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Immigrati, ok dall’Ue al carcere per i clandestini recidivi

Il carcere per gli immigrati che entrano in Italia anche dopo un divieto d’ingresso non è contrario alla direttiva europea sui rimpatri. Lo ha stabilito la Corte di giustizia europea

Il carcere per gli immigrati che entrano in Italia anche dopo un divieto d’ingresso non è contrario alla direttiva europea sui rimpatri. Lo ha stabilito la Corte di giustizia europea, secondo cui la stessa direttiva “non osta, in linea di principio”, a una normativa nazionale che prevede pene detentive per quanti, nonostante respingimento, arrivino comunque su suolo del Paese. La giustizia italiana si era rivolta alla Corte di giustizia europea a seguito del caso di Celaj Skerdjan, cittadino albanese espulso e poi rientrato in Italia, azione che gli e’ costata la condanna a otto mesi di reclusione.

Ora l’organismo di Lussemburgo chiarisce che non si ha questo rischio. Innanzitutto, rileva la Corte Ue, l’attuazione di una politica in materia di rimpatri “è parte integrante dello sviluppo, da parte dell’Unione europea, di una politica comune dell’immigrazione intesa ad assicurare, in particolare, la prevenzione dell’immigrazione illegale e il contrasto rafforzato alla stessa”. In secondo luogo la direttiva sui rimpatri “non osta all’irrogazione di sanzioni penali, ai sensi delle norme nazionali e nel rispetto dei diritti fondamentali, a cittadini di paesi terzi cui sia stata applicata la procedura di rimpatrio e che soggiornino in modo irregolare senza che esista un giustificato motivo che preclude il rimpatrio”