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Libri & Editori
Cortellessa: “Cordelli, la palude degli scrittori non c’è. E un lavoro critico è stato fatto”

di Antonio Prudenzano
su Twitter: @PrudenzanoAnton

Franco Cordelli: "Non ci sono più scrittori considerati all'unanimità 'grandi'..."

FrancoCordelli
 


POLEMICHE LETTERARIE/ Affaritaliani.it ha intervistato Franco Cordelli, classe '43, il critico più discusso del momento, che ha parlato di "palude degli scrittori" e di "tribù" riferendosi alle nuove generazioni di autori italiani: "Anche un tempo c'erano opinioni diverse sui libri, e non mancavano le divisioni tra fazioni. Ma non esistevano le tribù e autori come Sciascia o Gadda erano riconosciuti all'unanimità grandi scrittori. Su certi libri, infatti, anche gli avversari ideologici trovavano una convergenza. Da tempo non è più così..."

Come fa notare Luigi Mascheroni sul Giornale, "non c'è nulla di meglio, per aizzare la suscettibilità degli scrittori, che mappare la situazione letteraria contemporanea con il perfido giochino del 'chi c'è chi non c'è'...". Il riferimento è all'assai discussa "palude degli scrittori" descritta dal critico Franco Cordelli su La Lettura.

Scrive Cordelli (che nel suo articolo attacca, tra gli altri, Giorgio Falco e Giorgio Vasta, punti di riferimento della generazione degli autori trenta-quarantenni): “Invero la letteratura italiana degli ultimi vent’anni (a cominciare dal declino della critica, impoverita ancor più di romanzo e poesia) non è che una palude, in cui il bello e il brutto sono detti e sostenuti secondo un percorso prestabilito: pubblicazione (ma pubblicano tutti), recensione, premio. Non c’è altro. Oppure c’è, a guardare bene, meno distrattamente, il riconoscimento di una tribù: una adesione prodiga di stilemi iperbolici. Sì, la faccenda è uguale per tutti, o quasi tutti; la plausibilità del valore è minima o nulla; la palude nasconde gruppi che non si riconoscono come tali, che neppure sanno di esserlo, e in cui ognuno per conto proprio persegue lo stesso fine — vale a dire (prima ancora del successo) la sopravvivenza editoriale, o presso l’editore per il quale si pubblica, o dello stesso editore, insidiato a sua volta da sempre nuovi editori — almeno quanto costoro sono insidiati da sempre nuovi scrittori”.

Il duro intervento di Cordelli è accompagnato da una mappa, in cui sono sette le categorie individuate: “senatori”, “gruppo misto”, “dissidenti”, “novisti”, “moderati”, “conservatori” e “vitalisti”. Alla classificazione di Cordelli ha risposto Mascheroni che, provocatoriamente, individua a sua volta i seguenti gruppi (con tanto di elenco di nomi): “imperdibili”, “il secondo mestiere”, “provinciali”, “milfissime”, “inutili”, “demodè”, “innocui”Satira a parte, le risposte a Cordelli non si sono fatte attendere, non solo in rete (su Twitter, dove non sono mancati gli attacchi al critico, tra gli altri è arrivato quello di Paolo Repetti di Einaudi Stile Libero). E sul sito del Corriere della Sera, Gilda Policastro ha iniziato così la sua replica: “A leggere lo sfogo di Franco Cordelli, che senza scandalo possiamo definire idiosincratico, vien da chiedergli immediatamente dov’era, negli ultimi (a dir poco) dieci-quindici anni, mentre anche da noi s’inveravano le profezie di Schiffrin e gli allarmi di un’editoria soccombente alla necessità di trarre profitto non solo o non più dal fatturato complessivo ma da ogni singolo titolo stampato, col sacrificio programmatico dell’opera costata al suo autore, diceva Leopardi, ‘anni di fatica e grandissimo lavoro’ e destinata in partenza agli altrimenti famigerati venticinque lettori o ancor meno…”.

Cordelli, saggista e critico letterario e teatrale classe '43, fa riferimento alla “ricca quanto tendenziosa antologia di Andrea Cortellessa, La terra della prosa (L’Orma editore), dedicata agli scrittori che hanno esordito dopo il 1999”. Il critico Cortellessa al telefono con Affaritaliani.it preferisce non fare polemiche sui nomi. Dal suo punto di vista, infatti,  è “più utile e interessante parlare dei metodi di selezione”. Ciò, a suo avviso, “renderebbe meno ovvia la pubblicazione di interventi come quello di Cordelli che si basano su impressioni soggettive”. Per Cortellessa, inoltre, non è corretto parlare di “palude”: “Si tratta di un’immagine mal scelta. Per definizione, è impossibile cartografare una palude. Si tratta di un ossimoro. Se Cordelli ha potuto fare una mappa, è proprio perché questa palude a cui fa riferimento non esiste”. Il curatore dell’antologia “La terra della prosa” ammette sì la presenza di “elementi di oscurità” nella letteratura italiana dell’ultimo decennio, ma rivendica anche che, “seppur tra mille difficoltà”, “un lavoro critico è stato fatto”. Rispetto a quello che accadeva prima, dunque, per Cortellessa “una generazione di critici, a cui appartengo, ha svolto un lavoro sì ingrato, ma che non può essere liquidato”. Lo stesso Cortellessa, però, è ben consapevole del fatto che ai media (e a molti tra i diretti interessati…) interessi più “il gioco del chi c’è chi non c’è” delle analisi e delle riflessioni sul metodo. “Ma per citare solo i due nomi con cui se la prende Cordelli, ci tengo a chiarire che Vasta e Falco che più che dall’amicizia o dalla presunta appartenenza a una tribù sono legati da una visione letteraria comune”.

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