
di Fabio Massa
Negli ultimi tempi si è tornato a parlare della fusione tra Trenord e Atm. In pratica, il trasporto pubblico regionale e il trasporto pubblico urbano potrebbero unirsi. Le motivazioni? Le solite: creare economia di scala, effettuare operazioni di risparmio, mettere in comune il know-how. Lo dico chiaramente: c’è qualcosa di fastidioso in questo rincorrersi di motivazioni che sono sempre le stesse. Non perché non siano valide, beninteso. Sono talmente lampantemente valide che anche un bambino potrebbe comprenderle. Così come sono valide le motivazioni che portano i Comuni a creare sinergie e consorzi nel campo dei rifiuti, nel campo dell’acqua, nel campo delle reti, dell’energia, del gas. La cosa fastidiosa, per non dire imbarazzante per la politica, è che le fusioni hanno buone ragioni a “fazioni alterne”.
Un paio d’anni fa, ai tempi di Raffaele Cattaneo assessore alle Infrastrutture in Regione, girò voce che si volessero fondere Trenord e Atm. Solo che in quel momento Trenord pareva più attrezzata ad avere un ruolo maggioritario nella fusione. Insomma, l’asse di controllo del trasporto pubblico locale avrebbe visto più protagonista la Regione e meno il Comune, che così avrebbe perso parte del controllo sulla sua azienda più importante e strategica, ovvero l’Atm. Passa il tempo, Formigoni cade, Cattaneo non è più assessore e Biesuz non è più amministratore delegato. E si torna a parlare di fusione. Solo che questa volta è Atm ad essere “più attrezzata”. E quindi sarebbe Trenord quella “mangiata”. Tra l’altro, secondo gli esperti del Comune, questa volta la fusione sarebbe una scelta obbligata, visto che la società ferroviaria ha difficoltà di bilancio e di qualità di servizio non da poco (ma su questo torneremo). Tanto quanto sarebbe stata una “scelta obbligata”, un paio d’anni fa, la fusione con Atm per i problemi nei quali versava la società guidata da Bruno Rota. Quindi, scelta obbligata per scelta obbligata, pare legittimo che Maroni possa opporsi, o comunque far cadere il progetto, così come fece ai suoi tempi Pisapia. Operazioni speculari e identiche. Qualcuno mi spieghi allora dove sono finite le grandi motivazioni dell’economia di scala, delle operazioni di risparmio, del know-how comune. La risposta sembra lapalissiana: nel tritacarne di una politica che, destra o sinistra, sembra sempre la ripetizione dello stesso fastidioso copione.
@FabioAMassa
