Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Affari Europei » Cresce il numero di laureati, ma sempre pochi rispetto all’Ue

Cresce il numero di laureati, ma sempre pochi rispetto all’Ue

Cresce il numero di laureati, ma sempre pochi rispetto all’Ue
aula università
I laureati italiani sono sotto la media europea, pur essendo cresciuti nell’ultimo anno. E’ il dato che emerge dalla ricerca dell’Anvur. Mentre sui fondi destinati all’università… Lo studio

I laureati in Italia sono aumentati ma restano sempre pochi rispetto al resto d’Europa. E’ quanto emerge dal primo rapporto biennale sullo stato del sistema dell’universita’ e della ricerca realizzato dall’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur). Il rapporto spiega infatti che tra il 1993 e il 2012 la quota dei laureati sulla popolazione in eta’ lavorativa e’ salita dal 5,5 al 12,7% e quella tra i giovani fra i 25 ed i 34 anni e’ passata dal 7,1 al 22,3%.

Nonostante questo miglioramento, sottolinea l’Anvur, l’Italia continua ad essere uno dei Paesi con la piu’ bassa quota di laureati. Infatti, nel 2012, all’interno dell’Unione europea vi erano in media oltre 35 laureati ogni 100 abitanti in eta’ compresa tra i 25 ed i 34 anni, contro il 22,3% dell’Italia. Una delle principali cause di questo divario, spiega il rapporto, e’ l’assenza nel nostro Paese di corsi di carattere professionalizzante che nella media europea rappresentano circa un quarto dei giovani in possesso di un titolo di istruzione terziaria.

Dal 2009 il finanziamento complessivo del ministero dell’Istruzione, dell’universita’ e della ricerca al sistema universitario si e’ ridotto di circa 1 miliardo (-13% in termini nominali, -20% in termini reali). Lo sottolinea il primo rapporto biennale sullo stato del sistema dell’universita’ e della ricerca dell’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur).

Nel documento, presentato questa mattina al ministro Stefania Giannini, si evidenzia che la riduzione delle risorse “e’ stata resa sostenibile dalla riduzione del personale, soprattutto dei docenti ordinari e dal blocco delle progressioni degli stipendi”. Il rapporto aggiunge che nei prossimi cinque anni andranno in pensione 9.000 docenti, il 17% del totale. “Sara’ quindi necessario assicurarne il ricambio (circa 1.800 docenti all’anno) per garantire la didattica, il governo degli atenei e il potenziale di ricerca del Paese”, si legge ancora nel documento, che fa il punto sul sistema universitario italiano a quindici anni dalla riforma 3+2 che ha rimpiazzato la laurea a ciclo unico con corsi di laurea triennali e magistrati.