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Giustizia, per il Parlamento Ue l’Italia è un modello sulla mediazione

Accrescere il numero di mediazioni, che resta a un livello inaccettabilmente basso in area Ue: meno dell’1% delle azioni civili avviate, con la sola eccezione dell’Italia. E’ l’auspicio espresso nello studio dell’Europarlamento sull’attuazione della direttiva in materia di mediazione delle liti civili e commerciali, che sara’ presentato lunedi’ a Bruxelles e di cui sono state date delle anticipazioni durante il convegno alla Camera ‘La Mediazione in Europa e in Italia’. Da Strasburgo, l’europarlamentare Arlene McCarthy, vicepresidente della Commissione Affari Economici e Monetari, ha gia’ inviato comunicazioni formali di congratulazioni al Governo italiano, e in particolare al ministro Annamaria Cancellieri, per avere creato un modello di mediazione, a quanto risulta, “da cui l’intera Unione europea deve imparare”.

Nello studio del Parlamento di Strasburgo – spiega una nota del ministero della Giustizia – oltre 800 esperti in rappresentanza di ciascuno dei 28 Stati membri hanno valutato non solo l’estensione del mercato della mediazione nei rispettivi Paesi, ma anche la capacita’ del quadro normativo di favorire il ricorso all’Adr, secondo quanto richiesto dall’articolo 1 della Direttiva sulla mediazione del 2008. Gli esperti sono stati anche chiamati a indicare le politiche del diritto piu’ auspicabili per accrescere il numero di mediazioni, che resta a un livello “inaccettabilmente basso in area Ue: meno dell’1% delle azioni civili avviate, con la sola eccezione dell’Italia”.

Lo studio conferma poi una precedente ricerca del 2011, sempre condotta per il Parlamento Europeo, in base alla quale la mediazione, se esperita prima dell’avvio di qualsiasi azione civile, con un tasso di successo anche solo del 30%, genererebbe comunque risparmi complessivi di tempo e di denaro per gli utenti e per l’intero sistema. Il motivo di tale efficienza, pur a percentuali di successo cosi’ modeste (che peraltro sono in media assai maggiori), deriva dal fatto che il costo incrementale della singola mediazione fallita, destinato ad aggiungersi a quello del successivo processo civile, e’ di gran lunga inferiore al risparmio della singola mediazione di successo, cui non seguira’ alcun processo.