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Inter, che festa per lo scudetto: fuochi, sfottò e striscioni. Milano si tinge di nerazzurro. Le foto

Dal pullman scoperto al Duomo, la notte del 21° scudetto tra 400mila tifosi, cori anti-Milan, un principio d’incendio e il caso Thuram

Inter, che festa per lo scudetto: fuochi, sfottò e striscioni. Milano si tinge di nerazzurro. Le foto

Dal double al dominio negli anni Venti: l’Inter ha doppiato tutte le rivali italiane. Che festa ieri a Milano

Milano è diventata nerazzurra per un giorno intero. Prima San Siro, poi il pullman scoperto, poi il viaggio lento verso il centro, poi piazza Duomo piena fino all’ultimo spazio libero. L’Inter ha festeggiato il 21° scudetto e la Coppa Italia con una parata durata quasi quattro ore, tra cori, fumogeni, fuochi d’artificio, striscioni, sfottò e qualche momento di tensione.

La festa è cominciata allo stadio, dopo l’1-1 contro il Verona. Il risultato, in una giornata così, contava poco. Lautaro Martinez ha alzato la coppa dello scudetto davanti agli oltre 70mila di San Siro, con il presidente della Lega Serie A Ezio Simonelli e il presidente dell’Inter Beppe Marotta sul prato. Poi le foto con le famiglie, il giro di campo, la Coppa Italia mostrata insieme al tricolore e la maglia celebrativa con la scritta “Double 26”.

Il pullman è uscito da San Siro alle 19.30, circa un’ora dopo il previsto. Da lì è iniziata una processione nerazzurra lunga otto chilometri. Il mezzo si è mosso a passo d’uomo, circondato da una folla enorme. Oltre 300mila tifosi lungo il percorso, circa 50mila concentrati poi in piazza Duomo. In tutto, secondo le stime circolate durante la serata, il popolo interista in strada ha toccato quota 400mila persone.

La festa ha chiuso una stagione importante anche per le statistiche. L’Inter ha vinto scudetto e Coppa Italia nello stesso anno, cosa che non le riusciva dal 2010, l’anno del Triplete di José Mourinho. Cristian Chivu, al primo anno intero sulla panchina nerazzurra, ha messo subito due trofei in bacheca e si è infilato tra gli allenatori più vincenti del decennio in Serie A.

Gli anni Venti, fin qui, sono gli anni dell’Inter. Dal 2020 a oggi il club nerazzurro ha vinto 9 trofei nazionali: 3 scudetti, 3 Coppe Italia e 3 Supercoppe italiane. Dietro ci sono Napoli e Juventus a quota 4, poi Milan a 2. Una distanza netta, costruita nonostante i cambi in panchina da Antonio Conte a Simone Inzaghi e poi a Chivu, e nonostante mercati spesso condotti senza grandi margini di spesa.

Chivu lo ha raccontato con poche frasi, senza alzare troppo il tono. “Io cerco solo di fare il mio, dare entusiasmo e poi quando hai a che fare con un gruppo di uomini così diventa tutto più facile”. Poi il passaggio sulle gare chiave: “Ci sono momenti che devi sapere gestire. Forse con la Roma e il Como sono state le due partite decisive che ci hanno dato tanto a livello di motivazioni e tolto qualcosa agli avversari. Non era scontato dopo quello che era successo l’anno scorso ricompattare l’ambiente, ma l’abbiamo fatto alla grande. Lo dedico a tutto il mondo Inter”. Sul proprio ruolo, l’ex difensore è rimasto netto: “Io so chi sono, cosa metto al tavolo e non ho problemi. A me interessa solo la squadra, il gruppo la società che mi ha dato questo incarico e questa gente meravigliosa che mi è sempre stata vicina”.

Il pullman, guidato dallo storico autista Patrizio, ha attraversato la città con i giocatori in piedi, le due coppe sempre in vista e la folla attaccata a ogni metro di strada. C’era chi si arrampicava sui muri, chi saliva sugli alberi, chi occupava le pensiline del tram. In via Monte Rosa è spuntato anche un trattore decorato di nerazzurro e trasformato in piccolo palco mobile.

Sul bus, Marcus Thuram è stato uno dei più scatenati. Occhialoni da sole, cori, sorrisi e il caschetto di Chivu, quello diventato simbolo dopo il grave infortunio alla testa del 2010. Quando anche l’allenatore lo ha indossato, la folla è esplosa. Il riferimento al Triplete era inevitabile: Chivu quel caschetto lo portava da giocatore, proprio nell’anno in cui l’Inter vinse tutto.

Thuram ha parlato anche della propria storia familiare, con un sorriso rivolto al padre Lilian, juventino dichiarato: “Anche se è di fede juventina, mio padre è molto felice per me. Il giorno prima della finale di Coppa Italia, mi ha detto che anche nelle vittoria bisogna sempre ringraziare tutte le persone che ti sostengono nei momenti duri. Marco Materazzi è stato uno di quelli che mi ha dato fiducia”. Poi il passaggio sul gruppo: “Dopo la sosta nazionali nello spogliatoio ci siamo parlati e abbiamo spinto per far di tutto per vincere lo scudetto. Materazzi ha detto che io e Lautaro avremmo giocato nell’Inter nel Triplete? Diciamo che è sempre difficile paragonare le epoche. Sicuramente l’Inter ha sempre avuto grandi attaccanti, difensori e una società solida”.

Inter, che festa per lo scudetto: fuochi, sfottò e striscioni. Milano si tinge di nerazzurro. Le foto
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Proprio Thuram è finito al centro del momento più discusso della festa. Durante la parata ha raccolto dai tifosi due striscioni contro il Milan. Il primo mostrava un topo su sfondo rossonero. Il secondo era più esplicito: “I derby vinti mettili nel c…”. Un riferimento alle stracittadine vinte dal Milan in stagione, ma anche a una vecchia ferita del tifo milanese.

Nel 2007, durante i festeggiamenti per la Champions del Milan, Massimo Ambrosini aveva esposto lo striscione “Lo scudetto mettilo nel c…”, riferito al titolo vinto dall’Inter. Ambrosini fu poi deferito e pagò una multa dopo il patteggiamento. Due anni dopo Marco Materazzi rispose con un altro striscione: “Ambrosini, nel mio c… c’è ancora posto”. A quasi vent’anni di distanza, il derby milanese continua a vivere anche così: memoria, sfottò, cattivo gusto e rivalità che non si spengono mai davvero.

Non sono mancati altri riferimenti ai rivali. In piazza Duomo è comparsa una bara rossonera, mentre lungo la parata se ne è vista anche una bianconera dedicata alla Juventus. Tra i tifosi è spuntato pure un sostenitore vestito da cardinale, con paramenti sacri e “Gerry” scritto sulle spalle. La fantasia da festa scudetto, a Milano, ha scelto spesso la strada più tagliente.

C’è stato anche un momento di paura. Durante i festeggiamenti in piazza Duomo, un principio d’incendio è scoppiato sulla terrazza sopra l’edificio che ospita il negozio H&M. L’ipotesi è che le fiamme siano state innescate da un petardo o da un fuoco d’artificio. I vigili del fuoco sono arrivati rapidamente e hanno tenuto la situazione sotto controllo, mentre la piazza continuava a cantare.

La città, per ore, ha cambiato ritmo. Atm ha chiuso le stazioni di Duomo e Cordusio su disposizione delle autorità di pubblica sicurezza. Il pullman ha rallentato più volte, anche per la presenza di auto bloccate e di un cantiere nella zona di piazzale Lotto. Nella folla sono stati segnalati episodi isolati di spray urticante e piccoli furti, ma la festa è andata avanti fino all’arrivo in centro.

Sul prato di San Siro era arrivato anche il messaggio di Vasco Rossi, diventato parte del percorso casalingo dell’Inter con “Ogni volta” diffusa dagli altoparlanti prima delle partite. Il rocker ha salutato i tifosi con parole semplici: “Sono molto contento di essere con voi stasera a festeggiare questo 21° scudetto, meritato e strameritato. Mi siete piaciuti moltissimo quest’anno e mi fa piacere esservi stato vicino con ‘Ogni volta’ all’inizio di ogni partita. E’ stata un’emozione fortissima”.

La società ha usato la festa anche per guardare avanti. Marotta ha parlato da presidente e da uomo mercato. “Vincere gli scudetti è sempre un’impresa straordinaria. Sono molto contento per il mondo Inter che meritava questo traguardo”. Poi il messaggio sulla prossima stagione: “Qualche cambiamento ci sarà, non una rivoluzione ma una evoluzione. Ci sono dei calciatori per cui si chiude un ciclo, puntiamo ad un mix tra giovani e calciatori esperti”. E ancora: “Lo zoccolo duro c’è, anche oggi lo abbiamo dimostrato ed è questa la strada da seguire”.

La notte è finita con i giocatori affacciati dalla terrazza in Duomo. Canti, applausi, “O mia bela Madunina”, le due coppe mostrate alla piazza e le ultime fiammate di una giornata cominciata a mezzogiorno. Un’Inter che ha celebrato se stessa e il proprio decennio. La gioia collettiva, i bambini in campo, le famiglie, gli anziani con la sciarpa, gli sfottò, gli eccessi, le polemiche e quella sensazione tutta milanese di una festa che come al solito invade la città.

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