Di Tommaso Cinquemani
Ha ragione Fabrizio Saccomanni quando dice che una vittoria dei movimenti nazionalisti alle prossime elezioni europee potrebbe essere “uno shock salutare” per l’Europa. Dalla sua fondazione in poi l’Unione Europea è sempre stata data per scontata. Nei sondaggi di opinione nessuno, o quasi, si diceva contro ad una maggiore integrazione della famiglia europea.
Adesso che le cose si mettono male, che la coperta non basta a tenere al caldo tutti quanti, iniziano a farsi sentire le voci di dissenso, di chi vorrebbe tornare alla Lira o al Marco. Di chi vorrebbe chiudere la porta ai cittadini degli altri Paesi europei. Sono gli euroscettici o eurocritici, e a parte qualche deriva populista, il loro apporto è fondamentale per la democrazia europea.
Basta guardare all’Europarlamento. A differenza di quello italiano non si divide tra maggioranza e opposizione, tra destra e sinistra. Sì, ci sono le grandi famiglie che ricalcano a grandi linee le differenti scuole di pensiero e ideologie del Novecento, ma sono divisioni spesso fittizie. Le decisioni, quelle importanti, si prendono tra eurodeputati dello stesso Stato. Gli italiani faranno gli interessi dell’Italia e i tedeschi della Germania.
A maggio si inserirà una nuova variabile in questo schema: gli euroscettici. Questa componente, che potrebbe arrivare al 20%, avrà il compito di ‘fare le pulci’ durante i lavori parlamentari e migliorare, si spera, il processo di codecisione. Non sarà una forza abbastanza grande da avere la maggioranza, ma non sarà così piccola da essere irrilevante. A quel punto le Istituzioni europee sentiranno che l’Europa non è più data per scontata e che se vogliono che il progetto di un Continente pacifico e prospero sopravviva, dovranno impegnarsi sul serio.
