Mentre gli occhi della Francia, e dell’Europa, sono fissi sullo scandalo sentimentale che ha investito Francois Hollande, il presidente francese tesse la sua rete per rilanciare la Francia. Prima di tutto in casa: il programma economico presentato a inizio anno promette un rilancio dell’economia e una riduzione della spesa pubblica (che piace alla destra). Hollande ha incontrato il Papa per tenere a bada la feroce opposizione cattolica interna e il suo ministro degli Esteri ha rilanciato i rapporti con la Germania dal punto di vista energetico e industriale. L’ultima mossa? Un viaggio in Turchia.
In una recente conferenza stampa Hollande ha illustrato le principali linee di intervento per rilanciare l’economia francese. Allora sì ai tagli alla spesa pubblica (50 miliardi in tre anni) e sì alla riduzione delle tasse alle imprese perché “dobbiamo produrre di più e meglio”, senza offerta è difficile crescere. Sì a misure per rendere più flessibile e competitivo il mercato del lavoro, con tagli ai contributi familiari a carico delle imprese e dei lavoratori indipendenti, sì alla concentrazione su produttività e investimenti (investimenti “partout”, ha quasi gridato Hollande), sì alla semplificazione della burocrazia.
Il presidente francese ha ribadito la scelta di Parigi per un ancor più solido asse franco-tedesco a guida dell’Unione. E lo ha fatto in concreto specificando anche tre settori strategici di collaborazione rafforzata fra i due paesi. In primo luogo, quello della difesa con una maggiore integrazione sul campo fra le rispettive forze armate sulla scorta di quanto già in programma con interventi congiunti in Africa centrale. In seconda istanza, Hollande ha messo il surplus francese nella produzione di energia elettrica a disposizione di un’intesa privilegiata in materia con la Germania. Infine, Parigi intende aprire un cantiere fiscale bilaterale per l’armonizzazione dei trattamenti fiscali delle imprese di qua e di là del Reno.
TURCHIA – Dalla visita di Hollande, la prima di un presidente francese da 22 anni, la stampa turca attende la fine del gelo che si era instaurato nelle relazioni fra i due paesi durante la presidenza di Nicolas Sarkozy, che aveva fra l’altro posto il veto all’apertura di nuovi capitoli nel laborioso negoziato di adesione di Ankara all’Ue.
Dopo l’uscita di scena di Sarkozy e l’elezione del nuovo presidente socialista, Parigi ha dato via libera al rilancio delle trattative fra Ankara e Bruxelles e all’apertura del capitolo 22 sulle politiche regionali. La Turchia spera ora, scrive Hurriyet, che Hollande dia luce verde all’avvio di trattative su due nuovi capitoli, il 17 (politiche economiche e monetarie) e il 23 (giustizia). La risposta di Parigi appare incerta. L’ipotesi di una futura adesione di Ankara all’Ue è fortemente impopolare in Francia.
Il paese della Mezzaluna inoltre attraversa una fase di forti tensioni politiche. Il governo del premier Recep Tayyip Erdogan è indebolito dalla Tangentopoli del Bosforo, che coinvolge decine di personalità vicine al regime islamico. E la risposta del ‘sultano’ di Ankara, accusato dall’opposizione di attuare una svolta autoritaria per bloccare le inchieste dei giudici anti-corruzione, ha suscitato l’allarme di Usa e Ue.

