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Croazia, l’economia è in rosso. E le imprese venete delocalizzano

Dopo sei anni di recessione il Paese non vede la ripresa. Deficit al 5% e crescita a meno 0,7%. Zagabria vara un pacchetto di norme per pompare i consumi. Intanto le aziende venete traslocano oltreconfine…

Tempi bui per la Croazia. Entrata nell’Unione europea a gennaio di quest’anno, è già nella black list della Commissione. Dopo sei anni di recessione i conti pubblici sono tutti col segno meno. A fare ben sperare è solo il debito pubblico molto basso e la speranza che la crisi stia per finire.

Il governo di centrosinistra ha portato il deficit al 5 per cento del Pil. Un punto in più rispetto a quanto previsto un anno fa. Ad andare male in questo 2014 sono state le performance economiche: se nel 2013 ci si aspettava una crescita dello 0,1 per cento, a fine anno Zagabria ha corretto le stime portandole ad un meno 0,7 per cento. Previsione in linea con i calcoli di Commissione europea e Fondo monetario internazionale.

A pesare è soprattutto la contrazione delle entrate fiscali, che hanno registrato un conto negativo per 350 milioni di euro. Poca cosa per uno stato come l’Italia, ma una enormità per la Croazia che ha un Pil che non arriva ai 60 miliardi.

Visto che a contrarsi è l’Iva, e quindi i consumi, il governo ha deciso di varare una serie di riforme per spingere i croati a fare acquisti. Il governo ha deciso così di aumentare la parte non imponibile del reddito, misura che dovrebbe mettere nelle tasche di un milione di famiglie del ceto medio dai dieci ai cento euro al mese. Le minori entrate saranno compensate dall’introduzione di una tassa sugli interessi dei depositi bancari. La Croazia è infatti l’unico Paese a non tassare gli interessi finanziari. Dal primo gennaio l’aliquota sarà portata al 12 per cento.

E qualcosa si muove anche in Italia. Con un costo del lavoro molto basso, gli imprenditori del Veneto guardano con sempre maggiore interesse alle opportunità che può offrire la Croazia. Lo stipendio di un operaio si aggira sui 700 euro mensili, tasse e previdenza inclusa. E il governo di Zagabria fa di tutto per attrarre nuovi investimenti. Abolizione dei permessi amministrativi, agevolazioni e persino la detassazione, purché si assumano operai locali. Senza contare un costo dell’energia più basso del 30 per cento. La Croazia è una scommessa vincente: è all’interno dell’Ue e del suo mercato comune, ma ha dei costi di produzione infinitamente minori.