Caos arbitri: l’Inter non è indagata
Nell’ambito dell’inchiesta per frode sportiva, riferisce l’Ansa, “l’Inter e i suoi dirigenti non sono indagati”. Lo si apprende da fonti qualificate della Procura di Milano. Le persone iscritte nel fascicolo d’indagine sono tutte legate al mondo arbitrale e le partite finite nel mirino del pm Maurizio Ascione sono quattro o cinque e non sono di questo campionato.
Dagli interrogatori alla possibile svolta istituzionale: perché la crisi AIA può allargarsi
L’inchiesta sul mondo arbitrale non resta ferma a Gianluca Rocchi e Andrea Gervasoni. Gli indagati noti sarebbero saliti a cinque. Ai due nomi già emersi si aggiungono quelli di Daniele Paterna, Luigi Nasca e Rodolfo Di Vuolo.
Il quadro resta in movimento e l’avvicinarsi dell’interrogatorio di Rocchi e Gervasoni, fissato per giovedì 30 aprile, può aggiungere nuovi elementi. La Procura di Milano lavora sull’ipotesi di frode sportiva e, secondo SportMediaset, le persone iscritte potrebbero essere anche più di quelle note, anche perché alcune contestazioni sarebbero formulate in concorso con “più persone”.
Paterna è il Var di Udinese-Parma dell’1 marzo 2025, una delle partite finite nell’avviso di garanzia inviato a Rocchi. Il match fu deciso dal rigore trasformato da Thauvin. Nelle ricostruzioni, il passaggio più delicato riguarda la sala Var di Lissone. Nel video reso noto dall’AGI Paterna si girerebbe verso un punto esterno alla sala, con il labiale “è rigore?”, per poi richiamare Maresca alla on field review.
Il nome di Luigi Nasca compare invece per Salernitana-Modena e per Inter-Verona del 6 gennaio 2024. In quel caso si torna al contatto Bastoni-Duda e al mancato richiamo al monitor. Rodolfo Di Vuolo era Avar proprio in quella partita. Il suo legale, ha sostenuto che il fascicolo aperto due anni fa dovrebbe andare verso l’archiviazione e che “non c’è nulla di fondato”.
L’altro fronte riguarda il lavoro svolto dal pm Maurizio Ascione. Secondo SportMediaset, sarebbero stati ascoltati numerosi arbitri, si parla di circa trenta, forse anche di più. Interrogatori lunghi, anche di cinque o sei ore, con domande sulle decisioni prese in campo e al Var. Una specie di analisi tecnica dentro un fascicolo penale.
L’inchiesta, sarebbe partita dalla denuncia dell’avvocato veronese Michele Croce dopo Inter-Verona. Croce non aveva accettato il mancato intervento di Var e Avar sulla gomitata di Bastoni a Duda nell’azione del gol decisivo di Frattesi. Da lì il fascicolo si sarebbe allargato, fino a incrociare anche l’esposto dell’ex assistente Domenico Rocca, da cui è emerso il tema della presunta “bussata” di Rocchi a Lissone durante Udinese-Parma.
La crisi, però, non è più soltanto arbitrale. Attorno al caso Rocchi è tornata anche l’ipotesi del commissariamento della Figc. Lo Statuto del Coni prevede questa possibilità in presenza di gravi irregolarità nella gestione, gravi violazioni dell’ordinamento sportivo, impossibilità di funzionamento degli organi o mancata adozione di adempimenti necessari al regolare svolgimento delle competizioni.
Le violazioni dovrebbero essere accertate e il caso riguarda, almeno finora, soprattutto il sistema arbitrale e l’AIA. Rocchi, inoltre, non fa parte degli organi direttivi della Figc. Per questo l’eventuale commissariamento resta un’ipotesi complessa, più politica e istituzionale che immediata.
La questione, però, può aprire anche un fronte internazionale. La Uefa tutela l’autonomia dello sport e non vede di buon occhio le ingerenze governative nella gestione del calcio. In caso di commissariamento della Federazione, potrebbero esserci conseguenze pesanti. Tra le ipotesi vengono indicate l’esclusione dei club italiani dalle coppe europee e una rivalutazione dell’assegnazione di Euro 2032.
Il precedente inglese aiuta a capire il perimetro. Nel 2024 la Uefa intervenne contro il progetto di un regolatore indipendente del calcio inglese, temendo un’espansione eccessiva dei poteri pubblici su materie considerate di competenza del sistema sportivo. Alla fine il calcio inglese evitò conseguenze grazie a garanzie sul perimetro dell’intervento, limitato alla sostenibilità finanziaria dei club.
L’Italia, per ora, è lontana da quello scenario. Ma il caso Rocchi ha spostato la discussione dal terreno giudiziario a quello della governance. Nuovi indagati, interrogatori lunghi, tensioni interne all’AIA, rapporti tra giustizia sportiva e ordinaria, pressioni politiche e rischio Uefa. La stagione deve finire, ma il sistema arbitrale è già entrato nella sua crisi più delicata degli ultimi anni.

