In Grecia fare uno scontrino o pagare le tasse è un optional, lo sa bene chiunque sia andato in vacanza su una delle isole elleniche. Il governo può vantare nei confronti dei suoi cittadini un credito di circa 76 miliardi di euro in tasse non versate.
Un bella somma se si considera che il debito pubblico del Paese, considerato il vero fardello che lo sta trascinando a fondo, è di 330 miliardi, il 175% del Pil. Significa che se il governo riuscisse a mettere le mani su tutte le tasse dovute, potrebbe fare scendere il debito al 125%, dieci punti sotto quello italiano.
Ma non bisogna farsi illusioni, il governo greco sa bene che è impossibile, e Alexis Tsipras ha come obiettivo rientrare di nove miliardi. Questa somma servirebbe a finanziare i programmi sociali che Syriza ha promesso durante la campagna elettorale. Buoni pasto, costo dell’energia calmierato, assunzioni nel pubblico, assistenza sanitaria universale.
Alcuni commentatori affermano però, che un provvedimento del genere rischia di fare esplodere una vera e propria rivolta sociale. I greci non hanno mai amato pagare le tasse (al contrario dei tedeschi che le pagano quasi al 100%). Gli storici dicono che è un retaggio dell’epoca ottomana. Quel che è certo è che Syriza ha vinto le elezioni giurando di non voler alzare le tasse. E per molti greci la pretesa che si paghino fino in fondo è altrettanto sbagliata.
Ogni anno il Fisco ellenico riesce ad incamerare solo il 50 per cento delle tasse che gli spettano. La differenza, dicono in molti, tiene in vita tante aziende che altrimenti chiuderebbero. Insomma, evado le tasse per sopravvivere. Ecco allora che il giro di vite voluto da Tsipras rischia di portare, ancora una volta, la gente in piazza.
