Due anni dopo lo scandalo della carne di cavallo, il grossista olandese Willy Selten è stato condannato a due anni e mezzo di reclusione lo scorso martedì per frode sulla carne prodotta nel suo stabilimento di Oss. Il 45enne era stato arrestato nel maggio 2013 in seguito a un’inchiesta che aveva individuato la contaminazione di carne bovina con carne di cavallo non dichiarata, confezionata e distribuita nei grandi supermercati in tutta Europa.
Parola fine a possibili scandali sulla carne di cavallo? Assolutamente no. La condanna è arrivata qualche giorno dopo che l’indicazione dei luoghi di allevamento e di abbattimento è stata resa obbligatoria in Francia. Peccato che la menzione del luogo di nascita resti obbligatoria solamente per i bovini, che sono sempre trattati con maggiore attenzione dai tempi della crisi della mucca pazza. Ma queste misure concernono solamente le carni fresche.
Lo scorso febbraio i parlamentari europei hanno votato una risoluzione affinché l’origine della carne sia menzionata anche per i preparati, come i piatti surgelati. Il Parlamento europeo ha chiesto alla Commissione Ue di presentare un atto legislativo che obblighi i produttori di piatti pronti a indicare sull’etichetta l’origine della carne utilizzata. Peccato che la risoluzione non sia stata recepita dalla Commissione.
Secondo il sindacato interprofessionale francese del bestiame e della carne, Interbev, la Commissione si è rifiutata di tenere conto della risoluzione per una ragione: il prezzo. L’Interbev sostiene che dover menzionare l’origine della carne significherebbe che non si potrebbero più mischiare pezzi di diversa origine, pratica utilizzata in ogni piatto preparato. E questo provocherebbe un innalzamento dei prezzi.
Un’opposizione che però non va giù alla deputata europea Françoise Grossetete, membra del Ppe, che ha votato per l’etichettatura obbligatoria e che al Le Figaro ha dichiarato: “Bisogna sapere che la carne è estremamente utilizzata nell’industria alimentare e che è acquistata a grandi quantità, da differenti provenienze, prima di essere mischiata. Si tratta di un sistema che lascia immaginare molte cose”. Grossetete fa riferimento al sistema di trading della carne messo in luce dallo scandalo della carne di cavallo del 2013.
Era il caso per esempio di Selten, il commerciante condannato, che mischiava la carne bovina invenduta con quella di cavallo, ingannando i consumatori. La carne proveniva da posti differenti, spesso da produttori romeni e poi acquistata tramite trader ciprioti prima di essere venduta nei supermercati olandesi e di mezza Europa.
Ma dopo lo scandalo del 2013 questi metodi non sono cambiati. Grossetete e molti altri specialisti e deputati europei sono convinti che un nuovo scandalo sia possibile anche oggi esattamente come due anni fa. “I consumatori dovrebbero avere fiducia nei prodotti che comprano e nell’etichettatura”, afferma Grossetete che poi attacca le lobby industriali e chi cede alle loro pressioni. “Tra i deputati c’è chi cede alle pressioni delle grandi industrie”. Il rischio di un nuovo scandalo è dietro l’angolo.

