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PSG-Bayern, in Europa il calcio torna arte: 5-4 nella semifinale di Champions. Vogliamo ancora guardare la serie A?

La semifinale di Champions al Parco dei Principi è stata una notte folle, tecnica e verticale. Mentre fuori dall’Italia il calcio accelera, da noi resta l’ossessione di non prendere Gol

PSG-Bayern, in Europa il calcio torna arte: 5-4 nella semifinale di Champions. Vogliamo ancora guardare la serie A?
Khvicha Kvaratskhelia, PSG (Foto LaPresse)

Il 5-4 tra PSG e Bayern non è solo una partita spettacolare: è il manifesto di un calcio che attacca, rischia e crea superiorità

Il Paris Saint-Germain ha battuto 5-4 il Bayern Monaco nella semifinale d’andata di Champions League. Nove gol, ribaltamenti, contropiedi, rigori, pali, campioni che puntano l’uomo e difese costrette a correre sempre all’indietro. Più che una partita, una specie di film d’azione girato al cinema “Parco dei Principi” nella città dell’amore.

Il Bayern l’ha sbloccata con Kane su rigore. Il PSG l’ha ribaltata con Kvaratskhelia e Joao Neves. Olise ha rimesso tutto in equilibrio, Dembelé ha firmato il 3-2 dal dischetto prima dell’intervallo. A inizio ripresa Kvara e ancora Dembelé hanno portato i francesi sul 5-2. Partita chiusa? Macchè. Upamecano e Luis Diaz hanno riportato il Bayern in corsa per la qualificazione, fissando un 5-4 che lascia aperto tutto in vista del ritorno.

Si parlerà delle difese. Inevitabile, davanti a nove gol in una semifinale di Champions. Ma ridurre PSG-Bayern a una serata di errori difensivi sarebbe troppo facile per i difensori del calcio italiano. Il calcio europeo sta andando da un’altra parte. Difesa a quattro, terzini che spingono, ali che puntano l’uomo, centrocampisti che attaccano lo spazio, pressing alto, campo lungo. Rischio continuo. E soprattuto qualità continua. Basta ripetute, piuttosto ripetizioni di come si punta l’uomo.

Se in campo hai Olise, Dembelé, Kvaratskhelia e Luis Diaz che ti attaccano a ogni azione, prima o poi uno contro uno lo vincono. È la legge dei grandi numeri applicata al talento. Se li lasci puntare dieci volte, due o tre volte ti saltano. Se ti saltano, creano superiorità. Se creano superiorità, ti fanno male. Non è solo colpa di chi difende. È anche merito di chi ha il coraggio, la tecnica e la struttura per attaccare così. Certo, da noi mancano questi talenti, ma manca anche chi ci prova.

Da anni raccontiamo la prudenza come intelligenza, la rinuncia come equilibrio, il baricentro basso come maturità. Funziona, qualche volta. Nei campionati può anche bastare. La frase è sempre quella: i campionati si vincono con la difesa. Forse è vero. Ma se l’attacco non fa nemmeno un gol, diventa difficile pensare che basti.

L’ultimo Milan-Juventus a San Siro è finito 0-0, con poche occasioni, una partita bloccata e una traversa di Saelemaekers nella ripresa. Un big match italiano giocato più sulla paura di scoprirsi che sulla voglia di andare a vincerla. San Siro più che la scala del calcio, un comodo letto di casa, dove addormentarsi con sottofondo qualche coro o qualche grido.

Poi accendi la tv: Champions League. PSG-Bayern. Che spettacolo. Due squadre che accettano il duello. Accettano di difendere correndo verso la propria porta. Accettano di sbagliare qualcosa pur di produrre qualcosa. Accettano che il calcio, ai massimi livelli, non possa essere soltanto gestione del rischio.

Eppure dove lo avevamo già vista questa differenza? Ah si, la Nazionale. La Norvegia ci ha battuto due volte nelle qualificazioni mondiali, 3-0 all’andata e 4-1 al ritorno, prendendosi il primo posto nel girone e mandando l’Italia ai playoff. La Bosnia ci ha poi eliminato ai rigori nello spareggio per il Mondiale. Segnali di un calcio che fuori dall’Italia si modernizza e va avanti. Il Progresso d’altronde o lo accetti o lo subisci.

Norvegia e Bosnia non hanno battuto l’Italia perché hanno copiato il PSG o il Bayern. Sarebbe una semplificazione. Però dentro quelle sconfitte c’è lo stesso odore di modernità che si vede nelle grandi notti europee: difesa a quattro, terzini offensivi, ali aggressive, attaccanti serviti presto e bene, pochi passaggi inutili per arrivare al dunque. Noi troppo spesso cerchiamo ancora la partita “pulita”. Gli altri cercano di vincere la partita.

Il 5-4 del Parco dei Principi non ci comunica che difendere non serve. Dice una cosa diversa. A certi livelli, difendere soltanto non basta più. Devi anche fare paura. Devi avere giocatori che saltano l’uomo, terzini che accompagnano, punte servite in corsa, centrocampisti che entrano in area. Devi accettare il caos, perché nel calcio di oggi il caos non è sempre disordine. A volte è sublimazione dell’arte offensiva.

PSG-Bayern è stata una notte esagerata, quasi fuori scala. Ma proprio per questo utile. Perché mentre l’Europa trasforma il calcio in cinema, l’Italia rischia ancora di restare seduta in sala a guardare, convinta che prima o poi basti abbassare le luci e aspettare lo 0-0 giusto.

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