Le inondazioni al confine tra Cina e Nepal hanno causato almeno 1.114 morti in Nepal e 3.916 dispersi, secondo quanto comunicato dalle autorità preposte alla gestione delle emergenze, a una settimana dal disastro. I media statali cinesi hanno riportato 16 morti in Tibet e 546 dispersi, portando il bilancio totale del disastro del 26 agosto a 1.130 morti e 4.462 dispersi.
Il ministero delle Finanze nepalese ha inviato ai partner internazionali una formale richiesta di risarcimento per i danni provocati dalla catastrofe, riconducibile al crollo di un ghiacciaio. In un’intervista alla televisione Khantipur, Khanal ha individuato nei tre grandi produttori di gas serra (Cina, India e Usa) i soggetti chiamati a rispondere, attribuendo loro una “responsabilità storica di risarcire nazioni vulnerabili come il Nepal“. Una posizione che il ministro ha inquadrato in termini netti: “Non è una questione di beneficenza, è una questione di responsabilità legale e morale”.
Le squadre di emergenza cinesi hanno dichiarato “praticamente aperta” una via di accesso terrestre verso il cuore dell’area devastata dall’alluvione al confine con il Nepal, nella contea tibetana di Gyirong. Dopo una settimana di lavori ostacolati dalla distruzione delle strade, da frane e dal rischio di ulteriori disastri secondari, i soccorritori sono riusciti ad aprire una preziosa via di comunicazione.
L’agenzia di stampa statale Xinhua ha riferito che il “corridoio di soccorso” verso l’area centrale di Gyirong consentira’ l’ingresso via terra a soccorritori, rifornimenti e parte delle attrezzature necessarie per intensificare le operazioni di ricerca. L’accesso via terra ha rappresentato un ostacolo significativo da quando l’alluvione ha colpito la zona il 26 agosto, distruggendo il valico di frontiera di Gyirong, uno dei collegamenti terrestri tra il Nepal e il Tibet (Cina sud-occidentale). Una massa di ghiaccio, roccia e fango ha spazzato via tratti della strada statale G216 e ha modificato in alcuni punti il corso del fiume, mentre le frane successive hanno costretto più volte a sospendere i lavori.
Secondo quanto riportato dai media statali cinesi, martedì rimanevano ancora da riaprire circa 800 metri di strada che conducevano al valico. Nei primi giorni, la mancanza di accessi e l’interruzione delle telecomunicazioni hanno impedito alle squadre specializzate di raggiungere l’epicentro del disastro, spingendo la Cina a impiegare elicotteri, droni e comunicazioni satellitari a supporto delle operazioni di ricerca.


