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Mondiali, Italia ancora fuori: ma com’era il 2014, l’ultima volta che la Nazionale giocava una Coppa del Mondo?

Dalla disfatta con la Bosnia al salto indietro nel 2014: politica, guerre, crisi, social e cultura pop dell’ultima Italia vista a un Mondiale

Mondiali, Italia ancora fuori: ma com’era il 2014, l’ultima volta che la Nazionale giocava una Coppa del Mondo?
Mondiali 2014, il morso di Suarez a Chiellini (Foto Lapresse)

Dalla disfatta con la Bosnia al salto indietro nel 2014: politica, guerre, crisi, social e cultura pop dell’ultima Italia vista a un Mondiale

È stata una disfatta. E non solo sportiva.
L’Italia ha perso contro la Bosnia ai rigori dopo l’1-1 e ha mancato di nuovo l’accesso ai Mondiali. È la terza esclusione consecutiva dalla Coppa del Mondo dopo il 2018 e il 2022. Per una Nazionale che ha vinto quattro volte il torneo, racconta il fallimento di un intero sistema calcistico, incapace di ricostruirsi davvero negli ultimi dodici anni.

L’ultima volta che gli Azzurri hanno giocato un Mondiale era il 2014, in Brasile. In panchina c’era Cesare Prandelli. Il girone era con Inghilterra, Costa Rica e Uruguay. Finì subito, ai gironi, in una delle spedizioni più fallimentari delle campagne mondiali italiane finita con il morso di Luis Suárez a Giorgio Chiellini, la sconfitta con l’Uruguay e l’uscita dal torneo. Da allora il vuoto. Dodici anni che ora diventeranno almeno sedici.

Ma com’era il mondo nel 2014, l’ultima volta che l’Italia giocò un mondiale?

Mondiali, Italia ancora fuori: ma com’era il 2014, l’ultima volta che la Nazionale giocava una Coppa del Mondo?
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Cosa succedeva nel 2014? Il video riassunto sui social di affaritaliani

Dal governo Renzi a Obama, da Putin a Cameron: il quadro politico dell’ultima Italia ai Mondiali

Ma torniamo a quel lontano, lontanissimo 2014. Al Quirinale c’era ancora Giorgio Napolitano. A Palazzo Chigi era appena arrivato Matteo Renzi, diventato presidente del Consiglio il 22 febbraio dopo la fine del governo Letta, e in quelle settimane sembrava davvero il volto nuovo della politica italiana. Il 25 maggio, alle Europee, il suo PD sfondò il 40,8%, un risultato che allora sembrò enorme. Dall’altra parte Beppe Grillo guidava il Movimento 5 Stelle, che si fermò al 21,2%. Silvio Berlusconi era ancora il leader di Forza Italia, mentre Matteo Salvini aveva preso la guida della Lega solo da pochi mesi, a dicembre 2013. Angelino Alfano stava cercando di costruire il Nuovo Centrodestra dopo la rottura con Berlusconi e la scissione dal Pdl, avvenuta nel novembre 2013. Giorgia Meloni, invece, guidava già Fratelli d’Italia, ma il suo partito alle Europee si fermò al 3,7%, sotto la soglia del 4% necessaria per entrare al Parlamento europeo

Alla Casa Bianca c’era Barack Obama. In Germania governava Angela Merkel. In Gran Bretagna c’era David Cameron e la Brexit era ancora lontana. La regina era ancora Elisabetta II. In Russia Vladimir Putin usciva dalle Olimpiadi invernali di Sochi 2014, le più costose di sempre circa 51 miliardi di dollari . E Donald Trump? Il Tycoon non era ancora un protagonista politico globale: era soprattutto il volto televisivo di Celebrity Apprentice.

Crimea, ISIS, Ebola e tassi sottozero: il 2014 non fu un anno leggero

Ma il 2014 non fu affatto un anno leggero. La Russia si era appena presa la Crimea: il referendum contestato si tenne il 16 marzo e pochi giorni dopo Mosca formalizzò l’annessione, aprendo di fatto una nuova fase dello scontro con l’Ucraina. Nello stesso periodo l’ISIS avanzava in Iraq e Siria, e il 10 giugno conquistava Mosul, la seconda città irachena, uno dei passaggi simbolo della sua ascesa. In Africa occidentale cresceva l’emergenza Ebola, partita dalla Guinea e poi diffusasi rapidamente in Liberia e Sierra Leone, fino a diventare il più grave focolaio di Ebola mai registrato.

Sul piano economico eravamo ancora nella lunga coda della crisi. Il 5 giugno 2014 la BCE portò il tasso sui depositi a -0,10%, entrando per la prima volta in territorio negativo nel tentativo di rimettere in moto l’eurozona, schiacciata da crescita debole e inflazione troppo bassa. In Italia la disoccupazione media annua restava altissima, al 12,7%, con oltre 3 milioni di persone in cerca di lavoro. Erano gli anni in cui il Paese faticava ancora a ripartire davvero: il governo Renzi provava a dare un segnale con il bonus da 80 euro in busta paga e con l’avvio del Jobs Act, ma il clima generale restava quello di una ripresa fragile, incerta, sempre annunciata e mai del tutto percepita nella vita quotidiana.

In quelle stesse settimane cambiavano anche molti vertici delle grandi partecipate. Tra maggio e giugno 2014 arrivavano o si consolidavano Claudio Descalzi all’Eni, Francesco Starace all’Enel, Francesco Caio a Poste, Michele Mario Elia alle Ferrovie, Matteo Del Fante a Terna e Mauro Moretti a Finmeccanica, che allora non si chiamava ancora Leonardo. Fu una stagione di nomine molto importante per il governo Renzi, perché riguardava alcuni dei grandi centri di potere economico del Paese: energia, trasporti, infrastrutture, industria e servizi. In diversi casi si trattò di nuovi ingressi, come Descalzi, Starace, Caio, Elia e Moretti; in altri di conferme o passaggi che avrebbero poi avuto un peso enorme negli anni successivi, come Del Fante, allora a Terna e destinato più avanti a Poste.

WhatsApp a pagamento, niente TikTok, Arisa a Sanremo e il selfie degli Oscar: il pop di dodici anni fa

Anche la tecnologia racconta un’epoca che oggi sembra lontanissima. WhatsApp non era ancora gratis per tutti, ma prevedeva un piccolo canone annuale. TikTok non esisteva. Le Stories e i Reels su Instagram non c’erano. Netflix in Italia non era ancora arrivato. Spotify era già sbarcato nel nostro Paese, ma non aveva ancora il peso quotidiano che avrebbe avuto negli anni successivi: i CD contavano ancora molto e lo streaming stava appena prendendo davvero piede. Sul mercato si sfidavano iPhone 5s e Samsung Galaxy S5, e sugli smartphone il riconoscimento facciale non era ancora entrato nell’uso comune.

Arisa, con ‘Controvento’, vinceva la 64esima edizione del Festival di Sanremo, andata in scena dal 18 al 22 febbraio 2014 e condotta, per il secondo anno consecutivo, da Fabio Fazio e Luciana Littizzetto. A X Factor i giudici erano Mika, Morgan, Fedez e Victoria Cabello, e a vincere era Lorenzo Fragola. Nel mondo suonavano Happy di Pharrell Williams e Bailando di Enrique Iglesias. In Italia andava fortissimo Maracanã di Emis Killa. Era una cultura pop ancora molto televisiva, radiofonica, fatta di talent e tormentoni, prima dell’ecosistema totalizzante dei social.

Anche il cinema e lo spettacolo fotografano bene quel tempo. “12 anni schiavo” vinceva l’Oscar come miglior film, Alfonso Cuarón trionfava alla regia con “Gravity”, Matthew McConaughey era miglior attore e Cate Blanchett miglior attrice. Quella notte il selfie di gruppo di Ellen DeGeneres diventava il tweet più ritwittato del momento e consacrava definitivamente la mania dei selfie. Candy Crush spopolava. Suor Cristina vinceva The Voice of Italy. In tv debuttava Gomorra – La serie che avrebbe cambiato il mondo delle serie tv. Al cinema uscivano The Wolf of Wall Street, Interstellar, Grand Budapest Hotel, Gone Girl, Her e Lo Hobbit: La battaglia delle cinque armate.

Fu anche un anno di addii pesanti. Nel 2014 morivano Robin Williams, Gabriel García Márquez, Giorgio Faletti, Virna Lisi e Mango. Cinque nomi diversissimi tra loro, ma tutti capaci di evocare subito un pezzo di memoria collettiva.

Milano verso Expo, il Bosco Verticale, la Darsena ancora chiusa: l’Italia che accompagnava gli Azzurri in Brasile

E poi c’era Milano. Correva verso Expo 2015, ma tra ritardi, polemiche e inchieste sugli appalti. La Darsena era ancora un grande cantiere e sarebbe stata inaugurata solo nella primavera del 2015, a ridosso dell’Esposizione. Il Bosco Verticale, invece, stava diventando il simbolo più visibile della nuova skyline e della trasformazione di Porta Nuova. Ma accanto all’immagine della città che cambiava, c’era anche l’ombra delle inchieste: proprio nel maggio 2014 gli arresti per corruzione legati agli appalti di Expo colpirono il cuore dell’organizzazione dell’evento. E non era solo Milano a raccontare un’Italia sospesa tra rilancio e vecchi vizi. Nello stesso anno esplose il caso Mose, il sistema di dighe mobili di Venezia finito al centro di una gigantesca inchiesta per corruzione e tangenti. In autunno arrivò anche la grande alluvione di Genova, che riportò in primo piano il tema del dissesto idrogeologico e delle opere mai completate.

Oggi l’Italia è ancora fuori e per vedere un mondiale dovremmo aspettare (forse) 16 anni.

E la domanda resta la stessa: dove eravamo nel 2014, quando gli Azzurri giocavano il loro ultimo Mondiale?

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