società calcistiche o tesserati dei club? Affaritaliani ne ha parlato con Luca Maria Fancello, avvocato iscritto all’Ordine degli Avvocati del Foro di Nuoro dal 1993, con patrocinio davanti alla Corte di Cassazione e alle Giurisdizioni superiori. Specializzato in ambito penalistico e nel diritto sportivo, autore di numerose pubblicazioni, e si occupa anche di volontariato e iniziative sportive in Africa.
Avvocato, partiamo dal punto giuridico. Che cos’è la frode sportiva? Quali condotte rientrano in questa ipotesi e che cosa deve essere dimostrato per parlare davvero di frode?
Dobbiamo partire da una premessa fondamentale: in questo campo parliamo di due ordinamenti che possono procedere in parallelo, quello ordinario e quello sportivo.
La frode sportiva ha una cornice normativa precisa: è disciplinata dalla legge 401 del dicembre 1989. Il caposaldo è l’articolo 1, che considera reato la condotta di chiunque offra denaro o altre utilità, non necessariamente economiche. Possono essere regali, viaggi o altre forme di vantaggio. La norma punisce anche chi compie atti fraudolenti con l’obiettivo di alterare il risultato di una competizione sportiva. Sono previste sanzioni penali, da un mese a un anno di reclusione, oltre a sanzioni pecuniarie.
La ratio della norma è tutelare la correttezza, la regolarità, il fair play e la lealtà delle competizioni sportive, non solo calcistiche. Il reato può essere commesso da atleti, allenatori, dirigenti, arbitri e, più in generale, da chiunque tenti di influenzare l’evento. È un reato a condotta libera.
C’è poi un punto importante: secondo la giurisprudenza, compresa quella della Corte di Cassazione, non è necessario che la frode vada a buon fine. È sufficiente anche il tentativo, indipendentemente dal fatto che l’alterazione riesca davvero.
Entrando nel caso di cronaca: in Inter-Bologna l’Inter ha perso e non è andata in finale di Coppa Italia. Nel video di Udinese-Parma, invece, il rigore era comunque corretto. Questi elementi possono essere considerati attenuanti?
Le ultime notizie danno le società sportive completamente estranee. In questo momento sembrerebbe che il concorso non riguardi società calcistiche, e in questo caso ancora meno l’Inter, che è stata citata da organi di stampa e televisioni. Sembrerebbe piuttosto che questo concorso, di cui ancora non si conoscono tutti i partecipanti, possa riguardare appartenenti alla classe arbitrale o, eventualmente, soggetti che gravitano attorno al mondo dello sport ma non sono tesserati.
Oltre alla responsabilità penale può configurarsi anche un illecito sportivo, con sanzioni disciplinari come squalifiche, inibizioni, ammende pecuniarie e, nei casi più gravi, anche la radiazione, come avvenne vent’anni fa con Calciopoli.
In questo caso il procuratore Chinè, che nella giustizia sportiva esercita l’accusa come un pubblico ministero nella giustizia ordinaria, ha chiesto gli atti alla Procura ordinaria per valutare un autonomo procedimento sportivo.
Va però chiarito un punto: stiamo parlando ancora di indagini coperte dal segreto. Nessuno, al di là delle indiscrezioni, può avere pieno accesso agli atti. Solo con l’avviso di conclusione delle indagini, sulla base dell’articolo 415-bis del codice di procedura penale, ci sarà la cosiddetta discovery, cioè il deposito degli atti a disposizione delle parti. A quel punto la Procura deciderà se chiedere il rinvio a giudizio o l’archiviazione.
Perché la Procura federale aveva archiviato il caso e ora sembra aver fatto un dietrofront chiedendo gli atti alla Procura ordinaria? E soprattutto: se si parla di frode, con chi sarebbe stato commesso il concorso, se non con società o presidenti?
La domanda è molto pertinente. Ho ascoltato l’avvocato del designatore Rocchi e mi pare abbia risposto in maniera impeccabile.
Probabilmente il caso fu archiviato perché non c’erano prove sufficienti. Non c’erano elementi per attribuire con certezza la condotta a una persona specifica, cioè a chi avrebbe dato il suggerimento al varista. È tutto da dimostrare che fosse davvero Rocchi.
Non parlerei necessariamente di dietrofront. In casi come questo escono molte indiscrezioni, che poi potrebbero non essere confermate. Bisognerebbe capire se ci sia stato davvero un cambio di posizione da parte della Procura federale o se questa inchiesta lambisca solo marginalmente quel caso.
Alcune indiscrezioni, per esempio quella su Inter-Roma, farebbero pensare più a una questione interna alla classe arbitrale che a condotte finalizzate ad alterare il risultato di una competizione sportiva.
Anche perché siamo al paradosso di parlare di arbitri “graditi all’Inter”. Ma il concetto di gradimento è puramente soggettivo: graditi a chi? Alla dirigenza? Alla tifoseria? Le partite di cui si è parlato, inoltre, riguardano situazioni in cui, da quanto trapelato, non risultano indagate società o tesserati. E stiamo parlando di partite in cui il risultato, paradossalmente, è andato a sfavore della squadra che avrebbe avuto il presunto arbitro gradito.
Resta quindi una domanda centrale: chi sarebbe il destinatario del presunto favore?
Come ha detto anche l’avvocato di Rocchi, il discorso sembrerebbe molto lacunoso.
Credo che un avvocato prudente, in questo momento, non debba dare giudizi troppo netti. Si parla di concorso e, finora, questo concorso riguarderebbe cinque soggetti tutti interni alla classe arbitrale. Questo può far pensare a una dinamica più interna: una faida, una diatriba, magari legata a finalità di carriera o all’agevolazione di alcuni arbitri rispetto ad altri.
Io sono completamente esterno al mondo arbitrale e in questo momento anche al mondo della Federazione. Ho avuto un incarico in un organo di giustizia sportiva della Lega Dilettanti e devo dire che è un mondo particolare.
Detto questo, potrebbero essere esistite dinamiche di facilitazione o agevolazione di determinati arbitri a discapito di altri. Per esempio: il responsabile VAR vede un errore e lo segnala all’arbitro “amico”, mentre magari non lo segnala all’arbitro che non rientra tra i suoi rapporti. Questo potrebbe spiegare anche l’episodio di Inter-Roma.
Dopo Calciopoli, non mi meraviglierei più di nulla. Ma oggi non vorrei pensare che qualcuno abbia voluto alterare i risultati.
A questo punto, più che frode sportiva, si potrebbe parlare di abuso d’ufficio o di favoritismi di carriera?
Perché si configuri la frode devono esserci condizioni precise: l’offerta o la promessa di denaro o altra utilità per raggiungere un risultato diverso da quello che deriverebbe dal corretto e leale svolgimento della competizione. Oppure il compimento di atti fraudolenti.
Tra queste utilità potrebbe rientrare anche una promessa di avanzamento di carriera. Però è tutto molto fumoso.
L’ipotesi di frode potrebbe cadere già nelle indagini preliminari o in un eventuale dibattimento. A quel punto potrebbero emergere altre ipotesi di reato, oppure il quadro potrebbe ridimensionarsi. In questo momento serve prudenza.
Che cosa succede adesso? Quali sono i prossimi passaggi, considerando che Rocchi dovrebbe presentarsi il 30 e potrebbe avvalersi della facoltà di non rispondere?
Da penalista preciso una cosa. L’articolo 375 del codice di procedura penale impone alla persona indagata, invitata a rendere interrogatorio, di presentarsi, salvo legittimo impedimento. Quindi la presentazione è un obbligo. In caso contrario può esserci anche l’accompagnamento coattivo. Poi, però, non conoscendo ancora gli atti, è una scelta di prudenza decidere se rispondere o meno. La difesa non conosce gli atti, perché non c’è stata la discovery e gli atti sono coperti dal segreto d’indagine.
Di solito un buon avvocato penalista valuta con grande attenzione se consigliare al proprio assistito di rispondere, perché tutte le dichiarazioni possono essere utilizzate contro il suo interesse.
L’indagato può avvalersi della facoltà di non rispondere, può rispondere oppure può rendere dichiarazioni spontanee, non precedute da domande. Può anche accettare di rispondere ad alcune domande e ad altre no. In questa fase, però, senza conoscere gli atti, rispondere può essere un rischio: sarebbe un interrogatorio “al buio”.
Dopo questi interrogatori, le indagini andranno avanti su due binari diversi?
Sì, probabilmente le indagini andranno avanti su due binari paralleli.
Il primo è quello della giustizia ordinaria. Su questo fronte pare che ci sia stato anche un certo malumore all’interno della Procura di Milano nei confronti del pubblico ministero, che avrebbe tenuto ferma questa indagine oltre i termini di legge.
Per i reati più gravi, come omicidio, strage, sequestro a scopo di estorsione e reati di mafia, le indagini preliminari possono durare due anni. Qui, se si parla addirittura di Inter-Verona del gennaio 2024, siamo già oltre i due anni.
Potrebbe quindi esserci anche un’avocazione, cioè il procuratore della Repubblica che assume su di sé le indagini. Ci sarà comunque una conclusione delle indagini. Se il pubblico ministero o la Procura competente emetterà l’avviso di conclusione delle indagini ai sensi dell’articolo 415-bis, gli atti saranno messi a disposizione delle parti. Poi ci saranno le valutazioni: se ci saranno elementi per sostenere l’accusa in giudizio, ci sarà una richiesta di rinvio a giudizio. Altrimenti potrebbe esserci una richiesta di archiviazione.
Questo è l’iter della giustizia ordinaria.
Altra cosa è l’iter della giustizia sportiva, che può muoversi autonomamente. C’è un articolo fondamentale, oltre all’articolo 1 citato prima: l’articolo 2. Stabilisce che l’esercizio dell’azione penale, e persino la sentenza nell’ambito della giustizia ordinaria, non influiscono sull’omologazione delle gare né sugli altri provvedimenti di competenza degli organi sportivi.
I due procedimenti sono autonomi. Potrebbe esserci una sentenza che stabilisce un’ipotesi di reato di frode sportiva, ma questo non incide automaticamente sull’omologazione delle gare.
Potrebbero quindi esserci due decisioni diverse, una sul piano penale e una su quello sportivo?
Sì. L’inizio del procedimento per i delitti previsti dall’articolo 1 davanti alla giustizia ordinaria non preclude il normale svolgimento del procedimento disciplinare sportivo secondo i regolamenti specifici.
Probabilmente il procuratore Chinè avvierà un proprio procedimento sportivo, avvalendosi dei suoi organi inquirenti, cioè della Procura federale. Facendo un parallelo con la giustizia ordinaria, può svolgere attività simili a quelle della polizia giudiziaria: sentire testimoni, fare accertamenti e compiere valutazioni autonome.
Secondo lei adesso si andrà oltre? Potrebbero uscire nomi dirigenziali?
Potrebbe anche accadere. Però, se la Procura fa trapelare da fonti qualificate l’estraneità delle società, è chiaro che non è un elemento di poco conto.
Potrebbero esserci altre persone indagate all’interno della classe arbitrale oppure, ma questa è soltanto un’ipotesi, soggetti come agenti o procuratori. Siamo però sul piano delle ipotesi.
Lo stesso vale per la giustizia sportiva. C’è anche una situazione di politica sportiva che non mi entusiasma, in generale e nello specifico. Abbiamo un presidente dimissionario e non si sa bene che cosa possa accadere.
Sembrerebbe da escludere un commissariamento della FIGC. Semmai potrebbe esserci un commissariamento dell’AIA.
Quindi, al momento, non sembrano esserci gli estremi per commissariare la FIGC. Essendo l’AIA un organo di settore, potrebbe eventualmente essere commissariata l’associazione arbitri. Quali sono le tempistiche per capirci qualcosa di più?
Dal punto di vista della giustizia ordinaria, per questo tipo di reato le indagini dovrebbero durare in teoria un anno. Possono esserci proroghe, ma bisogna capire quando è avvenuta l’iscrizione dell’indagato nel registro della notizia di reato, perché i termini decorrono da quel momento.
Bisogna quindi capire se sia partita un’indagine autonoma e da quando. Credo comunque che entro l’estate, o anche prima, avremo informazioni più precise, almeno dal punto di vista della giustizia ordinaria, perché ci sono una serie di adempimenti che devono essere compiuti.
Stiamo parlando di fatti che non si riferiscono alla stagione sportiva in corso, ma a quella precedente.
C’è poi un altro elemento che può creare confusione: i cinque indagati noti, cioè Di Vuolo, Nasca, Gervasoni, Rocchi e Paterna, non sarebbero tutti indagati per lo stesso reato. Paterna, per esempio, sarebbe indagato per falsa testimonianza. Come si legge questo quadro?
Credo che questa situazione crei difficoltà anche per gli addetti ai lavori. Teniamo sempre presente che i capi di imputazione, o comunque le ipotesi di reato di cui si parla in questo momento, fanno riferimento a notizie che possono essere smentite o precisate.
Se un qualunque cittadino o tifoso, come chi ha fatto l’esposto su Inter-Verona, si mette a revisionare una partita episodio per episodio, non si finisce più. In quella partita, per esempio, c’erano stati episodi contestati anche dall’Inter: il rigore assegnato al Verona, il pareggio che sarebbe stato viziato da un fallo su Arnautovic.
C’è quindi molta confusione. Finora gli indagati risultano tutti appartenenti alla classe arbitrale. C’è stata una smentita precisa della Procura sul coinvolgimento di società calcistiche o di tesserati appartenenti a società calcistiche. Quindi non resta che attendere.

