Nessuno sa quanta liquidità ci sia nei forzieri di Atene. Anche a Bruxelles, sebbene non amino ammetterlo, non hanno una idea certa di quanto avanti la Grecia possa andare senza una nuova iniezione di liquidità da parte dell’ex Troika.
Venerdì si terrà un Eurogruppo informale che dovrà analizzare le nuove proposte di riforma avanzate da Atene e decidere se accordare la tranche da 7 miliardi di euro necessari al governo per evitare il default del Paese.
Dalla Commissione europea oggi fanno sapere che le trattative stanno andando bene e che i rappresentati del Brusseles Grupo (la Troika) e del governo di Arene stanno lavorando proficuamente per trovare una intesa. Certo è che in pochi pensano che venerdì possa esserci una svolta.
In molti poi guardano con sospetto al tentativo di Tsipras di cercare soldi rivolgendosi a soggetti non convenzionali. A Bruxelles storcono il naso per i legami stretti dal governo con Mosca e Pechino, ma si chiedono anche il significato della partnership siglata tra Tsipars e il clero ortodosso del Paese.
La Chiesa greca è sempre stata su posizioni anti-Troika e anti-austerity e ha offerto i suoi beni per migliorare la situazione delle finanze pubbliche. Non una dismissione dell’immenso patrimonio immobiliare (stimato in circa un miliardo di euro tra case e terreni). Quanto la creazione di una società insieme al ministero delle Finanze che faccia fruttare i beni della Chiesa per aiutare i più deboli.
Insomma, mentre Tsipras tiene duro con i rappresentanti della Troika accetta l’aiuto di chiunque sia disposto a dare una boccata d’ossigeno al Paese.
