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L’appello di Confcommercio a Renzi: “L’Italia conti di più in Europa”

Mercato interno, made in Italy, turismo… Confcommercio ha pubblicato un manifesto nel quale porta all’attenzione della politica 12 priorità in vista delle Europee. “Renzi sta facendo bene in Europa”, spiega ad Affaritaliani.it Alberto Marchiori, delegato per le Politiche comunitarie di Confcommercio. “Siamo un pilastro dell’Unione e con questa consapevolezza il governo deve trattare a Bruxelles”

Di Tommaso Cinquemani
europa@affaritaliani.it

Confcommercio ha pubblicato un manifesto programmatico in previsione delle elezioni europee di maggio. Nel documento portate all’attenzione della politica 12 punti. Quali sono le priorità che ritiene essenziali?
“La cosa più importante è investire sulla crescita e dare pari dignità ai settori economici e alle diverse forme di impresa. In un Paese in cui il Pil è creato prevalentemente dalla Pmi e dove il terziario gioca un ruolo importante, ci aspettiamo un trattamento paritario tra tutti i settori”.

Che tipo di parità?
“Quando si parla di fondi per l’innovazione la burocrazia di Bruxelles e quella delle Regioni blocca le piccole imprese e lascia passare solo quelle medie e grandi. Spesso si tratta semplicemente di una operazione fatta dai burocrati che vogliono lavorare di meno, analizzando solo le pratiche delle grandi aziende. Su questo genere di cose bisogna che ci sia un cambio di rotta e i nostri politici si devono imporre. Il governo deve essere più presente in Europa, non possiamo più arrivare in ritardo ai tavoli di discussione”.

Il fatto che il premier Renzi non abbia nominato un ministro agli Affari europei può porre delle difficoltà nelle trattative a livello comunitario?
“Dal punto di vista politico ci preoccupa un po’ perché l’Europa ha un peso enorme, l’85% della legislazione italiana è di derivazione comunitaria. Non è però la carica a fare la differenza, questi temi possono benissimo essere affrontati dal sottosegretario Gozi in maniera proficua”.

Nel vostro manifesto parlate di una “armonizzazione del mercato interno”, che cosa intendete?
“La prima cosa da fare è armonizzare i regimi fiscali in tutta l’Europa. Spesso non siamo in grado di competere all’estero perché oltre ai problemi strutturali italiani abbiamo regimi fiscali incerti e che variano da un luogo all’altro. In Belgio le aziende sanno esattamente qual è la tassazione, da noi no e questo ci mette in difficoltà”.

A fine estate si dovranno cambiare tutti i Commissari europei, lei auspica che ci sia un commissario italiano al Mercato interno?
“Spero di sì. Ma l’importante, al di là del ruolo dei commissari, è l’azione del governo. Noi siamo stati abituati ad avere dei premier che hanno sempre firmato ogni tipo di trattato per poi lamentarsi e chiedere delle modifiche. Concordo con quello che dice Renzi: noi siamo un Paese autorevole che conta moltissimo in Europa. Se uscissimo dall’euro l’Unione crollerebbe. Ma questo nostro peso non l’abbiamo mai fatto valere”.

In che cosa dovremmo farlo valere?
“Ad esempio nel chiedere di rivedere i parametri di Maastricht. Renzi ha imboccato al strada giusta, speriamo riesca a portare a casa dei risultati”.

Che cosa pensa dell’incontro tra il premier Renzi e la cancelliera Merkel?
“La Merkel non si è mossa dalle sue posizioni, anche se ha espresso apprezzamento per l’operato di Renzi. Spero che il premier le abbia fatto capire il nostro peso e la necessità di giocare ad armi pari ed investire nella crescita. La Germania, quando si è riunificata, è stata aiutata da tutti, ora tocca a noi”.

Come si fa a bilanciare la necessità di avere i conti in ordine con gli incentivi alla crescita?
“Tutti parlano del debito pubblico elevato, ci sono però Paesi che, in percentuale, hanno numeri molto più alti, ma hanno strumenti per rimanere in equilibrio. Gli Usa ad esempio possono emettere moneta e quindi riescono a bilanciare il debito. Noi questa opzione non l’abbiamo ancora. E qui mi collego con il problema dell’accesso al credito. L’Europa deve rivedere il settore bancario e ridare fiato alle imprese”.

Basta con il rigore tedesco quindi?
“La Germania non va demonizzata, ma non va neppure messa su un piedistallo. Berlino deve tenere conto che in Europa non c’è solo lei”.

Uno dei punti fondamentali del vostro manifesto è il marchio di origine comunitario, di che cosa si tratta?
“Per noi il ‘Made in’ è fondamentale, soprattutto nell’agroalimentare, uno dei pochi settori che ci dà la possibilità di esportare ed essere conosciuti nel mondo. Idem per il turismo, l’Italia è unica al mondo e potremmo essere la punta di diamante dell’Europa, ma il turismo deve allora avere un riconoscimento come priorità dell’Ue”.

Nel vostro manifesto sottolineate il ruolo del territorio, come mai?
“Una cosa che per Confcommercio è molto importante è ripartire dalla città e dal governo del territorio. Tutta la politica dei fondi strutturali non può essere fatta in modo settoriale e frammentato. Servono interventi sul territorio che facciano sistema e creino sviluppo. La città è il giusto contenitore per gestire i finanziamenti e avere un ruolo centrale dal punto di vista progettuale, in sintonia poi con le Regioni che devono fungere da coordinamento”.

IL MANIFESTO DI CONFCOMMERCIO

“Senza impresa non c’e’ Europa, senza sviluppo non c’e’ impresa”: e’ questo il titolo e il filo conduttore del Manifesto per l’Europa, predisposto da Confcommercio-Imprese per l’Italia, in vista delle elezioni del nuovo Parlamento Europeo, che riassume le istanze e le aspettative delle imprese del terziario di mercato italiano. Il prossimo Parlamento Europeo – si legge nel documento – sara’ chiamato a nuove e piu’ grandi responsabilita’ rispetto al passato: i prossimi cinque anni, infatti, saranno decisivi per il futuro dell’Unione Europea e per la sua sostenibilita’ e condivisione da parte di tutti i popoli europei. E decisiva sara’ anche l’azione dell’Italia, che assumera’ la Presidenza dell’Unione in un periodo caratterizzato dal rinnovo delle sue Istituzioni.

Il primo obiettivo dell’Ue, spiega Confcommercio, dovra’, dunque, essere il superamento della crisi che ha colpito l’economia in una dimensione inaudita. L’Unione ha fatto fronte agli attacchi speculativi dei mercati finanziari, che e’ all’origine della crisi, esclusivamente con misure di austerita’ al fine di salvaguardare sia le banche e le istituzioni finanziarie sia la stabilita’ economico finanziaria degli Stati sovrani, specie quelli, come l’Italia, con un rapporto debito-Pil molto elevato. Quando l’Unione e’ intervenuta nei confronti dei Paesi in maggiori difficolta’ lo ha fatto per assicurare la stabilita’ dei bilanci e dei mercati finanziari che li sostengono, sempre doverosa, senza assumere misure idonee per la ripresa economica e lo sviluppo. Confcommercio chiede, pertanto, all’Europa di invertire la rotta con un’azione decisiva per rilanciare lo sviluppo. Nel pieno rispetto del ruolo delle Istituzioni dell’UE, la Confederazione individua, in 12 punti, le linee guida dell’azione dell’Unione per restituire fiducia alle imprese ed ai cittadini e creare un ambiente socioeconomico favorevole alla ripresa.

Tra le priorita’ indicate da Confcommercio: la valorizzazione delle imprese del commercio, del turismo, dei servizi, dei trasporti e della logistica tramite politiche di sviluppo e investimenti che ne accrescano la competitivita’; l’armonizzazione del Mercato interno e dei regimi fiscali degli Stati membri per garantire un contesto di concorrenza leale tra tutte le imprese e tutti i settori economici; la semplificazione e la stabilita’ dell’assetto normativo anche a vantaggio delle imprese meno strutturate e di piu’ piccole dimensioni, come impone lo Small Business Act; la revisione della direttiva Bolkestein; la centralita’ delle citta’ e dei territori per la crescita e lo sviluppo; la salvaguardia del pluralismo distributivo e il contrasto alla desertificazione commerciale dei centri storici e delle periferie; la valorizzazione del turismo e del patrimonio storico, artistico e culturale; la facilitazione dell’accesso al credito; la modificazione e l’agevolazione dell’utilizzazione dei fondi strutturali; la revisione dei parametri di Maastricht; l’istituzione del marchio di origine dei prodotti; la lotta alla contraffazione e alla criminalita’; lo sviluppo di sistemi e reti di trasporto e logistica che garantiscano l’accessibilita’ ai diversi mercati; il completamento dell’apertura alla concorrenza del trasporto ferroviario e del trasporto pubblico locale; il sostegno all’innovazione nel terziario di mercato e alla digitalizzazione delle imprese.