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I socialisti europei divisi sulla lotta all’austerity. Danesi e Olandesi contro la linea di Renzi

Al vertice dei leader socialisti a Bruxelles Matteo Renzi ha posto la questione della flessibilità. Ma la sinistra europea si è divista tra gli Stati mediterranei e quelli nordici, con gli olandesi e i danesi che si oppongono ad una revisione dell’austerity

Nel vertice con i leader socialisti europei a Bruxelles, Matteo Renzi non ha trovato le sponde che avrebbe voluto sul tema della flessibilità. I fronti che si contrappongono nello schieramento socialista sono quelli dei Paesi del Nord, i rigoristi, e i Paesi come l’Italia e la Spagna, rappresentata al prevertice dal leader dell’opposizione Pedro Sanchez.

Stando a quanto riferisce chi era presente all’Albert Hall di Bruxelles, sede prescelta per il prevertice, il premier Matteo Renzi, assieme al capogruppo socialista al Parlamento Europeo, Gianni Pittella, ha sottolineato la necessità di recepire le legittime istanze dei cittadini europei e avviare un nuovo corso improntato alla crescita e alla flessibilità. In caso contrario, sarebbe stato il ragionamento, si corre il rischio di lasciare campo aperto alle forze anti sistema che crescono in Europa.

Di parere diverso Helle Thorning Schmidt, premier Danese, e Frans Timmermans, primo vice presidente della Commissione Europea, per i quali la strada del rigore nei conti non deve essere abbandonata e la priorità rimane quella di mantenere in ordine i conti.

Migliore accoglienza nel prevertice socialista ha ricevuto la posizione italiana riguardo alle migrazioni dalla Libia: l’instabilità vissuta dal Paese, che offre campo libero ai mercanti di vite umane, è stato individuato dal presidente del consiglio italiano come la prima causa delle tragedie in mare e, piuttosto che invocare il ritorno a Mare Nostrum, sarebbe meglio che l’Europa partecipasse in maniera più convinta all’operazione Triton, ad oggi sottofinanziata rispetto alla precedente.