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L’Italia ai mondiali, è fatta. Il Ministro iraniano: “Se non giochiamo in Messico non partecipiamo”

Teheran aspetta la risposta della Fifa sul cambio di sede dagli Usa al Messico. Il 12 maggio è la data chiave per un eventuale forfait. Se arrivasse l’Italia favorita per il ripescaggio

L’Italia ai mondiali, è fatta. Il Ministro iraniano: “Se non giochiamo in Messico non partecipiamo”
(Foto Ipa)

Il regolamento apre a soluzioni non convenzionali

Il caso Iran riapre un fronte che coinvolge anche l’Italia. Teheran continua a chiedere alla Fifa di spostare in Messico le tre partite del suo girone previste negli Stati Uniti e, finché non arriverà una risposta ufficiale, il governo iraniano non scioglierà il nodo sulla partecipazione al Mondiale 2026. Dibattito riaperto quindi: se l’Iran non andasse davvero al torneo, chi prenderebbe il suo posto?

La linea è stata ribadita dal ministro dello Sport Ahmad Donyamali. La richiesta di spostare le nostre partite in Messico è ancora valida, ma non abbiamo ancora ricevuto risposta. Terremo comunque la squadra pronta per la Coppa del Mondo, anche se la decisione finale spetterà al nostro governo. Le dichiarazioni di Trump sono molto contraddittorie e incoerenti: secondo le normative FIFA, la sicurezza deve essere garantita dal Paese interessato. I Mondiali sono in programma a breve, e queste garanzie sono tutt’altro che scontate. In queste circostanze, la probabilità che l’Iran partecipi alle partite dei Mondiali negli Stati Uniti è molto bassa. Ma se le necessarie garanzie di sicurezza venissero fornite, sarà il nostro governo a prendere la decisione sulla partecipazione dell’Iran ai Mondiali”. La sostanza del messaggio è confermata anche dalle dichiarazioni rese ad Anadolu e riprese a livello internazionale.

Il punto adesso è la deadline. Il regolamento del Mondiale 2026, all’articolo 6.2, stabilisce che una federazione che si ritira non oltre 30 giorni prima della prima gara della fase finale va incontro a una multa di almeno 250mila franchi svizzeri. Se il ritiro arriva a meno di 30 giorni dal via, la sanzione minima sale a 500mila. Dal momento che il torneo partirà l’11 giugno 2026, la data di confine cade il 12 maggio. Oltre a questo, se il ritiro o la mancata partecipazione arrivassero a torneo iniziato, la Fifa può imporre ulteriori misure disciplinari e perfino sostituire la federazione interessata con un’altra.

C’è poi un altro passaggio che rende la vicenda ancora più interessante per l’Italia. L’articolo 6.7 del regolamento dice che, se una nazionale si ritira o viene esclusa, la Fifa decide “at its sole discretion” e può prendere qualsiasi misura ritenuta necessaria, compresa la sostituzione con un’altra federazione. Non esiste un criterio obbligatorio che imponga di pescare per forza dall’Asia, non c’è una graduatoria automatica e non c’è neppure l’obbligo di sostituire la squadra che esce. Anche l’eventuale spostamento delle partite in Messico rientra in un potere molto ampio, perché il regolamento consente alla Fifa di rilocalizzare una o più gare per ragioni di salute, sicurezza o forza maggiore.

È qui che nasce la suggestione azzurra. L’Italia ha appena mancato il terzo Mondiale consecutivo dopo il ko nel playoff contro la Bosnia, ma resta una nazionale dal peso sportivo, politico e mediatico enorme; nel ranking Fifa è 13ª, mentre l’Iran è 20°. Questo non basta per parlare di ripescaggio già scritto, però spiega perché il nome azzurro sia il primo a circolare quando si ragiona su una scelta discrezionale, politica oltre che sportiva. Il regolamento lascia aperta la porta.

Sul piano politico c’è poi un altro elemento che a Coverciano e dintorni viene letto con attenzione. Gravina è stato ed è un uomo molto vicino ad Aleksander Ceferin, che lo ha definito “molto importante” per la Uefa e per il suo assetto interno. Allo stesso tempo, i rapporti tra il fronte Ceferin e quello di Gianni Infantino non sono sempre stati semplici, anche se negli ultimi mesi si è parlato di un miglioramento. In questo quadro, il cambio ai vertici della Figc può essere letto come un fattore che, almeno sul piano delle relazioni, rende meno ingombrante un possibile ostacolo politico per l’Italia.

La vera domanda è se l’Iran la chiuderà davvero con un ritiro formale oppure se la Fifa riuscirà a trovare una soluzione prima che il caso esploda del tutto. Ma i tifosi possono ritornare a sperare…

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