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Corte di Giustizia Ue, bocciata l’Italia sulla Cig ai dirigenti

L’esclusione dei dirigenti di azienda dalle procedure di mobilita’ e dalla cassa integrazione da parte dell’Italia e’ in violazione con il diritto comunitario. Lo ha stabilito oggi la Corte di giustizia dell’Unione europea, criticando il fatto che in Italia siano soggetti a queste procedure soltanto operai, impiegati e quadri, mentre le regole Ue non prevedono alcuna distinzione tra i lavoratori.

La Corte sottolinea che in Italia la cassa integrazione si applica solo alle aziende con piu’ di quindici dipendenti. I dirigenti sono considerati nel computo dei dipendenti al fine di stabilire se la CIG e’ applicabile. Tuttavia essi sono esclusi dal computo nel momento in cui si attua la CIG e le eventuali successive procedure di licenziamento collettivo, che invece sono applicate solo a operai, quadri e impiegati.

“I dirigenti sono compresi nel calcolo della manodopera dell’impresa, ma sono esclusi dal calcolo del numero di licenziamenti che essa intende effettuare,” sottolinea la Corte in una nota. A partire dal 2008, la Commissione europea ha rimproverato all’Italia questo trattamento diseguale e non in linea con le norme Ue. Ora la sentenza della Corte conferma la posizione di Bruxelles e condanna la disciplina italiana come non conforme con l’ordinamento europeo. “Avendo escluso, mediante la legge n. 223/1991, recante norme in materia di cassa integrazione, mobilit, trattamenti di disoccupazione, la categoria dei dirigenti dall?ambito di applicazione della procedura prevista dall?articolo 2 della direttiva 98/59/CE concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di licenziamenti collettivi, l?Italia venuta meno agli obblighi ad essa incombenti,” si legge in una nota della Corte