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Il voto dà credito a Renzi, e gli chiede di accelerare

Il voto dà credito a Renzi, e gli chiede di accelerare
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Quanti della nomenclatura del PD si morderanno le mani per aver appoggiato Bersani che un anno fa, sconfiggendo Renzi nelle primarie, portò il partito al fatale pareggio nelle elezioni?

Di Marco Volpati

Di Marco Volpati

Quanti della nomenclatura del PD si morderanno le mani per aver appoggiato Bersani che un anno fa, sconfiggendo Renzi nelle primarie, portò il partito al fatale pareggio nelle elezioni?

Più di sempre, il voto europeo ha avuto due effetti paralleli: all’interno verifica della popolarità dei governi nazionali (un po’ come accade negli USA con le elezioni di mezzo termine); a Bruxelles giudizio sui limiti della politica dell’Unione, troppo debole in presenza di una crisi economica prolungata che ha pesato su tutti, ma in proporzioni molto diverse (la florida Germania e la Grecia in dissesto).

Renzi ha avuto dalla sua una carta formidabile: poter dire agli italiani che solo con un buon risultato per lui il governo di Roma poteva andare avanti con riforme e rilancio economico. Le urne gli hanno dato semaforo verde, spazzando anche i dubbi sulla sua “non investitura popolare”.

C’è di più. Nel panorama continentale il PD è l’unico partito della sinistra moderata – quella che fa capo al Partito Socialista Europeo – che vince nettamente. In Francia i socialisti crollano, in Spagna pure; in Inghilterra i Laburisti vanno male; in Germania SPD cresce, ma resta secondo partito ben distante dalla CDU di Angela Merkel. Martin Schultz, il candidato socialista alla guida della UE, ha fallito l’obiettivo; i suoi supporter italiani hanno dato il massimo contributo; sono mancati gli altri (tedeschi compresi).

Il successo di Renzi annulla l’effetto anti-europa che i seguaci di Grillo portano con sé. Chi sta male davvero sono la Francia con il Front National di Marine Le Pen che straccia tutti, e più di tutti i socialisti di Hollande, e la Gran Bretagna dove Ukip scavalca i conservatori e lascia i laburisti al terzo posto.

Tre punti all’attivo per Renzi:  il via libera alla sua azione politica; un peso decisivo nello schieramento della sinistra europea; e poi la forza sufficiente per dire che, se l’Europa potrà reggere la presenza molto forte dei partiti populisti, il ruolo dell’Italia sarà determinante.

Qualcuno già calcola che Renzi potrebbe andare alle elezioni politiche già quest’anno o la prossima primavera, per capitalizzare anche in sede nazionale una maggioranza per il PD. Ma sarebbe un errore: l’apertura di credito del 25 maggio non è detto che duri a lungo. Gli italiani aspettano di incassare ben di più e ben di meglio degli 80 euro in busta paga. L’elenco dei bisogni e delle attese è grande; trascurarlo per correre ancora alle urne potrebbe essere fatale.