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Medicina
Invecchiare bene si può: ecco come

di Paola Serristori

C'è una bella differenza tra invecchiare e 'lasciarsi andare'. Ad Alzheimer's Association International Conference 2014 sono stati presentati i risultati positivi di due anni di sperimentazione clinica in Finlandia efficace a contrastare i mali dell'invecchiamento. Lo studio si chiama FINGER, acronimo di Finnish Geriatric Intervention Study, e ha coinvolto 1260 anziani, di età compresa tra 60 e 77 anni, che avevano un quadro ad alto rischio di demenza (basso livello di studi, pressione sanguigna alterata), ai quali sono stati imposti attività fisica, guida nutrizionale, esercizi cognitivi, attività sociali, e controlli cardiovascolari. La scienziata Miia Kivipelto, che ha coordinato lo studio, spiega: “Si sa che dieta ed attività fisica sono importanti, ma se si associano ad un programma completo di miglioramento dello stile di vita, i benefici sono impressionanti. Sono molto contenta di affermare che, dopo due anni, i volontari non avevano più il sintomo iniziale di declino cognitivo, anzi hanno migliorato l'abilità, sia a livello di organizzazione delle loro giornate, dei rapporti sociali, sia dell'agilità nei movimenti”.

Il valore della conferma scientifica delle intuizioni sui benefici di uno stile di vita sano viene sottolineato da Keith Fargo, Alzheimer’s Association Director of Scientific Programs & Outreach: “I ricercatori hanno osservato un numero di fattori modificabili che sono ritenuti associati con l'aumento di disturbi cognitivi nell'età avanzata. Altri studi, che avevano preso in considerazione singoli, isolati, fattori di rischio avevano avuto modesti risultati. E' stata necessaria una sperimentazione più lunga e completa come FINGER Study. Questi nuovi dati sono molto incoraggianti e noi di Alzheimer's Association cercheremo ulteriori studi che confermino ed estendano i risultati della ricerca finlandese”.

I partecipanti sono stati divisi in due gruppi: uno ha ricevuto un programma di dieta nutrizionale, esercizio fisico, allenamento cognitivo, attività sociali, controllo dei rischi cardiovascolari, invece il secondo solo un regolare controllo di salute. Dopo due anni, il primo gruppo ha rivelato una capacità mentale migliore in generale e nei controlli specifici attraverso test della memoria, funzioni esecutive (pianificazione, analisi, e soluzione di problemi), nonché velocità di riflessi.

“I partecipanti hanno detto che la loro esperienza era molto positiva - precisa Miia Kivipelto, Professore al Karolinska Institutet, Stoccolma, nonché Direttore scientifico di National Institute for Health and Welfare, Helsinki - ed i casi di abbandono di queste buone abitudini, al termine dei due anni, sono stati solo pari all'11%. Questo significa che il nostro studio ha avuto un importante ruolo nel motivare le persone a migliorare le proprie abitudini. L'adesione alle raccomandazioni è stata altissima per il controllo cardiovascolare, 96%, la dieta, 92%, poi esercizi fisici, 82%, esercizi cognitivi, 78%. Ripeto che l'avere rispettato tutte le indicazioni simultaneamente si è dimostrato fondamentale. Lo studio si è concluso nel febbraio 2014, ma la ricerca proseguirà. E' già stato pianificato un controllo dopo 7 anni, che valuterà l'incidenza di demenza ed Alzheimer attraverso biomarcatori, risonanza magnetica e PET”.

Tags:
alzheimermemoriadeclino cognitivodietaesercizio fisicofinger study
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