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Mondiali 2026, il torneo delle prime volte: le nazionali debuttanti e i paesi più piccoli

Uzbekistan, Giordania, Capo Verde e Curaçao debuttano ai Mondiali 2026. La nazionale caraibica è la più piccola di sempre a qualificarsi

Mondiali 2026, il torneo delle prime volte: le nazionali debuttanti e i paesi più piccoli
Curacao (Foto Ipa)

Il Mondiale a 48 squadre porta in vetrina quattro esordienti assolute: Uzbekistan, Giordania, Capo Verde e Curaçao. La nazionale caraibica entra nella storia come il Paese più piccolo di sempre a qualificarsi, mentre Cannavaro guiderà l’Uzbekistan nella sua prima Coppa del Mondo (qui la guida su dove guardare i mondiali in tv e streaming).

Curaçao entra nella storia, Capo Verde sfida Spagna e Uruguay nel gruppo H

Il Mondiale 2026 sarà anche il Mondiale delle prime volte. La prima edizione a 48 squadre, la prima organizzata da tre PaesiCanada, Messico e Stati Uniti – e la prima Coppa del Mondo per quattro nazionali: Uzbekistan, Giordania, Capo Verde e Curaçao.

Nel 2022 l’unica debuttante era stata il Qatar, qualificato come Paese ospitante. Stavolta il torneo allargato porta al via quattro novità assolute. Non è un record, perché nel 2006 furono sei le nazionali all’esordio: Ucraina, Angola, Costa d’Avorio, Togo, Ghana e Trinidad and Tobago. Ma il Mondiale nordamericano avrà comunque una mappa molto più larga.

Le quattro debuttanti mettono insieme circa 47 milioni di abitanti e arrivano da percorsi diversi. C’è l’Uzbekistan, prima nazionale dell’Asia centrale a qualificarsi a una Coppa del Mondo. C’è Capo Verde, capace di precedere il Camerun nel girone di qualificazione africano. C’è la Giordania, vicecampione d’Asia e spinta da una generazione molto attesa. E c’è Curaçao, la più piccola nazione di sempre per popolazione e area geografica a entrare nel torneo.

Le quattro nazionali esordienti ai Mondiali 2026

  1. Uzbekistan
    È la prima nazionale dell’Asia centrale a partecipare a un Mondiale. In panchina c’è Fabio Cannavaro, campione del mondo con l’Italia nel 2006. Il simbolo tecnico è Eldor Shomurodov, capitano e miglior marcatore della nazionale, oggi all’Istanbul Basaksehir dopo le esperienze italiane. L’Uzbekistan giocherà nel gruppo K contro Portogallo, Colombia e Repubblica Democratica del Congo.
  2. Giordania
    La Giordania arriva al suo primo Mondiale dopo il percorso da vicecampione d’Asia. In patria viene considerata una delle generazioni più forti di sempre. Il ct è Jamal Sellami, ex tecnico del Raja Casablanca. Il girone non sarà semplice: nel gruppo J ci sono Argentina, Austria e Algeria.
  3. Capo Verde
    Capo Verde ha conquistato la qualificazione precedendo il Camerun, una delle nazionali storiche del calcio africano. Ha vinto sette partite su dieci nel percorso verso il Mondiale e sarà nel gruppo H con Spagna, Uruguay e Arabia Saudita. Tra i nomi più noti ci sono due conoscenze della Serie A: Jovane, ex Lazio e Salernitana, e Dailon Livramento, attaccante del Verona reduce dal prestito al Casa Pia.
  4. Curaçao
    Curaçao è la storia più piccola e forse più sorprendente del Mondiale 2026. È la nazionale meno popolosa e più piccola per territorio ad aver mai centrato la qualificazione. Il ct è Dick Advocaat, che ha costruito una squadra offensiva e coraggiosa, rimasta imbattuta nel percorso di qualificazione. Il debutto sarà nel gruppo E contro la Germania, poi arriveranno le sfide con Ecuador e Costa d’Avorio.

Tra le curiosità del torneo ci sono anche i Paesi più piccoli per popolazione presenti al Mondiale. Curaçao guida questa classifica simbolica con 185 mila abitanti, davanti a Capo Verde con 500 mila abitanti. Seguono il Qatar, con 3 milioni, la Bosnia ed Erzegovina, con 3,2 milioni, e l’Uruguay, con 3,5 milioni.

Le nazionali qualificate con meno abitanti

  1. Curaçao185 mila abitanti
  2. Capo Verde500 mila abitanti
  3. Qatar3 milioni di abitanti
  4. Bosnia ed Erzegovina3,2 milioni di abitanti
  5. Uruguay3,5 milioni di abitanti

Curaçao e Capo Verde danno al Mondiale due storie molto diverse dal solito racconto delle grandi favorite. Una arriva dai Caraibi e si presenta contro la Germania. L’altra arriva dall’Atlantico africano e si troverà subito davanti la Spagna e l’Uruguay, due nazionali abituate a giocare partite da dentro o fuori.

L’Uzbekistan porta invece una forte impronta italiana. Cannavaro conosce bene la Coppa del Mondo e guiderà una nazionale che non vuole essere trattata solo come comparsa. Shomurodov ha spiegato: “Alcuni potrebbero considerarci degli outsider, ma il nostro obiettivo è scardinare questi pregiudizi e far cambiare idea a tutti, in meglio”.

La Giordania avrà il compito di misurarsi subito con un girone complicato. L’Argentina resta l’avversaria più difficile, ma contro Austria e Algeria la nazionale di Sellami può provare a giocarsi le proprie possibilità. Per una squadra al debutto, anche un primo risultato positivo avrebbe un valore storico.

Il Mondiale 2026 sarà anche il torneo di chi cerca ancora la prima vittoria nella competizione. Sono dieci le nazionali che andranno a caccia del primo successo in una fase finale. Tra queste c’è anche il Canada, una delle tre squadre padrone di casa, e c’è l’Egitto, sette volte campione d’Africa ma ancora senza una vittoria in Coppa del Mondo.

Le nazionali a caccia della prima vittoria in una partita del mondiale

  • Canada
  • Egitto
  • Haiti
  • Iraq
  • Nuova Zelanda
  • Qatar
  • Uzbekistan
  • Giordania
  • Capo Verde
  • Curaçao

Il nuovo formato ha allargato il torneo, ma non spiega tutto. Capo Verde ha superato una potenza africana come il Camerun. Curaçao è rimasta imbattuta. L’Uzbekistan ha aperto una porta nuova per l’Asia centrale. La Giordania arriva con una generazione costruita negli ultimi anni. Più squadre al via significano più spazio, ma la qualificazione resta il risultato di un percorso vero.

Il Mondiale nordamericano nasce così con le big, le favorite e i nomi da copertina, ma anche con storie che spostano la mappa del calcio. Per alcune nazionali vincere il torneo è fuori portata. Vincere una partita, segnare un gol, uscire da un girone o semplicemente presentarsi su quel palco può bastare per cambiare la memoria sportiva di un Paese.

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