Risanamento dei conti pubblici meno rigoroso nei momenti di crisi economica, più tempo per rimettere i conti in ordine se si fanno le riforme e scorporo del cofinanziamento nazionale ma solo se non si sfora il tetto del 3% imposto dal Patto di Stabilità. Sono queste le tre grandi direttrici della futura politica di bilancio esposte dalla Commissione europea.
I contributi nazionali al Fondo europeo per gli investimenti strategici (Efsi nell’acronimo inglese) riceveranno “un trattamento favorevole” da parte della Commissione Ue nell’applicazione delle regole di bilancio europee, hanno spiegato a Strasburgo. .
Inoltre, l’Esecutivo sottolinea che i contributi degli stati al fondo potranno essere versati direttamente nel capitale dell’Efsi, oppure potranno essere sotto forma di “cofinanziamento di certi progetti e attivita’” dell’Efsi, permettendo quindi agli stati di vedersi scomputati gli investimenti in progetti nazionali, purche’ selezionati dal fondo europeo.
La scelta dei progetti da finanziare dall’Efsi sara’ presa da un comitato per gli investimenti, composto da sei “esperti indipendenti” e da un direttore gestionale, “senza quote geografiche o di settore”. Il comitato dovra’ rendere conto a un consiglio dirigente composto da rappresentanti di Commissione e Banca europea per gli investimenti, piu’ eventuali rappresentanti degli stati che contribuiranno al capitale dell’Efsi. I membri del consiglio e i voti saranno proporzionali ai contributi finanziari, ma la Commissione e la Bei mantengono un diritto di veto su ogni decisione.
Il consiglio inoltre non potra’ decidere sulla scelta di singoli progetti, ma solo sugli orientamenti generali e il profilo di rischio degli investimenti. La Commissione si impegna a rafforzare l’assistenza tecnica per la presentazione di progetti “in modo che ciascuno stato sia capace di presentare progetti ben assemblati, fattibili e in cui si potra’ investire”. La proposta dell’Esecutivo Ue dovra’ essere approvata da stati membri e Parlamento europeo. Il fondo dovrebbe essere operativo a partire da meta’ 2015.
Le regole e i parametri del Patto di Stabilità non cambiano, ma la Commissione europea ha oggi approvato l’atteso documento sulla flessibilita’ rendendone piu’ agevole il rispetto per i paesi che non superano il 3% del rapporto deficit/Pil. La comunicazione “rafforza il legame fra riforme strutturali, investimenti e responsabilita’ sui conti pubblici per sostenere crescita e occupazione”. In particolare, d’ora in poi nella valutazione dei conti pubblici nazionali Bruxelles terra’ conto dell’impatto positivo delle riforme strutturali, e per i paesi al di sotto del 3%, potra’ decidere di concedere deviazioni temporanee dagli obiettivi di medio termine fino allo 0,5% del rapporto deficit/Pil.
Quanto allo scorporo degli investimenti, non riguardera’ solo i contributi nazionali al nuovo fondo strategico previsto dal piano Juncker, ma anche i cofinanziamenti per l’utilizzo dei fondi strutturali Ue e quelli per la realizzazione di infrastrutture e progetti che rientrano nei progetti europei. Perche’ sia possibile, i paesi dovranno avere un andamento negativo del Pil, oppure un “output gap” di almeno l’1,5% del Pil, ma anche rispettare comunque il vincolo del 3% fra deficit e Pil. Infine, anche l’andamento del ciclo economico sara’ tenuto in considerazione nella valutazione dei conti pubblici nazionale e i paesi dovranno fare aggiustamenti maggiori nei periodi di congiuntura economica positiva e potranno farne di meno in quelli negativi.

