Per ora se ne parla solo nei corridoi, ma l’ipotesi di non rinnovare le sanzioni a Mosca è sempre più discussa nelle cancellerie e nel palazzo della Commissione europea a Bruxelles. I provvedimenti presi dopo l’annessione della Crimea scadono a luglio e il Consiglio dovrà decidere se rinnovarli oppure no.
Se ne sarebbe già dovuto parlare all’incontro di oggi e domani dei capi di Stato e di governo, ma l’assenza di un accordo ha convinto tutti a dare maggior e tempo agli sherpa per trovare una posizione condivisa.
Da una parte ci sono i paesi baltici (Lettonia, Estonia e Lituania) che insieme alla Polonia chiedono una linea dura con Mosca. A sostenere le loro posizioni c’è anche Washington. “Siamo pronti ad adottare ulteriori sanzioni contro la Russia fino a quando Mosca continuerà ad alimentare le violenze e l’instabilità nelle regioni orientali e separatiste ucraine”, ha dichiarato il vicepresidente Joe Biden in un colloquio telefonico con il presidente ucraino Petro Porosohenko.
Dall’altra parte ci sono stati come l’Italia, la Germania e la Francia che invece vorrebbero normalizzare i rapporti con Mosca per tornare ad esportare. Il nodo è l’accordo di Misnk del 12 febbraio scorso sul cessate il fuoco. Putin sta tenendo fede ai patti (più o meno) e alcuni Stati vedono questo come un gesto di buona volontà, quel che basta per ammorbidire, se non eliminare le sanzioni.

