Mentre anche l’Italia ritrova interesse nello sfruttamento energetico del Mare adriatico, la Croazia ha già messo all’asta dieci concessioni per la ricerca e lo sfruttamento dei giacimenti costieri. E’ ancora incerta l’entità dei giacimenti di idrocarburi presenti nel sottosuolo, ma per Zagabria l’idea di diventare un esportatore di petrolio e gas è molto allettante.
Un consorzio formato dalla Marathon Oil e dall’austriaca Omv ha ottenuto sette licenze, due sono andate all’Ina, società del governo croato, insieme all’ungherese Mol. Mentre un’altra se l’è aggiudicata un consorzio formato da Eni e dall’inglese Medoilgas. Il tutto per un esborso iniziale di più di dieci milioni di euro. Secondo il governo nei prossimi anni saranno investiti 630 milioni di dollari.
Mentre il settore turistico è in allarme per le possibili ricadute economiche e le popolazioni sulla costa hanno firmato una petizione contro le trivellazioni, il governo va dritto per la sua strada. Secondo fonti dell’esecutivo l’obiettivo è quello di arrivare nel 2019 alla messa in produzione dei primi campi petroliferi, le cui riserve sono stimate in tre miliardi di barili di petrolio equivalente.
Ma il governo di Zagabria punta molto sul gas. Già oggi la repubblica ex jugoslava fornisce il 70% del metano che serve ai Balcani, ma gli obiettivi sono più ambiziosi. La Croazia vorrebbe arrivare a produrre venti miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno. Solo il 15% occorre al Paese, mentre la produzione restante potrebbe essere esportata in Austria, Slovenia, Ungheria e ancora più a nord.
E’ proprio per le sue riserve energetiche che l’Unione europea ha deciso di inserire lo sviluppo delle potenzialità delle Croazia tra le priorità strategiche dell’Unione. I rapporti con la Russia si sono deteriorati dopo la crisi in Ucraina, e l’Europa non ha mai sentito così forte la necessità di alleggerire la dipendenza dal gas di Mosca.
