Negli ultimi decenni Pechino si è concentrata sul “diritto allo sviluppo e alla sopravvivenza” piuttosto che sulle libertà civili. E’ la risposta dura di un funzionario cinese alle critiche europee sulla tutela dei diritti umani in Cina. Il botta e risposta arriva nell’ambito del 33mo round di colloqui sul tema in corso a Bruxelles. Funzionari presenti all’incontro hanno spiegato ai giornalisti di aver discusso di casi di prigionieri di alto profilo – tra i quali il premio Nobel per la Pace Liu Xiaobo – di giustizia e delle proteste pro-democrazia di Hong Kong.
“Nessuno dovrebbe giudicare il sistema di un altro Paese” ha commentato Li Junhua, funzionario del ministero degli Esteri cinese. Poi, in piedi di fianco a Gerhard Sabathil dell’Ue, ha continuato: “L’Europa è focalizzata sulle libertà civili e sul governo di diritto, in Cina parliamo di sviluppo e di diritto di sopravvivenza”. Gli stessi cinesi, “l’85% di loro”, assicura Li, “sono felici di questo sviluppo”. E le critiche che arrivano da Bruxelles “sono legate ad aspirazioni personali” europee sulla via di sviluppo cinese. “Non si può dire che un modello sia migliore di un altro”.
Dal canto suo, Bruxelles “è cosciente dei progressi fatti in alcuni campi negli ultimi 20-30 anni, ma la Cina può facilitare i progressi economici anche parallelamente a un miglioramento dei diritti umani in generale” ha ribadito Sabathil.

