Auto 2025, spinta dall’usato: più finanziamenti lunghi e boom ibrido - Affaritaliani.it

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Ultimo aggiornamento: 19:02

Auto 2025, spinta dall’usato: più finanziamenti lunghi e boom ibrido

Nel 2025 il nuovo arretra (-2,5%) ma l’usato cresce con più credito (+4,5%): ibrido al 44,3% e prestiti più lunghi per rate sostenibili.

di Giovanni Alessi

Il 2025 dell’auto italiana si può raccontare con un’immagine semplice: un mercato “a due velocità”.

Da una parte il nuovo, che chiude in lieve frenata; dall’altra l’usato, che continua a fare da ammortizzatore sociale ed economico, sostenuto dal credito. È la fotografia che emerge dall’Osservatorio Credit & Mobility di Experian-UNRAE: immatricolazioni giù del 2,5% (1.538.378 vetture), ma richieste di finanziamento sull’usato su del 4,5%.

Non è solo un rimbalzo statistico: è un cambio di comportamento. Il consumatore italiano appare più pragmatico, più attento alla rata che al listino e più disposto a “spalmare” la spesa nel tempo pur di mantenere un certo standard di prodotto. Armando Capone, AD di Experian Italia, lo sintetizza senza giri di parole: aumentano le durate oltre i cinque anni (oltre +10%), una leva che consente di accedere a veicoli di fascia superiore mantenendo rate sostenibili.

Nuovo: meno volumi, più valore (e più selezione)

Il dato di fondo è la contrazione del nuovo, ma il dettaglio è più interessante del titolo: negli ultimi mesi dell’anno si intravedono segnali di stabilizzazione e, sul fronte del credito, novembre segna un picco del +11% anno su anno nelle richieste di finanziamento.
La fascia di prezzo più frequente nelle immatricolazioni resta 15-25 mila euro (39,9%), ma la domanda finanziata si sposta verso l’alto: cresce la quota di richieste per vetture sopra i 25 mila euro (+3,9 punti percentuali). In pratica, il nuovo perde “pancia” ma prova a difendere valore, anche grazie a piani più lunghi che riducono l’impatto mensile.

Questa dinamica ha un riflesso sociale: il mercato si fa più adulto e più selettivo. La fascia 46-60 anni pesa il 36%, mentre gli under 30 arretrano con un -15,3% nelle immatricolazioni: per i più giovani l’accesso al nuovo diventa più complesso, tra redditi compressi e costi d’ingresso più alti.

E poi c’è la geografia del potere d’acquisto: quasi il 60% dei finanziamenti nasce in sole cinque regioni (Lombardia, Lazio, Toscana, Emilia-Romagna, Veneto). Il nuovo, insomma, si conferma un bene “da Centro-Nord”, dove fiducia e capacità di spesa restano più robuste.

Usato: il vero motore della mobilità (e del credito)

Se il nuovo rallenta, l’usato fa esattamente ciò che l’economia italiana gli chiede di fare: garantire mobilità e contenere l’esborso iniziale. I passaggi di proprietà crescono dell’1,8% e le richieste di finanziamento del 4,5%. Ma la variabile chiave è la durata: i prestiti oltre i cinque anni aumentano del 10,4% e diventano la scelta più popolare (40,8% del totale).

Il messaggio, per chi legge in chiave economica, è duplice. Primo: si compra con un vincolo di spesa mensile più rigido, quindi si “allunga” il piano. Secondo: così facendo, si sale di segmento anche nell’usato, con le fasce 15-35 mila euro che guadagnano quota.
E non è una tendenza confinata a un gruppo: la crescita arriva da tutte le età, dai 18-29 anni (+2,9% passaggi) fino agli over 75 (+7,6%). È l’auto come bene necessario, più che come scelta aspirazionale.

Nel Sud questa funzione è ancora più evidente: Sicilia, Campania e Puglia valgono insieme il 34% di tutte le richieste di finanziamento per l’usato. Dove il nuovo si contrae per ragioni strutturali, l’usato diventa infrastruttura di fatto: mantiene la mobilità personale e, a cascata, l’accesso al lavoro e ai servizi.

Transizione: l’ibrido vince “da solo”, il BEV fatica senza incentivi

Sul fronte delle alimentazioni, l’Italia 2025 parla la lingua dell’ibrido. Le HEV consolidano la leadership e arrivano al 44,3% del nuovo (dal 40,1% del 2024).
Il dato che pesa, però, è nell’usato: +34,8% nei passaggi di proprietà HEV e quota che sale al 10,2% (confronto primi 11 mesi 2024-2025). È un segnale potente perché indica una tecnologia percepita come “pronta” e poco dipendente da condizioni esterne: niente ansia da ricarica, niente salto infrastrutturale obbligatorio.

Le elettriche pure, invece, restano inchiodate a una soglia psicologica: nel nuovo arrivano al 6,2%, ma la loro traiettoria appare più legata agli incentivi. Andrea Cardinali, DG UNRAE, parla di un mercato che richiede letture granulari e nota che, normalizzato l’effetto degli eco-incentivi, le BEV “superano a fatica” il 6%.

Veicoli commerciali: priorità liquidità, non debito lungo

Nel mondo dei commerciali la logica cambia: qui la parola d’ordine è flessibilità. Cresce del 43,1% la domanda di durate brevi (2-3 anni) e aumentano le richieste fino a 15 mila euro (+27,4%), mentre cala la fascia 35-50 mila (-15,2%). Traduzione: imprese più caute, più attente a preservare liquidità e meno inclini a caricarsi di debito lungo in un contesto incerto.

2026: segnali migliori, ma serve una rotta stabile

L’Osservatorio indica per il 2026 una previsione di 1,54 milioni di immatricolazioni e un avvio positivo: +6,2% a gennaio 2026 rispetto a gennaio 2025.
Ma il punto politico-economico resta aperto: una transizione “sostenibile e inclusiva” non si fa a colpi di picchi intermittenti, bensì con politiche chiare e di lungo periodo, supportate da analisi d’impatto credibili. È qui che la dinamica a due velocità del 2025 diventa un avvertimento: se il nuovo resta territorio per chi può permetterselo, l’usato continuerà a reggere il Paese — con tutto ciò che comporta in termini di età media del parco circolante, emissioni reali e sicurezza.