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Debiti e riforme, tutti i numeri della crisi greca

Debiti e riforme, tutti i numeri della crisi greca
tsipras juncker
Atene ha debiti per 330 miliardi, l’80% in capo alle Istituzioni internazionali, il 20% agli Stati. L’Italia rischia un salasso in caso di Grexit. Ma sulle riforme Tsipras ha ragione: i greci non sono stati con le mani in mano. Tutti i dati

Mentre i ministri economici europei cercano di trovare un accordo con la Grecia per mantenerla nell’euro, nelle cancellerie di mezza Europa si fanno i conti per capire quali effetti potrebbe avere l’avverarsi della Grexit.

I numeri in campo sono mastodontici. Negli ultimi cinque anni la Grecia ha ricevuto circa 240 miliardi di aiuti. Un numero ancora più grande se si calcola che il Pil del piccolo paese ellenico è di circa 180 miliardi, con un debito pubblico arrivato a toccare quota 179% (noi italiani, secondi in classifica, siamo ad appena il 135%).

Il problmea è che tra fine febbraio e l’inizio del 2016 Atene dovrà rimborsare ogni mese ingenti somme di denaro ai suoi creditori. Si parla di qualcosa come 22 miliardi, con una tranche di quasi 4 miliardi con scadenza 28 febbraio.

Ma chi sono i creditori della Grecia? I primi sono le Istituzioni europee (e quindi i governi Ue) con il 68% dei prestiti. La Commissione è esposta per il 60%, mentre la Bce per un 8%. Il Fondo monetario internazionale vanta invece crediti per un 12%. E il restante 20% dell’ammontare complessivo dei 330 miliardi di euro? È in gran parte stato sottoscritto dagli stati nazionali, con la Germania in prima fila (60 miliardi, in buona parte del colosso pubblico Kfw), poi c’è la Francia (45 miliardi) e a ruota l’Italia (43,5 miliardi).

Ora, la Troika chiede ad Atene un nuovo impegno sulle riforme strutturali. Riforma delle pensioni, riduzione dell’impiego pubblico, riforma del lavoro, privatizzazioni. Ma a guardare i dati la Grecia molte cose le ha già fatte sotto il governo Samaras.

Ad esempio i dipendenti pubblici sono passati dai 952 mila del 2009 ai 675 mila del 2013. Sono state tagliate drasticamente le pensioni, si è riformata una parte del codice civile e del sistema sanitario. Sulle privatizzazioni si è visto poco, ma molti accordi dovevano essere conclusi quest’anno (come per il porto del Pireo, vendita bloccata da Tsipras).

Le riforme hanno avuto effetti devastanti sulla popolazione. Ma secondo la Commissione europea nel 2015 la Grecia sarebbe potuta crescere del 2,5% e del 3,6% nel 2016. Certo, ancora poco per recuperare una contrazione del 25% del Pil avuta dall’inizio della crisi.