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Asse Renzi-Hollande contro l’austerity. Alla Commissione? Merkel vuole Lagarde

Asse Renzi-Hollande contro l’austerity. Alla Commissione? Merkel vuole Lagarde
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“Renzi, forte del suo successo elettorale, deve dare vita ad un asse con Hollande, duramente colpito dalla Le Pen, per imporsi sulla Germania e chiedere un cambio di passo: rigore dei conti, ma anche crescita”. Antonio Villafranca, responsabile del ‘Programma Europa dell’Ispi, analizza in una intervista ad Affaritaliani.it gli scenari post voto. “Se Pse e Ppe non si metteranno d’accordo la Merkel potrebbe imporre come presidente della Commissione il direttore generale del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde”, la paladina del rigore. E aggiunge: “I tedeschi vogliono il mantenimento dello status quo, ma hanno paura che intorno a loro si stia facendo terra bruciata”.

Di Tommaso Cinquemani
europa@affaritaliani.it

Il Partito popolare europeo ha vinto questa tornata elettorale, ma non ha raggiunto la maggioranza a Strasburgo. Che tipo di alleanze si potrebbero costruire?
“Il Ppe non può solo contare sull’appoggio dell’Alde, i liberali, ma dovrà necessariamente rivolgersi ad altre formazioni, come il Partito socialista europeo”.

Alcuni dubitano che Jean Claude Juncker, il candidato del Ppe, sarà effettivamente nominato presidente della Commissione visto il risultato elettorale. Che cosa ne pensa?
“Se non c’è un accordo prima all’interno del Parlamento europeo, tra Ppe e Pse, su chi deve essere nominato alla presidenza della Commissione, è possibile che il Consiglio faccia scelte non in linea con i nomi proposti, cioè Schulz e Juncker. Tanto più che Junker non è il candidato della Merkel, visto che nonostante abbia fatto sua la posizione dell’austerity, ha anche criticato l’eccesso di rigore”.

Quali altri nomi si fanno per la presidenza della Commissione?
“Quello di Christine Lagarde, direttore generale del Fondo Monetario internazionale. Ricordiamo poi che oltre alla presidenza della Commissione c’è anche quella del Parlamento. Pse e Ppe potrebbero trovare un accordo dividendosi le Istituzioni”.

Da queste elezioni è uscita vincente la linea del Ppe, cioè quella del rigore. L’Italia, che con Renzi chiederà uno sforamento del tetto del 3%, come sarà accolta in Europa?
“Renzi si trova in una situazione molto favorevole. Primo perché è il leader politico che ha preso la percentuale di voti più alta. Poi perché nel Pse il Pd è il primo partito, infine perché dal primo luglio prenderà il via il semestre di presidenza italiano. Abbiamo buone carte da giocarci. Renzi deve avere la capacità di aggregare consensi a livello europeo per far cambiare rotta all’Europa. E il primo interlocutore dovrebbe essere Hollande, uscito clamorosamente sconfitto”.

I mercati non sanzionerebbero l’Italia nel caso sfori i limiti imposti da Bruxelles?
“Anche i mercati possono accettare lo sforamento del tetto del 3% se capiscono che si tratta di un investimento nella crescita. La Francia e la Spagna, ad esempio, hanno ottenuto una deroga di due anni per rientrare sotto il tetto”.

Alcuni analisti dicono che la Francia è il vero malato d’Europa, un Paese dove la Le Pen ha stravinto. Come vede lo scenario francese?
“Bisogna fare molta attenzione alla Francia perché è un Paese che ha un rapporto debito-Pil vicino al 100%, un deficit superiore al 3%, una crescita che è quasi la metà di quella tedesca e una disoccupazione in aumento. Ma soprattutto Hollande si è reso conto che l’asse franco-tedesco è inesorabilmente sbilanciato verso la Germania. E i francesi, abituati a percepire l’Ue come un organismo in cui sono primi insieme alla Germania, ora chiedono di contare di più e votano per i nazionalisti della Le Pen”.

In Inghilterra gli indipendentisti dell’Ukip hanno sbaragliato i conservatori e i laburisti. Il premier Cameron ha promesso che entro il 2017 si terrà un referendum per decidere se l’Inghilterra deve uscire dall’Europa. Stiamo perdendo la Gran Bretagna?
“Il rischio è concreto. Il risultato dell’Ukip è clamoroso. Gli indipendentisti hanno battuto liberali, conservatori e laburisti. Il referendum ormai è inevitabile e c’è la possibilità che Londra esca dall’Unione. In questo caso ci sarebbe un periodo di negoziazione e si decideranno le regole sulle relazioni commerciali e la circolazione di persone. La Gran Bretagna ha sempre avuto questa idea di Europa: una zona di libero scambio”.

La Germania sembra essere l’unico Paese a non risentire della instabilità economica  e politica europea, è così?
“Il partito della Merkel si è leggermente ridimensionato, ma ha vinto. I tedeschi fondamentalmente vogliono il mantenimento dello status quo, ma si sta insinuando la paura che intorno a loro si stia facendo terra bruciata e guardano con paura quello che sta succedendo in Francia. La Merkel si sente isolata e sa di non poter fare una Unione europea solo con la Germania e qualche paese del nord”.