Massimo D’Alema ha salutato con favore l’adesione del Pd al Pse. “E’ uno sbocco naturale”, ha detto nel suo intervento alla direzione del Pd, “e’ tutt’altro che una resa, ma un grande passo in avanti”. “Vogliamo una forza progressista che si batta per un salto di qualita’ nel terreno dell’integrazione politica. Questo e’ stato un terreno di divisione, ma oggi c’e’ uno spostamento francese”, ha ricordato. Poi “occorre una svolta della politica economica”, ha proseguito, e infine “dopo avere guardato per 15 anni a Est, oggi l’Europa deve volgersi al Mediterraneo come banco di prova fondamentale del suo ruolo”.
D’Alema ha poi cercato di smontare davanti alla direzione alcuni luoghi comuni sul Pse. “Essendomi trovato da diversi anni a essere, per conto mio, membro della presidenza del partito socialista europeo” e presidente della fondazione “ho una certa esperienza e vorrei dirvi che il socialismo europeo e’ un campo molto variegato”, ha spiegato. “Il movimento socialista e’ in trasformazione, non hanno aspettato noi per avviare un’opera di profondo rinnovamento”, ha assicurato, “molti partiti socialisti se volevano tornare al governo dei loro paesi non potevano farlo restando legati all’ortodossia di socialdemocratici”. E “sara’ perche’ giro il mondo ma c’e’ vasta consapevolezza che non siamo piu’ nel XX secolo. Non vorrei rimanessimo prigionieri di un provincialismo che suscita un certo senso di fastidio”, ha spiegato. Oggi “noi facciamo una scelta politica non ideologica, questo e’ chiaro. Aderiamo a un campo di forze progressiste, molto variegato sotto il profilo ideologico e culturale”, ha insistito.
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L’OPPOSIZIONE DI FIORONI “Mi trovero’ in una eccezionale solitudine, confido quindi nella vostra cortesia…”. Cosi’ Beppe Fioroni apre il suo intervento in direzione Pd, con il quale annuncia il suo “netto dissenso” all’adesione del Pd al Pse. Con l’adesione al Pse, “si puo’ aprire una ferita nel corpo del partito”, ha ammonito Fioroni. “Ci siamo abituati a comprimere le opzioni nel gioco delle formule di facile respiro”, ha sottolineato, il Pd e’ nato “da forze aventi la medesima aspirazione sociale ma non identica aspirazione ideale”. Dunque “perche’ forzare la mano? Si fa passare per integrazione un’opera di mero assemblaggio politico e organizzativo”, ha avvertito. E mentre in Italia e’ partita l’avventura di Matteo Renzi, “in Europa rischiamo di apprestarci a cancellare di colpo questa nuova impresa con un accomodamento nel passato, nella conservazione”. Non solo. “L’adesione al Pse non rientra nella nostra disponibilita’: all’origine del Pd c’e’ un patto per un riformismo piu’ ambizioso, che prescideva da tutte le tradizioni, compreso il socialismo”, ha ricordato. “Se cambia linea si cambia la natura del Pd e invece di andare avanti arretriamo, continuiamo a guardare al passato. Se diventiamo socialisti con leggerezza e disinvoltura rischiamo di fare una scelta contro noi stessi”, ha insistito. La scelta di “un voto contrario esprime non senza sofferenza il timore che in Europa si finisca per annullare un progetto politico innovativo e che il tuo ‘e’ la volta buona’, caro Matteo, diventi ‘e’ stata un’occasione persa”, ha proseguito. Allora, ha concluso, “ribadendo l’indisponibilita’ a morire socialdemocratici, auguro a voi tutti di vivere intensamente da democratici”. FASSINO – Piero Fassino replica a Beppe Fioroni: “e’ una discussione che va avanti da anni, ed andando avanti da anni non possiamo dire che la nostra e’ un’adesione sbrigativa”. Al centro del dibattito l’adesione del Pd al Pse in Europa, a cui l’ex popolare e’ contrario e l’ex segretario Ds e sindaco di Torino favorevole. |
“C’e’ tra noi chi teme, non senza ragione, di morire democristiano e chi non vuole morire socialista. Io mi limiterei alla prima parte di questa affermazione”, ha scherzato alludendo all’intervento di Beppe Fioroni. In ogni caso, “non e’ vero che il socialismo europeo e’ estraneo alla tradizione del cristianesimo sociale. Sono pronto a fare un seminario con Fioroni su questo…”.
L’intervento del ministro Mogherini – “C’e’ entusiasmo a Bruxelles per l’apporto, in termini di innovazione e di arricchimento, che puo’ portare il Pd, in Italia e in Europa”, con l’ingresso nel Pse. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Federica Mogherini, aprendo i lavori della direzione del Pd convocata per discutere dell’ingresso del partito nel Pse. “L’azione del gruppo al parlamento europeo deve essere in stretto raccordo con l’azione dentro il partito europeo”, ha sottolineato Mogherini. “La sfida dei prossimi anni e’ non solo quella di cambiare l’Italia, ma anche quella di cambiare l’Europa. Per fare questo, abbiamo l’occasione storica di compiere un percorso che ha visto diverse tappe e diversi protagonisti”, ha assicurato.
Una tappa importante in un percorso che ha avuto origini lontane, come ha ricordato il ministro: “Sancisce il completamento di un viaggio che viene da molto lontano, non solo dalla campagna per le primarie, ma da molto prima. Ricordo che con Piero Fassino, nel congresso di Porto, l’allora Ds avevano proposto un cambio di statuto di natura politica e identitaria della famiglia socialista includendo non solo i partiti socialisti, ma anche i partiti socialdemocratici, laburisti e democratici”. In questo senso, il cambio di denominazione annunciato per il Pse in Partito dei Socialisti e dei democratici Europei, rappresenta per Mogherini “qualcosa che definire ‘riconoscimento’ sarebbe riduttivo”.
Perche’ quello che comincio’ a Porto, “rappresentava la fotografia di una realta’ gia’ esistente: oggi i partiti che si chiamano ‘socialisti’ in Europa sono una strettissima minoranza. Non era cosi’ allora e la proposta fu salutata con entusiasmo. Nel 2009 il Pd costruisce con altri partiti del Pse l’alleanza progressista dei socialisti democratici al Parlamento Europeo. Una esperienza di confronto risultata sempre molto proficua. Veniamo agli ultimi mesi e ricordo che tutti i candidati alla segreteria del Pd avevano affermato durante la campagna delle primarie che la strada naturale per il nostro partito sarebbe stata l’adesione al Pse. Questo ha un valore nelle radici europeiste del nostro partito”.
Radici europeiste alle quali si richiama anche il Capo dello stato quando auspica il rafforzamento dei partiti europei: “Napolitano ci ha ricordato che non possiamo non lavorare per rendere forti i partiti europei”, ha ricordato Mogherini: “C’e’ poi in Europa, molto piu’ chiara che non nei singoli stati europei, una dinamica bipolare tra progressisti e conservatori. Credo che sia nel dna del Pd rafforzare questa visione, credo sia il tempo di uscire dalla logica Europa si’-Europa no, come se fare un referendum sull’Europa fosse nel ventaglio delle cose possibili. L’Europa e’ il luogo naturale, quello che e’ da decidere non e’ se stare a Bruxelles ma cosa fare quando siamo a Bruxelles. L’Italia ha due capitali, in qualche modo, Roma e Bruxelles, e quello che facciamo a Roma deve essere coerente con quanto facciamo nell’altra capitale”.
Renzi ironizza – “Anch’io comprero’ i pop corn per assistere all’epico scontro tra D’Alema e Fioroni”. Matteo Renzi ironizza sulla proposta dell’ex premier di organizzare un seminario con l’ex popolare sul popolarismo e il socialismo in Europa. Un modo scherzoso per confermare la volonta’ di far aderire il Pd al Pse: “Tutto si puo’ dire tranne che il dibattito non sia stato ampio, e’ ovvio che non finisce, e’ il tema del nostro futuro”. Per il premier e segretario Pd l’adesione “e un punto di partenza non e’ un punto di arrivo, una parte di noi si e’ avvicinata ai Ds o ad altri partiti immaginando un luogo dove poter far politica continentale. Se questo e’ vero il nostro impegno e’ un punto di arrivo ma anche un punto di partenza”.

