Se non fosse stato per l’embargo russo, dicono a Varsavia, quest’anno l’economia polacca sarebbe cresciuta almeno del 3,2%. Invece la repubblica dell’Europa dell’est si dovrà accontentare, si fa per dire, di un 3% netto. A pesare sono le sanzioni decise da Mosca in risposta a quelle europee. Il settore agricolo ha subito una brusca frenata: gli ultimi a protestare sono stati i contadini che hanno tonnellate di mele invendute.
Ma un altro spettro si aggira sulla Polonia, la deflazione. Questa estate i prezzi al consumo sono scesi sotto zero e si dovrebbero assestare quest’anno intorno allo 0,2% (le previsioni parlavano di uno 0,8%). Un livello che preoccupa il governo, tanto che il ministro delle Finanze, Mateusz Szczurek, ha chiesto alla Banca centrale polacca di tagliare i tassi d’interesse abbassandoli di uno 0,25% all’1,75%. La decisione non è presa a cuor leggero visto che Varsavia non può permettersi di alimentare bolle speculative.
Abbassare il costo dello zloto (la moneta polacca) e aumentare l’inflazione sembrano essere le armi scelte dalla Polonia per aumentare l’export e continuare a crescere. Chi ha basato il suo modello di crescita sulle esportazioni è certamente l’Irlanda, che per la Commissione europea si merita lo scettro di migliore d’Europa. Nel 2014 Dublino crescerà del 4,6%, mentre nel 2015 del 3,6%. Chi si immaginava che la malata d’Ue sarebbe arrivata a questi livelli? Nel 2011 il deficit era al 12,6%, oggi si dovrebbe fermare al 3,7% con un debito pubblico intorno al 110,5%.
Il caso irlandese verrà probabilmente inserito nei manuali della Troika come ‘best practice’. Nel 2010 la bolla immobiliare ha portato al collasso delle banche e il Fondo monetario internazionale e l’Ue hanno dovuto prestare in tre anni qualcosa come 67,5 miliardi di euro. Il Paese ha affrontato un pesante processo di ristrutturazione e nel dicembre del 2013 è uscito dal programma. Le riforme hanno lasciato il segno, tanto che la fiducia tra i cittadini è ancora bassa, ma i consumi interni sono ripresi segnando un più 1,4% quest’anno. A sostenere le performance economiche sono state certamente le riforme, ma anche la crescita delle economia inglese e statunitense verso cui l’Irlanda esporta massicciamente.
