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Finanza

Il dollaro si rafforza contro le principali valute, in un mercato che vede aumentare le probabilità di una stretta monetaria della Fed dopo che i dati macro hanno certificato una ripresa dei consumi interni.

L'euro è così tornato sotto la soglia 1,10 dollari sui minimi da luglio scorso (fonte ANSA). La moneta europea è invece in recupero contro la sterlina e risale a quota 0,90. La divisa britannica perde terreno nel cross con il biglietto verde e scivola sotto quota 1,22 dollari.

Francesco Carlà di Finanza World affronta sul suo sito il trend macroeconomico delle ultimissime settimane: ci stiamo riferendo appunto al nuovo recupero del dollaro sull'euro. "Se fino a qualche mese fa le quotazioni erano stabilmente sopra 1,12 e sfioravano quasi 1,13, oggi siamo tornati vicini a 1,10. Il motivo di questo recupero del dollaro? Beh, ce ne sono diversi, ma senza dubbio il più importante è che ormai i mercati scontano un rialzo dei tassi a dicembre da parte della FED, mentre l'Europa è ancora piena di problemi e con una crescita molto bassa, quindi mantiene ancora i tassi ai minimi".

Secondo Financial Trend Analysis (FTA Online), società specializzata nella fornitura di contenuti in ambito finanziario, l'azionario statunitense prosegue una situazione di stallo: "Del resto manca un mese circa alle presidenziali, è normale che i mercati non vogliano assumersi particolari rischi prima del risultato. Se si esaminano gli indicatori di mercato più importanti (Breadth Indicators) qualche perplessità tuttavia emerge". Infatti la percentuale di titoli dell'S&P500 sopra la media mobile a 200 gg è a livelli vicini al 70%, quindi saldamente rialzista, ma lievemente in decrescita. Il rallentamento degli indicatori potrebbe essere solo lo specchio dell'incertezza politica e non la preparazione per una inversione in senso ribassista.

I motivi dominanti che contribuiscono a determinare il tono presente e futuro del mercato sono essenzialmente due: l'effetto tassi in ripresa, con il decennale in netto rialzo, e l'incertezza elezioni (anche se dopo l'ultima gaffe di Trump c'è l'impressione che i giochi siano fatti in favore della Clinton)".

Così conclude FTA: "La sensazione che se ne trae è che le Banche Centrali non possono esacerbare una tensione di equilibrio economico a danno del sistema bancario oltremisura, quindi il rialzo dei tassi è ormai chiamato a gran voce da parti molto influenti del settore finanziario e dei mercati in generale. L'effetto tassi ha riproposto un discreto rimbalzo del dollaro che, a sua volta, ha forse rallentato la crescita del mercato del petrolio che, in assenza di un dollaro in ripresa, avrebbe probabilmente potuto crescere già anche oltre i massimi di giugno posti per il Wti a 51,65 dollari circa.

Dopo l'8 novembre, data in cui si terranno le elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America, si potrebbe assistere ad un rally di fine anno piuttosto sostenuto. Rally che potrebbe però avere vita breve: vi sono infatti sullo sfondo questioni di liquidità generale, di misallocazione del capitale dovuto a questi anni di tasso di interesse innaturalmente basso, di mancata crescita degli earnings da parte del sistema corporate-america, unitamente alle grandi crisi bancarie del sistema Europa e alle strategie delle banche centrali degli altri Paesi che proseguono in una politica di controllo dei tassi nel vano tentativo di promuovere la crescita, che rischiano di rovinare la festa alla borsa anche in caso di vittoria del suo candidato favorito, Hillary Clinton".

"Fed divisa all’appuntamento dei tassi" titolava il mese scorso il Sole 24 Ore. Oggi invece dai verbali della riunione della Federal Reserve si comprende che il rialzo del costo del denaro arriverà "relativamente presto" nonostante la divisione tra 'falchi' e 'colombe' messa in luce dalle ultime dichiarazioni.

I falchi continuano a criticare la strategia troppo attendista, perseguita da Janet Yellen. La preoccupazione è sempre la stessa: che si inneschi una nuova recessione, a meno di non rientrare gradualmente verso la normalità evitando però improvvise politiche monetarie più aggressive.

Sta di fatto che il dollaro si sta rafforzando. Nel breve termine quali possono essere le conseguenze di questa ripresa del dollaro a livello di investimenti?

Sentiamo ancora il parere di Francesco Carlà: "Beh, la prima ed ovvia conseguenza è che gli investimenti in dollari dovrebbero trarne vantaggio, ma questo è in parte già avvenuto e a meno che la ripresa del biglietto verde non continui ancora, non è detto che ci sia moltissimo spazio. Sicuramente, però, una diversificazione valutaria non guasta".

E conclude "se la FED proseguirà con l'aumento dei tassi allora non è escluso che i rendimenti globali abbiano raggiunto un livello minimo e da qui torneranno a salire. Una cosa che già stiamo in parte vedendo. Non è un grandissimo problema fino a che i tassi non raggiungeranno un livello troppo alto, ma comunque è uno scenario che dobbiamo tenere in considerazione nelle nostre scelte di investimento".

Paolo Brambilla

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