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di Angelo Maria Perrino e Virginia Perini

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Tanto rumore per un orso

di Silvia Molé, blogger di fallacielogiche.it

Ho letto con interesse l’articolo di Guido Beltrame sul tema Daniza (leggilo), e desidero integrarlo nel seguente modo.

Tanto rumore per un orso. Alcune vicende assurgono a simbolo, come è giusto che sia. La triste vicenda dell’orsa Daniza ha portato alla luce anche lo sbigottimento (quando non forte irritazione) di molti di fronte alla risonanza che essa ha avuto. Esclamano: “Tanto rumore per un orso!”, “non è una fiaba Disney!”, “Non era a rischio estinzione!” ovvero “la specie prima dell’individuo” (se lo dicessimo relativamente agli umani verremmo tacciati di aberrazione nazista). Tralasceró totalmente il benaltrismo imperante (non è assolutamente un caso che esso venga applicato anche tra umani nei confronti delle categorie piu deboli o delle minoranze).

Norberto Bobbio si espresse nel seguente modo: "Mai come nella nostra epoca sono state messe in discussione le tre fonti principali di disuguaglianza: la classe, la razza ed il sesso. La graduale parificazione delle donne agli uomini, prima nella piccola società familiare e poi nella più grande società civile e politica è uno dei segni più certi dell'inarrestabile cammino del genere umano verso l'eguaglianza. E che dire del nuovo atteggiamento verso gli animali? Dibattiti sempre più frequenti ed estesi, riguardanti la liceità della caccia, i limiti della vivisezione, la protezione di specie animali diventate sempre più rare, il vegetarianesimo, che cosa rappresentano se non avvisaglie di una possibile estensione del principio di eguaglianza al di là addirittura dei confini del genere umano, un'estensione fondata sulla consapevolezza che gli animali sono eguali a noi uomini, per lo meno nella capacità di soffrire? Si capisce che per cogliere il senso di questo grandioso movimento storico occorre alzare la testa dalle schermaglie quotidiane e guardare più in alto e più lontano".

Partiamo quindi da un dato di fatto, l’imperativo kantiano "agisci in modo da trattare l’uomo così in te come negli altri sempre anche come fine, non mai solo come mezzo" si è di fatto ampliato, fino ad includere altre specie animali (legislazione in materia di benessere animale, aumento delle scelte vegetariane, associazioni dedicate, possibilità dell’obiezione di coscienza nelle università relativamente alla sperimentazione animale). La storia vede il progressivo ampliamento dei diritti, non da ultimo a partire da considerazioni di carattere scientifico (si pensi come le donne abbiano raggiunto il diritto di voto, proprietà, istruzione, pari opportunità, quasi 2000 anni dopo Cristo, come gli omosessuali si vedano progressivamente riconosciuti dei diritti, come anche la storia dei diritti dei bambini sia relativamente recente, come gli schiavi siano stati spesso considerati inferiori: di estremo interesse la ricostruzione storica del genetista Barbujani sulla manipolazione del concetto di QI).

Di fronte a questo dato di fatto (avendo in mente anche Darwin, che ci impedisce salti ontologici) ci si può quindi chiedere: è giusto che questo principio venga ampliato? Se si, in quale misura? Se si, in base a cosa? Chi segue da vicino , leggendone i testi, gli esiti della moderna etologia sa bene quanto ormai sia difficile ( spesso rischiando il ridicolo) cominciare un qualsiasi trattato filosofico con il famoso “solo noi”. Molto interessante sul tema il numero di giugno di “Mente & Cervello”: l’intelligenza degli altri, su come la moderna etologia ci costringa a rivedere il nostro rapporto con gli altri animali.

Il quesito per una sorta di brainstorming in questa sede potrebbe essere quindi il seguente: quali caratteristiche deve possedere un essere vivente per essere considerato degno di tutela? Anche come singolo e non solo in termini di “biodiversità”? Intelligenza? Emozioni? Coscienza? Comprensione di un codice penale e civile? Dolore?

Ritengo doveroso in questo contesto un accenno a fenomeni di pseudo-debunking: vengono spesso riportati casi, minuziosamente analizzati, di persone le quali credono che un pesciolino rosso possa dare la vita per salvare la nostra, e simili ingenuità. Possibile definirlo debunking? Tutto questo mira unicamente a creare confusione e livellamento tra gossip e gli esiti della moderna etologia, laddove moralità, trasmissione culturale, emozioni, forme molto elaborate di linguaggio, complesse forme di intelligenza non sono più argomento tabù ma oggetto di approfondimento scientifico.

L´osannato libero arbitrio invece, quello che secondo taluni ci distingue ontologicamente da tutte le altre specie, viene stranamente a scomparire solamente di fronte al menu del giorno o ad un orso in bicicletta (la fiaba Disney è questa ahimè) e del tutto a prescindere dalla considerazione di ció di cui ogni specie necessita ai fini della propria sopravvivenza. La questione dei diritti animali è certamente molto complessa, non può essere imposta, ciascuno la affronterà secondo propria coscienza, non può assumere contorni prettamente umani, ma nemmeno può ridursi a capriole mentali al fine di perpetuare abusi basati sull’antiscientifica reificazione di tutti i viventi non umani.

 

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