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Gli economisti della Bocconi bocciano il Qe. “Rischia di creare bolle speculative”

Di Tommaso Cinquemani
@Tommaso5mani

Franco Bruni, economista della Bocconi esperto in politica monetaria internazionale, è scettico sulle possibilità di successo del quantitative easing appena lanciato dalla Bce. “Da solo non può far ripartire l’economia europea e rischia di creare delle bolle speculative”.

L’INTERVISTA

Professor Bruni, come valuta la scelta del board della Bce di iniziare una operazione di quantitative easing a partire dal prossimo marzo?
“Mario Draghi ha utilizzato l’ultima arma che aveva a disposizione per cercare di raggiungere l’obiettivo statuario della Bce sull’inflazione. L’unica elemento di debolezza di questo piano è la ripartizione del rischio, che per l’80% sta in capo alle Banche centrali nazionali, mentre nei giorni scorsi si era parlato di un 50%”.

La ripartizione del rischio è stato lo scotto da pagare alla Germania?
“Probabilmente sì. Ma la Bce, nonostante queste manovre, non ha il controllo sull’inflazione. L’aumento dei prezzi avviene solo quando l’economia riparte. Ma perché riparta servono le riforme. Draghi è prigioniero del suo mandato, deve dimostrare di stare facendo qualunque cosa in suo potere”.

Sembra piuttosto scettico sugli effetti del Qe…
“Perché da solo non basta. Se sostituisco nel portafogli di una persona un titolo di Stato, che rende al lordo delle tasse l’1,8% a dieci anni, con della moneta liquida non credo che tale persona corra ad anticipare l’acquisto dell’auto o della tv”.

Secondo la Bce la maggiore liquidità a disposizione dovrebbe arrivare alle aziende. Non è così?
“Per quale ragione le banche dovrebbero prestare improvvisamente questi soldi alle imprese, di cui non si fidano, rischiando di perderli? Prima stavano abbastanza bene con i titoli di Stato che gli rendevano poco, ma in maniera sicura. Ci sono forti probabilità che da un punto di vista pratico questo Qe rimanga sterile”.

Lei ritiene che non abbia alcun effetto positivo sull’economia europea?
“Il tentativo di Draghi è quello di forzare le aspettative. Se tutto il mercato si entusiasma allora tutti quanti faranno festa e spenderanno di più. Ma dal punto di vista tecnico non ci sarà un aumento dei consumi”.

Negli Stati Uniti però il quantitative easing della Federal Reserve ha dato una bella spinta all’economia, perché da noi non dovrebbe essere lo stesso?
“Se l’obiettivo è aumentare l’inflazione il caso statunitense è negativamente emblematico. Negli Usa non c’era un problema di bassa inflazione e ad oggi non ci sono segnali di un aumento, nonostante l’enorme quantità di denaro iniettato. Inoltre negli Usa la Fed ha comprato dalle banche anche i titoli tossici, liberandogli i portafogli, mentre la Bce comprerà i titoli tedeschi, tra i più sicuri al mondo”.

Tutta questa liquidità sul mercato rischia di creare delle bolle speculative in Europa?
“Assolutamente sì. Dopo gli interventi della Banca centrale inglese si è formata una bolla sul mercato immobiliare che è una vera spada di Damocle, che può avere effetti su tutta l’Europa. Negli Usa ce ne sono molte di bolle, ad esempio quella energetica”.

Insomma, per fare ripartire l’economia, i consumi e l’inflazione servono le riforme?
“Certo. Siamo finiti in una grande trappola perché abbiamo pensato di poter riuscire ad evitare le vere riforme stampando moneta, ma così non è”.