Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Salute » Amgen: al via Be Active Lab, la piattaforma per promuovere l’attività fisica nella cura oncologica

Amgen: al via Be Active Lab, la piattaforma per promuovere l’attività fisica nella cura oncologica

Amgen: al via Be Active Lab, la piattaforma per promuovere l’attività fisica nella cura oncologica

Amgen, presentato a Milano Be Active Lab: il nuovo portale per inserire l’attività fisica nel percorso di cura oncologico: una guida per pazienti e medici

Muoversi durante e dopo un tumore non è solo possibile: può incidere concretamente sul percorso di cura. È questa la nuova frontiera dell’oncologia, sempre più orientata verso un approccio integrato in cui l’attività fisica affianca le terapie farmacologiche. In questo scenario si inserisce Be Active Lab, il nuovo portale informativo promosso da Amgen, pensato per supportare pazienti, caregiver e professionisti sanitari.

Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha rafforzato le evidenze sul ruolo dell’esercizio fisico in oncologia: mantenersi attivi può migliorare la qualità della vita, ridurre ansia e depressione e contrastare effetti collaterali delle cure come fatigue, anemia e neuropatie. Non solo. L’attività fisica sembra avere un impatto anche sugli esiti clinici, contribuendo a rendere più efficaci le terapie, riducendo il rischio di recidiva e aumentando le probabilità di sopravvivenza. Le indicazioni vanno nella stessa direzione anche dalle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo cui l’attività fisica dopo una diagnosi oncologica è associata a un minor rischio di mortalità.

L’exercise oncology è una disciplina relativamente recente che considera il movimento come parte integrante del trattamento”, spiega Fotios Loupakis, oncologo e presidente dell’Associazione KISS. “L’attività fisica può migliorare la tollerabilità delle cure e ridurne gli effetti collaterali, aumentando la probabilità che il paziente segua con continuità il percorso terapeutico”. I benefici si osservano anche a livello biologico: il movimento migliora l’ossigenazione dei tessuti, rafforza il sistema immunitario e contribuisce a ridurre infiammazione e debilitazione generale.

A confermare il trend è anche il trial CHALLENGE, pubblicato a fine 2025 sul New England Journal of Medicine, che ha evidenziato nei pazienti con tumore del colon una riduzione del 37% del rischio di morte e del 28% del rischio di recidiva grazie a un programma strutturato di esercizio fisico. Nonostante le evidenze, l’attività fisica resta poco praticata: solo il 7% dei pazienti oncologici si allena con regolarità. Un dato che riflette una barriera culturale ancora forte.

Per anni si è pensato che il riposo fosse la soluzione migliore. Oggi sappiamo che non è così”, sottolinea Francesca Lanfranconi, medico dello sport e ricercatrice. “L’esercizio è una vera e propria terapia mirata, capace di favorire i tessuti sani e supportare il percorso di cura. Serve però un cambiamento culturale nella medicina”.

Un elemento chiave è la personalizzazione. “Si parla di attività fisica adattata, costruita sulle condizioni cliniche e sulle caratteristiche del paziente”, spiega Alice Avancini, chinesiologa dell’Università di Verona. “Ogni programma parte da una valutazione individuale e prevede obiettivi progressivi e monitoraggio costante”.

Proprio per rispondere a queste esigenze nasce Be Active Lab, piattaforma digitale sviluppata da Amgen insieme a un board multidisciplinare di oncologi, ematologi, medici dello sport e chinesiologi. Il portale offre contenuti informativi e circa 70 videoesercizi dedicati a forza, mobilità e respirazione, adattabili a diversi livelli e realizzabili anche a casa. Ogni attività è accompagnata da indicazioni chiare e versioni semplificate per pazienti con difficoltà motorie, con l’obiettivo di rendere il movimento accessibile e sicuro.

A sostenere l’importanza dell’attività fisica è anche l’esperienza diretta di chi ha affrontato la malattia. “Non ho mai abbandonato lo sport: è stato fondamentale per il mio recupero”, racconta Ivan Basso, ex vincitore del Giro d’Italia. “Riprendere gradualmente l’attività, con il supporto dei medici, mi ha aiutato a ritrovare forza, equilibrio e fiducia”. Un messaggio chiaro: il movimento non è più solo prevenzione o benessere, ma parte integrante della cura. E strumenti come Be Active Lab puntano a rendere questo approccio sempre più diffuso nella pratica clinica quotidiana.

Amgen è una delle principali aziende biotecnologiche a livello globale, impegnata nello sviluppo di terapie innovative attraverso l’uso avanzato di genetica e tecnologia. La sua ricerca si concentra su diverse aree critiche, tra cui patologie cardiorenalimetaboliche, oncologiche, autoimmuni e ossee, con l’obiettivo di migliorare la qualità e l’aspettativa di vita dei pazienti. Con una solida pipeline di ricerca e sviluppo e una presenza internazionale (inclusa l’Italia), Amgen svolge un ruolo rilevante nella sanità e nella crescita scientifica.

L’intervista di Affaritaliani a Carmen Nuzzo, Therapeutic Area Lead di Amgen Italia

Carmen Nuzzo, Therapeutic Area Lead di Amgen Italia, ha dichiarato ai microfoni di Affaritaliani: “Amgen è da sempre un’azienda molto vicina ai pazienti, attenta ad ascoltare i bisogni che emergono sia da loro sia dalla comunità scientifica. Dal confronto con questi stakeholder è emersa chiaramente la necessità di andare oltre l’offerta di trattamenti innovativi, efficaci e tollerabili, collaborando attivamente con il mondo scientifico per integrare i percorsi di cura“.

Ci siamo resi conto che all’interno di questi percorsi integrati – che, come noto, coinvolgono diverse figure professionali – mancava un adeguato riconoscimento del ruolo dell’attività fisica. In oncologia, infatti, si fa spesso riferimento a psiconcologi e nutrizionisti, ma più recentemente è emersa l’esigenza di includere anche professionisti in grado di valorizzare il contributo dell’esercizio fisico, come evidenziato dai numerosi dati scientifici disponibili. Per questo abbiamo ritenuto importante sostenere un’iniziativa che metta queste figure al centro di un approccio integrato, contribuendo così a migliorare il percorso di cura dei pazienti onco-ematologici“, ha concluso Nuzzo.

L’intervista di Affaritaliani a Francesca Lanfranconi, Medico dello sport, Presidente Associazione Medico Sportiva di Lecco, Ricercatrice in fisiologia dell’uomo

Francesca Lanfranconi, Medico dello sport, Presidente Associazione Medico Sportiva di Lecco, Ricercatrice in fisiologia dell’uomo ha dichiarato ai microfoni di Affaritaliani: “Siamo partiti da un’idea: offrire al maggior numero possibile di persone che stanno affrontando un percorso oncologico l’opportunità di accedere a programmi di esercizio fisico sicuri, prescritti da medici dello sport e sviluppati da professionisti dell’attività motoria“.

Questo è stato possibile grazie al supporto dell’azienda, che ci ha consentito di strutturare il progetto sulla base della nostra esperienza e delle più aggiornate conoscenze disponibili in questo ambito. L’aspetto che ci ha colpito maggiormente è stata la possibilità di confrontarci e collaborare con gli oncologi, ovvero i professionisti che sono quotidianamente a contatto con i pazienti e che possono indirizzarli verso questa piattaforma. L’elemento di novità“, ha proseguito Lanfranconi, “a nostro avviso, risiede proprio nel fatto che sia l’oncologo a promuovere l’attività fisica, favorendo poi una presa in carico da parte di specialisti dell’esercizio. Esistono già piattaforme simili sul mercato, ma non con queste caratteristiche distintive“.

Riteniamo quindi che questa piattaforma abbia un importante potenziale di sviluppo, anche in prospettiva futura, parallelamente all’evoluzione delle conoscenze scientifiche: ciò permetterà di definire sempre meglio il tipo di esercizio più appropriato in base alla fase della terapia, al tipo di tumore, nonché all’età e al sesso della persona“, ha detto in conclusione Lanfranconi.