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Riforma calcio, il piano per cambiare tutto: meno club professionistici, soldi ai vivai e diritti tv. Cosa c’è nella bozza del Ddl

Secondo Calcio e Finanza, la nuova bozza del DDL punta su vivai, scommesse, tetti agli agenti e riduzione dei club professionistici

Riforma calcio, il piano per cambiare tutto: meno club professionistici, soldi ai vivai e diritti tv. Cosa c’è nella bozza del Ddl
Serie A

La nuova bozza del DDL sulla riforma del calcio italiano, riportata in anteprima da Calcio e Finanza, punta a cambiare regole e risorse del sistema. Nel testo entrano nuovi criteri sui diritti tv, un contributo dalle scommesse, tetti agli agenti, incentivi agli Under 23 italiani e un limite di 80 club professionistici.

Il testo lega una parte dei ricavi tv a vivai, conti in ordine e utilizzo di calciatori formati in Italia

La riforma del calcio italiano riparte da una nuova bozza di disegno di legge. Secondo quanto riporta in esclusiva Calcio e Finanza, il testo, ancora soggetto a modifiche durante l’iter parlamentare, è promosso su iniziativa del senatore di Fratelli d’Italia Paolo Marcheschi e prova a intervenire su risorse, costi, giovani, mercato e struttura del professionismo.

Il punto di partenza politico è la mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali 2026. Ma il provvedimento guarda a una crisi più larga. La bozza mette insieme i conti in rosso dei club, la perdita di competitività internazionale, il ritardo sugli impianti e il poco spazio concesso ai giovani formati nel sistema italiano.

I numeri spiegano la portata dell’intervento. Il sistema calcio registra oltre 730 milioni di euro di perdite annue e un indebitamento complessivo di circa 5,5 miliardi di euro. Nelle massime serie appena l’1,9% dei minuti è stato giocato da Under 21 italiani selezionabili per la Nazionale. In Serie A, invece, il 67,9% dei minuti è stato disputato da calciatori stranieri. Gli italiani con minutaggio rilevante sarebbero soltanto 89.

L’impostazione del DDL non è quella di un aiuto pubblico permanente al calcio. La bozza punta piuttosto a spostare risorse già presenti nel sistema, generare nuove entrate interne e vincolare una parte maggiore dei ricavi a vivai, impianti, formazione e sostenibilità economica.

Uno dei passaggi più forti riguarda i diritti tv della Serie A. La proposta prevede che una quota non inferiore al 15% venga distribuita attraverso i Parametri di Valorizzazione e Sostenibilità, i PVS. Questi criteri peserebbero su quattro aree: settore giovanile maschile e femminile per il 50%, sostenibilità economica per il 30%, utilizzo di calciatori formati in Italia per il 10% e qualità delle infrastrutture per un altro 10%.

In pratica, una parte dei ricavi audiovisivi premierà chi investe nei giovani, tiene i conti in equilibrio, utilizza calciatori cresciuti in Italia e migliora stadi, centri sportivi e strutture. È prevista anche una quota non inferiore al 5% come premialità di bilancio per le società capaci di chiudere in utile o in pareggio per almeno tre esercizi consecutivi. L’applicazione partirebbe dalla stagione 2027/28, con regolamenti attuativi della Lega Serie A e monitoraggio annuale della FIGC.

La bozza interviene anche sulla pirateria audiovisiva. Il 10% dei proventi delle sanzioni AGCOM per la diffusione illecita di contenuti protetti verrebbe destinato a un fondo presso la FIGC per settori giovanili e impiantistica sportiva di base. La stima indicata è di circa 1,5 milioni di euro l’anno, calcolata su 15 milioni annui di sanzioni.

Il capitolo scommesse è ancora più rilevante. Dal 1° gennaio 2027, il DDL prevede un contributo pari al 2% dell’importo giocato su ogni scommessa sportiva raccolta in Italia e riferita a eventi calcistici. La logica richiama la vecchia quota Schedina-Totocalcio: chi trae ricavi dallo spettacolo del calcio contribuisce al suo finanziamento.

La stima parte da una raccolta complessiva delle scommesse sportive pari a 16 miliardi di euro, con il 70% riconducibile al calcio. La raccolta calcistica viene quindi stimata in 11,2 miliardi. Applicando il contributo del 2%, il gettito atteso sarebbe di 224 milioni di euro l’anno.

Le risorse andrebbero alla FIGC. Almeno il 50% sarebbe destinato a settori giovanili, calcio femminile, formazione dei calciatori italiani, impianti pubblici e centri federali. Almeno il 30% andrebbe a programmi di prevenzione e contrasto della ludopatia e del gioco d’azzardo patologico, oltre che a progetti contro l’abbandono dello sport. Il restante 20% sarebbe indirizzato al calcio femminile e alle scuole calcio dilettantistiche.

Per evitare nuovi oneri a carico dello Stato e dei concessionari, il testo prevede una riduzione dell’imposta unica sulle scommesse. L’obiettivo dichiarato è mantenere invariato il gettito complessivo per il bilancio pubblico.

Sul costo del lavoro, la bozza introduce un regime contributivo agevolato per i giovani calciatori professionisti. Dal 1° gennaio 2027, per gli atleti tra 18 e 23 anni che abbiano militato per almeno cinque anni nei settori giovanili di società italiane, le aliquote contributive pensionistiche sarebbero ridotte del 30% per i primi cinque anni di attività professionale. Gli oneri diretti sono stimati in 15 milioni di euro annui.

Il DDL prevede anche una revisione della copertura assicurativa dei lavoratori sportivi professionisti. Dal 1° luglio 2027, i club dovrebbero assicurare i tesserati attraverso polizze private obbligatorie per inabilità temporanea, invalidità permanente, spese mediche e cessazione definitiva dell’attività sportiva per infortunio. Il nuovo sistema sostituirebbe la copertura INAIL per i lavoratori sportivi subordinati professionisti, con una stima di minori spese pubbliche pari a circa 6,5 milioni di euro annui.

Ampio spazio viene riservato ai vivai. La bozza modifica la disciplina del vincolo sportivo e consente alle federazioni di prevedere un vincolo non superiore a due anni, con tesseramento biennale dai 12 anni, replicabile per un massimo di quattro anni e comunque non oltre i 20 anni.

Viene ridisegnato anche il premio di formazione tecnica. Le società professionistiche dovrebbero riconoscere un premio anche sui tesseramenti annuali dai 10 anni compiuti, da ripartire tra i club che hanno contribuito alla formazione dell’atleta. La misura riguarda sia i passaggi dal dilettantismo al professionismo sia i trasferimenti tra società della stessa area, quando si tratta del primo contratto o tesseramento con una società diversa da quella formatrice.

Per le formazioni Primavera di Serie A e Serie B viene introdotto un obbligo specifico: nelle distinte dovranno esserci almeno 10 calciatori formati per almeno tre anni consecutivi presso club italiani tra i 15 e i 21 anni, indipendentemente dalla nazionalità. In caso di violazione sono previste sanzioni sportive, fino a penalizzazioni, ammende o esclusione dalle competizioni, oltre a una sanzione amministrativa da 10mila a 50mila euro per ogni gara. Anche questa misura partirebbe dalla stagione 2027/28.

Per favorire l’utilizzo di giovani italiani, il DDL prevede anche che i costi sostenuti per calciatori italiani Under 23 siano esclusi per il 50% dal calcolo degli indici di controllo economico-patrimoniale e di sostenibilità finanziaria. L’esclusione riguarderebbe ammortamenti, stipendi, oneri accessori e contributivi. Ci sono però condizioni precise: il calciatore deve essere tesserato per almeno una stagione completa, deve aver disputato almeno il 25% dei minuti complessivi della prima squadra e la società non deve aver commesso violazioni contributive, previdenziali o fiscali nell’anno precedente. La misura sarebbe temporanea, dalla stagione 2027/28 alla 2031/32.

Il mercato viene toccato su più piani. Per i trasferimenti domestici tra società italiane soggetti a IVA, la bozza introduce il meccanismo del reverse charge, con assolvimento dell’imposta da parte del cessionario. La finalità è semplificare la gestione finanziaria e ridurre gli squilibri di cassa nelle operazioni interne.

Il testo interviene anche sugli agenti sportivi. Le commissioni sono stimate in quasi 300 milioni di euro annui e il DDL introduce limiti precisi. Nei contratti di lavoro sportivo subordinato, il compenso non potrebbe superare il 5% della retribuzione lorda se pagato dall’atleta e il 7% se pagato dalla società. Nei trasferimenti definitivi, il compenso a carico della società acquirente sarebbe limitato al 5% del valore lordo dell’operazione. Nei prestiti il tetto sarebbe del 3%. In caso di rinnovo o prolungamento con la stessa società, i limiti sarebbero ridotti del 30%.

Sono previste sanzioni amministrative da 10mila a 100mila euro e un registro pubblico online sui compensi agli agenti. Secondo le stime contenute nella bozza, il taglio delle commissioni potrebbe generare un beneficio fino a 100 milioni di euro per i club.

Tra le misure più operative c’è il Fondo di garanzia per le operazioni di calciomercato, istituito presso l’Istituto per il Credito Sportivo. Il fondo avrebbe una dotazione iniziale e rimborsabile da parte dello Stato di circa 5 milioni di euro nel solo 2027. Servirebbe a garantire il pagamento dei crediti derivanti dalle cessioni di calciatori tra società italiane in caso di mancato adempimento della società acquirente.

Il fondo sarebbe alimentato da un contributo annuale obbligatorio dello 0,3% del valore complessivo delle cessioni attive e passive effettuate nella stagione precedente, oltre che da contributi straordinari, rendimenti finanziari e azioni di recupero. In parallelo verrebbe eliminato l’obbligo di fideiussione nelle cessioni tra società italiane con pagamento dilazionato, se effettuate nelle stanze di compensazione delle leghe. Il risparmio stimato per i club è compreso tra 15 e 25 milioni di euro.

La riforma tocca anche il numero delle società professionistiche. La bozza fissa a 80 il massimo complessivo di squadre tra Serie A, Serie B e Serie C. La riduzione dovrebbe essere stabilita dalla FIGC secondo un criterio di proporzionalità tra le tre leghe. È una delle misure più incisive sul piano dell’ordinamento, perché riduce il perimetro del professionismo per renderlo più sostenibile.

Il testo richiama anche la fragilità storica del sistema. Dal 1986 sono stati 194 i club esclusi dal calcio professionistico. La riduzione delle squadre punta a limitare nuove crisi societarie e a rendere più semplice governare costi, controlli e regole comuni.

Sul piano finanziario, il DDL valuta oneri complessivi per 245 milioni di euro annui dal 2027. La voce principale è il contributo del 2% sulle scommesse calcistiche, stimato in 224 milioni annui, compensato dalla riduzione dell’imposta unica. A questi si aggiungono 15 milioni annui per agevolazioni fiscali, contributive e assicurative dei calciatori professionisti, coperti da risparmi INAIL, maggiori entrate della Commissione indipendente sui controlli economico-finanziari e riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica.

Il Governo dovrebbe trasmettere alle Camere, entro 24 mesi dall’entrata in vigore della legge, una relazione sugli effetti delle misure. Il monitoraggio riguarderebbe l’uso delle risorse, l’aumento dei minuti giocati dagli Under 23 formati in Italia, il miglioramento dei conti dei club, l’utilizzo del Fondo di garanzia e la destinazione dei proventi delle scommesse.

La bozza prova quindi a spostare il calcio italiano lontano dalla dipendenza da debito e plusvalenze. Più risorse vincolate a giovani, impianti e sostenibilità. Meno margini per costi fuori controllo. Il testo dovrà ora superare il passaggio politico e legislativo, dove potranno arrivare modifiche anche profonde.

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