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Medicina
“Alla ricerca servono soldi e collaborazione tra Paesi”
AAIC 2014, in primo piano lo scienziato decano William Thies

di Paola Serristori

“La ricerca sull'Alzheimer sta facendo grandi progressi e finalmente vediamo dentro il cervello le risposte alle domande che ci siamo posti sul meccanismo della malattia. Il problema rimane come ottenere più soldi per proseguire gli studi”, dice William Thies, Senior Scientist di Alzheimer's Association. L'Alzheimer uccide come cancro ed infarto, ma queste morti sembrano meno “interessanti” nei notiziari dei media. I malati sono anziani e silenziosi, oppure se urlano il dramma resta circoscritto all'ambiente di casa, poiché essi non hanno la capacità di rendersi visibili all'esterno.

Il Professore William Thies è colui che con grande impegno e determinazione ha dato all'associazione no-profit americana che sostiene la lotta contro l'Alzheimer una forza ed una visibilità tali da renderla interlocutore delle maggiori organizzazioni mondiali e, ovviamente, del governo Usa, impressionato dalle stime sull'epidemia di Alzheimer e dai costi che il sistema sanitario non potrebbe sostenere.

Thies ha una fitta agenda di appuntamenti coi colleghi scienziati, mentre è in corso l'annuale conferenza. E' lui, insieme ai colleghi del direttivo di Alzheimer's Association, che raccoglie le richieste dei malati, delle loro famiglie, ma anche le indicazioni degli esperti che studiano il morbo nei cinque Continenti, in modo da tradurle in piattaforme di lavoro comune per il progresso della scienza, il benessere delle società, e le politiche di bilancio dei governi. Nonostante gli impegni, arriva all'incontro in sala stampa e sceglie di essere fotografato con alle spalle il muro tappezzato da tanti articoli sui recenti studi presentati ad Alzheimer's Association International Conference 2014 (AAIC 2014). Qualcuno suggerisce una diversa postazione, più formale ed adeguata allo scienziato decano, ma Thies si sofferma: “Anche questi articoli sono importanti, serve più informazione sull'Alzheimer”, dice sorridendo.

Alzheimer's Association è l'organizzazione più importante al mondo nella lotta contro l'Alzheimer: quali sono state le più grandi difficoltà e le più grandi soddisfazioni di questi anni?

“Negli anni si è verificato un cambiamento dell'argomento centrale nel campo dell'Alzheimer. Abbiamo lavorato molto strenuamente sulla 'regolamentazione' di alcuni cardini della ricerca, come l'uso di Imaging di Amiloide, che si è sviluppata negli ultimi due anni e che si sta dimostrando di grande aiuto nella comprensione del meccanismo della malattia. Ci sono due obiettivi che stiamo perseguendo, sulla scorta di quello che oggi sappiamo essere necessario: uno è un nuovo piano strategico, una massiccia campagna pubblica per trovare risorse che consentano le ricerche, il secondo punto è essere bravi nell'utilizzare il Piano nazionale contro l'Alzheimer ed i suoi capitoli di finanziamento per ottenere dal governo più dollari per la ricerca sull'Alzheimer. Devo dire che il governo americano ha assunto un impegno importante e davvero significativo in tempo di limitata crescita economica. L'attenzione del Congresso è meravigliosa, i miei colleghi che conducono le ricerche a Washington (ndr: John Morris, University of Washington, St. Louis) hanno un grande credito”.

Gli scienziati devono procurarsi finanziamenti per verificare le intuizioni e questo non è facile.

“No, non lo è. Per tanti anni non ci sono state notizie positive, ma il mondo sta cominciando ad interessarsi al crescente problema dell'Alzheimer. Ovviamente ogni governo deve fare la sua parte, perché una larga componente della popolazione è colpita dalla malattia, le cure sono costose per i malati e le loro famiglie, e così la tecnica di Imaging del cervello, come ha riferito Kenneth Langa (ndr: University of Michigan e Ann Arbor VA; Veterans Affairs. VA) nella sessione plenaria di AAIC 2014: ora siamo a 602 miliardi di dollari di costi nel mondo e questa cifra diventerà più alta. Dunque, dobbiamo trovare tutti quanti le risorse per sviluppare i nostri progetti di ricerca, in particolare gli studi con Imaging della proteina Amiloide (ndr: proteina che ha un anomalo comportamento nella fase iniziale dell'Alzheimer). Ripeto: la buona notizia è che ora possiamo vedere quello che accade nel cervello. Ma serve sempre più coordinamento, collaborazione, scambio di informazioni tra i Paesi per raggiungere il successo nelle conoscenze che stiamo acquisendo. Ed anche nelle cure. Considero importante tenere alto l'interesse dei governi e della gente sul tema dell'Alzheimer, bisogna che se ne parli sempre di più”.

William Thies, Senior Scientist Alzheimer's Association, con alle spalle gli articoli dedicati alla conferenza AAIC 2014, CopenWilliam Thies, Senior Scientist Alzheimer's Association, con alle spalle gli articoli dedicati alla conferenza AAIC 2014, Copenaghen
 

L'informazione su altre gravi malattie incurabili, ad esempio il cancro, non sembra avere convinto le masse a modificare abitudini rischiose. Come pensa che si possa farlo in tema di Alzheimer?

“E' difficile convincere le persone a cambiare stile di vita. Spesso quello che sanno fare è prendere le medicine! Bisognerebbe insegnare un corretto stile di vita sin dai primi anni scolastici. Oggigiorno ci sono tante tecnologie che ci tengono occupati e che ci portano a fare meno attività nella vita normale. Il messaggio che mi sento di dare è di ascoltare subito i consigli degli esperti, ci sono tante buone ragioni per ridurre drasticamente i fattori di rischio per la salute. Ognuno può darsi una propria motivazione, chi per prevenire i disturbi di cuore, chi per evitare il cancro, altri per prevenire l'Alzheimer. Tutti devono sapere che attività fisica, corretta alimentazione, rapporti sociali fanno sempre bene alla mente ed al corpo. Certo bisognerà parlarne ancora per molto tempo, perché le persone tendono a non ascoltare la prima, la seconda, la terza volta, ma ripetendo le raccomandazioni alla decima volta ci sarà chi dice 'ah, guarda, ora capisco che è importante'!”.

Quali saranno i temi della conferenza nel 2015?

“Non possiamo ancora dire quali saranno i contenuti dal momento che ne stiamo parlando con gli scienziati. Lo scopo della conferenza è creare un punto d'incontro dove gli scienziati comunicano tra loro, poi la nostra organizzazione traduce le loro indicazioni al pubblico. I temi principali che stanno emergendo riguardano i continui progressi delle terapie mediche, maggiore attenzione allo stile di vita, più dati su quello che l'Alzheimer rappresenta nel mondo. Non posso dire altro”.

Lei ha incontrato i suoi colleghi per aver una visione globale delle ricerche che porteranno avanti. Che cosa vi siete detti?

“La maggiore preoccupazione degli scienziati è di incrementare le conoscenze affinché la malattia sia trattata il prima possibile, prima che ci sia demenza. Inizialmente i segnali della malattia non vengono riconosciuti, bisogna far in modo che siano colti. I familiari devono conoscere i criteri, pubblicati nel 2010, che servono ad accorgersi della malattia. Un giorno ti senti normale, il giorno dopo non lo sei più. L'Alzheimer è una malattia cronica che si sviluppa per tanti anni, ci sono cambiamenti nel cervello per un lungo tempo. Bisogna prestare attenzione, prima che si arrivi alla demenza. Bisogna trattare quello stadio anche dieci anni prima, in modo da salvare l'abilità delle persone, e questo non è facile. Ciò che emerge dalla discussione coi colleghi è che bisogna insistere per comunicare tutto questo in modo chiaro e completo, ripetendo le informazioni”.

Che cosa aggiungere?

“Ci sono buone prospettive per rispondere all'emergenza e risolvere il problema. Abbiamo bisogno della consapevolezza che è molto dispendioso curare le persone e molto difficoltoso trovare le risorse per portare avanti la ricerca, se i soldi devono essere utilizzati per cure. Perciò bisogna sottolineare l'importanza della prevenzione”.

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