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Carbone, acciaio e… banche

Di Tommaso Cinquemani

Nel 1951 l’Europa era devastata dalla seconda guerra mondiale. La Germania era in ginocchio, sconfitta e umiliata. La Francia era in condizioni disperate. L’Inghilterra era vittoriosa, ma ridotta ad un cumulo di macerie e l’Italia post-fascista era divisa in due. In un panorama così desolante alcuni visionari giunsero alla conclusione che per evitare future guerre gli Stati avrebbero dovuto raggiungere un accordo economico che assicurasse il benessere per tutti. A quei tempi se si parlava di industria si parlava di acciaio e carbone. Nacque la Ceca (Comunità europea del Carbone e dell’Acciaio) che assicurò crescita economica e pace. Venne poi l’Euratom per l’energia nucleare. Si passo infine ad abbattere le barriere commerciali, creando il mercato comune. Fino agli inizi del secolo l’Europa avanzò spedita verso il benessere.

Alcuni anni dopo l’introduzione dell’euro la situazione cambiò. La crisi del 2008 e gli effetti negativi che ancora oggi rovinano le vita degli europei sono la dimostrazione che qualcosa non ha funzionato, che lo scopo dell’Ue, cioè assicurare benessere e pace, stava fallendo. Nel mirino è finito allora il sistema finanziario e quello bancario.

Se l’Europa vuole crescere è necessario che intervenga, come ha fatto nel 1951, imponendo nuove regole a livello comunitario. E il ragionamento è lineare: se negli anni ’50 l’economia si basava su carbone e acciaio, oggi si fonda sulla Borsa, sull’euro, sulle banche, sulla fluidità del capitale che passa le frontiere senza controlli. I tentativi di istituire l’Unione bancaria vanno in questa direzione, così come la guerra che Bruxelles ha intrapreso contro i semi-paradisi fiscali all’interno dei confini comunitari. Non si tratta semplicemente di tassare una parte dell’economia, ad esempio con la Tobin Tax, ma piuttosto di definire regole per evitare future crisi, perché nessuna banca ‘troppo grande per fallire’ debba essere salvata o perché nessun debito pubblico sovrano sia preso di mira dalla speculazione.