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Da Kimi Antonelli inarrestabile in Formula 1 a Sinner all’Atp di Miami: ecco perchè lo sport apre una finestra di speranza mentre il calcio è bollito

Antonelli e Jannik Sinner, oggi, fanno esattamente questo. Non cambiano l’economia, ma cambiano il clima. E in tempi come questi, già questo è tantissimo

Da Kimi Antonelli inarrestabile in Formula 1 a Sinner all’Atp di Miami: ecco perchè lo sport apre una finestra di speranza mentre il calcio è bollito

Il commento del direttore

Mentre nubi fosche si addensano sul futuro dell’Italia e dell’Europa, tra soldi che non bastano, salari fermi, imprese che arrancano, inflazione che galoppa e un mondo sempre più litigioso, fortuna che c’è Kimi Antonelli che vince due gare di fila in Formula 1 e ci fa sorridere un po’. Il calcio è bollito, ma gli altri sport per niente, tra Jannik Sinner che potrebbe vincere Miami e tante speranze.

Ecco, forse il punto è proprio questo: in mezzo a un clima pesante, quasi plumbeo, lo sport riesce ancora a fare una cosa semplice ma preziosa. Aprire una finestra

Per qualche ora, per qualche giro di pista, per un tie-break giocato punto a punto, ci dimentichiamo dei numeri che non tornano, delle bollette, delle tensioni internazionali, di una politica che sembra sempre rincorrere e mai guidare. Non risolve nulla, certo. Ma alleggerisce. E oggi non è poco.

È una forma di tregua collettiva. Una pausa che non cambia il quadro, ma cambia lo sguardo. Perché vedere un ragazzo italiano che corre senza paura, o un altro che domina i campi di mezzo mondo, restituisce una sensazione che da tempo manca: fiducia.

Non è patriottismo da stadio, è qualcosa di più sottile. È l’idea che, nonostante tutto, qualcosa funziona ancora. Che non siamo solo il Paese dei problemi, ma anche quello delle possibilità.

Il calcio, che per anni è stato il grande anestetico nazionale, oggi non riesce più a svolgere questo ruolo. Troppo rumore, poca qualità, troppe polemiche e pochi risultati. E allora lo spazio lo stanno prendendo altri sport, più puliti, più meritocratici, più internazionali.

E forse è anche un bene. Perché raccontano un’Italia diversa. Più silenziosa, meno lamentosa, più concreta.

Non basta, ovviamente. Non possiamo pensare che una vittoria in pista o un torneo vinto compensino salari fermi o crescita debole. Sarebbe ridicolo. Ma sarebbe altrettanto sbagliato sottovalutare il valore di questi momenti.

Perché un Paese vive anche di emozioni condivise. Di simboli. Di storie che tengono insieme quando tutto sembra dividersi.

Antonelli e Jannik Sinner, oggi, fanno esattamente questo. Non cambiano l’economia, ma cambiano il clima. E in tempi come questi, già questo è tantissimo.

Poi certo, domani si torna ai problemi. Sempre quelli. Ma con un filo di ossigeno in più. E magari, anche con un po’ più di voglia di affrontarli.