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Milano
La Fashion week di Milano? Sempre meglio di Londra

Dopo le ultime polemiche sulla fashion week milanese maliziosamente attaccata da un articolo di Alexander Fury sul quotidiano inglese “The Indipendent” abbiamo incontrato la fashion blogger Krystel Lowell (www.theshowear.com) per capire cose ne pensa.

Krystel, tu che frequenti quotidianamente il mondo fashion tra Milano e Londra, cosa ne pensi delle ultime polemiche? Ha ragione Alexander Fury quando afferma che ormai Milano è in declino e i cinque giorni di sfilate milanesi suscitano poco interesse?
Innanzitutto devo dire che l’articolo di Fury rappresenta la sua opinione personale. Ho letto che Londra vorrebbe scalzare Milano. Niente di più falso. Sicuramente la Milano fashion week può migliorare, ma devo dire che il “mondo moda” londinese guarda sempre a Milano e all’Italia come un punto di riferimento, come un modello da imitare. Quando qui a Londra si parla di moda, si pensa immediatamente ai brand italiani. Ritengo quindi che l’articolo in questione sia volutamente provocatorio, fazioso e immeritato.

Che differenze tra il fashion system italiano e quello londinese?
Per quando riguarda le idee, la storia, i designer e la qualità l’Italia non ha rivali. Se non ci fosse la filiera italiana non ci sarebbero le sfilate di Parigi, Londra e NY. Purtroppo nel Belpaese non c’è il gioco di squadra. Gli stilisti tendono sempre a fare i solisti e non a creare un vero sistema. L’individualismo è la cosa che ci danneggia di più. Londra e NY da questo punto di vista ci surclassano sicuramente. Ho apprezzato molto Stefano Gabbana che ha pubblicato sul proprio profilo instagram tutte le foto delle passerelle degli altri stilisti italiani elogiandone l'estro creativo e chiedendo unità del fashion system italiano. In questo momento di crisi l’unione fa la forza.

Troppo pochi cinque giorni di sfilata?
Il problema non è il numero dei giorni, ma come viene stilato il calendario. Chi viene relegato nell’ultima giornata, rischia di non avere un parterre all’altezza poiché tutti sono in partenza per la settimana di Parigi. L’esempio lampante è stata la sfilata di Giorgio Armani lo scorso febbraio che non è riuscito a trattenere la direttrice di Vouge US Anna Wintour e ha quindi preferito cambiare data alla sua sfilata. Ma chi non ha lo stesso peso di Armani, per esempio i giovani talenti o i brand minori, ne esce sicuramente penalizzato. Questo sistema va rivisitato. Camera della Moda si sta attrezzando, grazie anche all’ingresso del nuovo AD Jane Reeve,  ma non è un compito affatto facile.

“The Indipendent” attacca la qualità delle collezioni. Salva solo Prada, Versace e Gucci. Che ne pensi?
Penso che si sia data troppo importanza a quell’articolo. Ho visto collezioni fantastiche e innovative. Penso a Moschino che sta rivoluzionando il mercato mettendo in vendita il giorno dopo la sfilata le collezioni. Ma come non ricordare la qualità delle collezioni di Dolce&Gabbana, Pucci, Cavalli, Scervino, Armani, Trussardi, Marni, Rebecchi, Ravizza, Ferretti oltre ai bravissimi giovani Alberto Zambelli e Fausto Puglisi. Forse il buon Fury si dimentica che il designer di Givenchy è l’italianissimo Riccardo Tisci.
Il “made in Italy” nonostante i suoi mille problemi è unico e sempre al vertice. A volte le polemiche non sono altro che invidia mascherata.

 

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