Di Lorena Cotza
Ardente europeista, fortemente critico dei partiti populisti ed euroscettici, convinto sostenitore di un’Europa federale: è Guy Verhofstadt il candidato dei liberali alle elezioni per la presidenza della Commissione Europea. L’ex-primo ministro belga è l’attuale leader dell’Alleanza dei Liberali e dei Democratici per l’Europa (ALDE), gruppo di cui fanno parte anche il partito italiano Scelta Civica di Mario Monti e i Radicali di Emma Bonino.
Verhofstadt è stato ufficialmente nominato come candidato il 1 febbraio, ma la decisione di proporre il suo nome invece del tedesco Olli Rehn – politico di spicco dell’ala liberale e attuale Commissario europeo per gli affari economici e monetari – era già stata presa in anticipo per evitare divisioni interne e ritardi nella campagna elettorale.
Contro il dilagante sentimento euroscettico, Verhofstadt rilancia l’idea degli Stati Uniti d’Europa e afferma che l’unica risposta alla crisi economica sia un’unione politica ancora più stretta tra gli stati europei e l’assegnazione di ulteriori poteri a Bruxelles. Tra i principali punti del suo programma, Verhofstadt propone di incentivare la mobilità nel mercato del lavoro e creare un’unione bancaria più efficiente a livello europeo, che possa trasferire crediti più facilmente alle piccole e medie imprese.
“I populisti dicono che l’uscita dall’Europa è la soluzione, noi diciamo che è una menzogna, perché c’è bisogno di fare squadra a ventotto in quasi tutte le politiche, da soli non ce la si può fare”, ha affermato Verhofstadt in un’intervista con La Stampa.
Verhofstad inizia la sua carriera politica come neoliberale, lavorando come segretario di Willy De Clercq, Commissario europeo negli anni ottanta. Ad appena 29 anni diventa presidente del Partito Liberale fiammingo, guadagnandosi il soprannome di “Piccolo Tatcher” per la sua giovane età e le sue idee radicali in campo economico.
Dopo alcuni anni di assenza dalla scena politica, nel 1997 viene nuovamente nominato presidente del partito ma inizia a muoversi verso posizioni più centriste. Nel 1999 è il primo liberale a diventare Primo Ministro in Belgio ed il primo a includere i verdi nella squadra di governo, interrompendo così il predominio cristian-democratico. Viene riconfermato come premier anche nella legislazione successiva e nel 2007 guida il paese durante una grave crisi politica e fase di stallo, che si conclude dopo alcuni mesi con la composizione di un nuovo governo cristian-democratico.
L’impegno politico in campo europeo inizia nel 2001, quando diventa presidente di turno del Consiglio europeo. Già dal 2003 viene proposto come possibile candidato per sostituire Romano Prodi alla presidenza della Commissione Europea, ma la sua candidatura è osteggiata da una coalizione guidata da Tony Blair e Silvio Berlusconi.
Verhofstadt diventa eurodeputato nel 2009, e nello stesso anno viene nominato presidente di Alde, terzo gruppo europeo per numero di iscritti. L’anno successivo è tra i padri fondatori del Gruppo Spinelli, un movimento che riunisce politici e intellettuali che ambiscono a rafforzare il processo di integrazione europea e affidare maggiori responsabilità alle istituzioni comunitarie. Il gruppo prende il nome dall’italiano Altiero Spinelli, fondatore del Movimento Federalista Europeo.
Verhofstadt è in aperta battaglia contro gli euroscettici. Nel 2012 divenne famoso per il suo duro attacco a Nigel Farage, leader di UKIP, il partito di estrema destra britannico.
“Lo spreco più grave dei soldi dell’Unione Europea è il salario che paghiamo a Mr Farage”, ha affermato Verhofstadt in una riunione del Parlamento Europeo, criticando Farage per il suo assenteismo e il suo disinteresse verso la politica comunitaria.
“Gli europeisti sono sotto attacco in molti Stati membri”, dice Verhofstadt, “l’importante è che quelli che ancora credono nell’UE stiano assieme per combattere le forze reazionarie del nazionalismo e del populismo che stanno diffondendo paure e dubbi nelle menti dei cittadini”.
Ma con i nuovi sondaggi che danno al 25 per cento i partiti anti-europei e la previsione di un alto tasso di assenteismo, Verhofstadt sa bene che non sarà facile far conquistare seggi al partito liberale.

