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“Il made in Italy apre le porte”, tre giorni per conoscere l’eccellenza italiana

Un’Ansa dai toni allarmanti dell’agosto scorso tornava a rimarcare una tendenza che accomuna molto del Made in Italy di qualità: sempre più aziende d’eccellenza, dall’industria manifatturiera ai grandi marchi dell’agroalimentare e della moda, finiscono in mani straniere. Da Indesit  a Italcementi, il 2014 è stato un annus horribilis per l’Italia che si è vista scippare molte delle migliori aziende storiche nazionali. Un fatturato imponente che si sposta oltre confine. Basti pensare che nel 2014 il solo comparto moda, fiore all’occhiello dell’industria italiana, ha fatturato oltre 61.000 mln di euro con una previsione per il 2015 di quasi 65.000 mln di euro. Un settore vivo e altamente produttivo, capace di connotare fortemente l’Italia all’estero. Ma da Gucci a Valentino passando per Ferré e al Gruppo Rinascente, solo  per fare alcuni esempi, la moda  si allontana sempre più dal nostro Stivale.
Esiste però un made in Italy che resta tale e che fa della piccola azienda diffusa, della filiera corta e del processo “end-to-end” il principale modello italiano legato alla moda manifatturiera artigianale di altissima qualità. Un settore altrettanto vivo e propositivo, capace di veicolare un concetto inclusivo del lusso, molto apprezzato e ricercato soprattutto all’estero.

È proprio questo made in Italy che dall’8 al 10 di ottobre sarà possibile incontrare, conoscere e acquistare a prezzi di fabbrica recandosi nelle molte aziende della calzatura, del cashmere, della pelletteria e dell’abbigliamento delle Marche e dell’Umbria che aderiscono a “Il Made in Italy apre le porte”.  L’appuntamento, ideato dalla start up Madeitstore, la piattaforma e-commerce della moda Made in Italy che riunisce il meglio della cultura manifatturiera italiana, promuove un viaggio in quell’Italia produttiva, fortemente legata al territorio, sempre a cavallo tra tradizione e innovazione.

A fronte di un export che, per l’intera industria della moda nazionale, ha registrato un aumento nel 2014 di oltre 4 punti percentuali rispetto all’anno precedente, con un fatturato di quasi 47.000 mln di euro, le aziende del comparto moda che insistono sulle regioni del centro Italia, Marche e Umbria, evidenziano come la tendenza alla conquista dei mercati esteri accomuni anche la produzione artigianale della moda italiana. Nel 2014 il 26,3% delle merci marchigiane sono state vendute all’estero. Il settore calzaturiero è stato il secondo per esportazione regionale e il quarto in Italia con l’11%. Situazione positiva anche in Umbria, la perla italiana della lavorazione del cachemire, dove l'export di abbigliamento, che rappresenta la principale attività del distretto assorbendo oltre il 54% della produzione regionale, è cresciuto del 4,7% rispetto all’anno precedente.
Un made in Italy autentico al 100% che rimane tale dall’ideazione estetica dei modelli ai materiali utilizzati nella fabbricazione, dalla realizzazione manifatturiera alla gestione del capitale derivante dalla messa sul mercato. Un sistema di valori da scoprire e comunicare e che oggi deve essere in grado di superare la ricerca, ancora tutta italiana, del  rapporto diretto tra produttore, venditore, acquirente. I recenti dati pubblicati da Netcomm relativi alle nuove abitudini d’acquisto infatti, evidenziano come, sebbene il prodotto moda del made in Italy sia fortemente richiesto anche online, per quanto riguarda l’abitudine allo shopping elettronico dell’utente italiano vi siano ancora delle remore. Anche se il nostro e-shopper sta crescendo nell’acquisto online interessandosi prevalentemente di viaggi e libri, la ricerca evidenzia come sia ancora riservato al negozio fisico l’acquisto di abbigliamento e calzature.
“Il Made in Italy apre le porte” è una scorciatoia tra la crescente tendenza all’acquisto online e la necessità, ancora tutta italiana, di capire chi c’è dietro al prodotto. È una tre giorni dove il made in Italy autentico si svela, raccontando il nostro Paese nella lingua più trasversale che c’è, quella della qualità, del buon gusto, del lavoro rigorosamente italiano dalla forma alla sostanza.

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